Il treno dei desideri….dei miei pensieri…della memoria…Azzurra la serata all’Antico Sedile

Desideri-Ruffa-Adornato-Macrì.jpgNella piazzetta dell’Antico Sedile di Tropea è stato presentato un  interessante lavoro editoriale per i tipi di “Città del Sole” a firma di Francesco Adornato, preside della facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Macerata, e quella di Carlo Desideri, fotografo affermato. L’evento rientra in un ciclo di appuntamenti organizzato dall’amministrazione comunale il “Tropea incontra”. Alla serata hanno preso parte oltre ai due autori, la giornalista Annarosa Macrì curatrice della prefazione del libro, l’assessore alla Cultura Lucio Ruffa ed il dottor Ermando Sterlina che ha avuto il compito di presentare alla platea Adornato, amico di gioventù, ruolo svolto con grande partecipazione affettiva e di forte impatto emotivo. “Andata e ritorno. Treni, paesi, stazioni di una Calabria errante.” è il titolo dell’opera, azioni comuni ai più, che celano nella loro forma sostantivale non solo la percezione di un movimento, ma la consistenza concreta di storie e vite raccontate tra e dagli spazi limitati di quello che un tempo era il maggior mezzo di locomozione: il treno. Ogni treno ha segnato la storia profonda di intere comunità, avendo la capacità di diffondere nello spazio sentimenti, gioie, paure, ansie, affetti di intere generazioni, di gente soprattutto meridionale, che intenta a lasciare la propria terra per svariati motivi non ha esitato a trascinarsi dietro non solo bagagli materiali, ma un intero universo esistenziale. Quello di Adornato è un libro che racconta di situazioni forti pur adoperando con maestria una forma di scrittura pacata e lieve comune ai grandi narratori, ha sottolineato la Macrì, un testo corredato da bellissime immagini fotografiche colte da Desideri, che riescono a raccontare la nostra terra da una postazione esterna e forse più oggettiva rispetto al lavoro di scrittura del giurista, il quale da calabrese “emigrato” affronta la tematica da un punto di vista più personale, intimista, con una impalcatura non scevra di stimoli metacognitivi. Questo scritto  dedicato al movimento, come un lasciare un luogo per un altro, pur raccontando di spostamenti reali e concreti di uomini in carne e ossa, metaforicamente affronta il “viaggio” delle anime, entità astratte riconducibili ai vivi come ai morti, sostanze eteree che si costituiscono e si connaturano secondo parametri e contenuti attribuiti dalle sensibilità personali di chi le concepisce. Adornato si presenta al prossimo come una vera “gente di Calabria”, come l’anima bella di questa terra, con il suo viaggio che lo ha portato al riscatto sociale affrancandolo da radici umili ed ancorate alla terra della Piana, propaggini che gli hanno permesso di affrontare il suo cammino senza perdere di vista ne la stazione di arrivo ne tantomeno quella di partenza; radici forti dunque, nonostante l’aridità di alcune stagioni, radici concimate da un saper sentire tutto personale esercitato all’ombra di ulivi secolari. Adornato si accosta con reverenza e umiltà al grande Corrado Alvaro, citando una frase sibillina a Questi riconducibile: “Io e mia madre siamo abituati a pensarci da lontano e sappiamo dove stiamo”, cosa che può avvenire reciprocamente solo tra persone che si amano o, in modo univoco, provate da gente che con senso di gratitudine e nostalgia si appresta a vivere nei ricordi, nei pensieri e nell’agire, il “ritorno” incondizionato alla propria casa.

Caterina Sorbilli

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