Intervento sul Quotidiano della Calabria a tergo del dibattito su Tropea, in risposta all’intervento di Sandro D’agostino del 2 Novembre 2008

Caro Sandro,
Leggo da anni con attenzione le pagine di questo giornale e, con viva soddisfazione, in data 2 Novembre, ho letto anche il tuo intervento, che si colloca a tergo di una “discussione su Tropea” che da mesi vede a vario titolo impegnati i diversi ‘attori protagonisti’ della vita politica tropeana; tutti e a vario titolo, direi anche legittimamente, in un modo o nell’altro, cercano di legittimare la propria posizione politica, sfruttando questo o quel fattore contingente, che di volta in volta si presenta.
Mi complimento con te, in maniera sentita, perché sei riusciuto consapevolmente o inconsapevolmente a centrare il cuore del problema della nostra amata cittadina: il futuro politico di Tropea incerto e barcollante; questo per sintesi il titolo del tuo intervento, sottolineato dall’occhiello giornalistico. Oltre a questo, ovviamente,  anche la sostanza del tuo intervento non è niente male così come le tue ‘dolorose’ considerazioni che hai manifestato, alla luce dell’ analisi dei fatti da te svolta che, a mio avviso, non trova una piega nemmeno a volerlo.
In sintesi, mi trovo assolutamente d’accordo su quasi tutte le tue considerazioni a cominciare dall’analisi sull’attuale situazione politico-amministrativa, soprattutto laddove evidenzi una scollatura nella compagine delle forze d’opposizione, che anziché  proporsi e candidarsi per con un progetto per il futuro della città, è rimasta un mero cartello elettolare fine a se stesso. Allo stesso modo, quando con assoluta perspicacia, intuisci che l’attuale amministrazione è tenuta in piedi da alchimie che con la politica, quella con la P maiuscola per intenderci, non hanno niente a che vedere e per la paura del ritorno di “qualcuno” non gradito, alla guida della città.
E’ assodato che la giunta Euticchio non è stata in grado di dare una risposta politica alta ed efficace all’antipolitica degli anni passati, così come è assolutamnete vero che il futuro politico  per questa cittadina è segnato già in partenza da un vizio originario, che non trova e non potrà trovare risposta  se non con un forte slancio propositivo, che veda coloro che tu chiami giovani che hanno bypassato i 30 anni, ma  che cronologicamente nelle categorie del nuovo politichese giovani non dovrebbero essere più, impegnati in un azione di approfondimento e di rilancio di quella politica del fare, ormai latitante da anni nella nostra città, soverchiata spesso da retoriche sterili, da programmi disattesi, da approssimazioni palesi e, nel bene che si voglia dire, da intenzioni alte, tradite poi spudoratamente anche negli atteggiamenti più quotidiani.
Veramente pensi, che del tribunale, dell’ospedale, della rupe, di SS Maria dell’Isola, interessi “profondamente” a qualcuno, malgrado gli incontri o gli inviti a sedersi attorno un tavolo per trovare una soluzione comune?
Sono stato all’incontro che l’ASCOT (associazione dei commercianti) e il mensile “La piazza” hanno organizzato nella sede del comune per cercare di dare nuovi “imput”, – così si è detto nell’occasione – su questi temi. Iniziativa che ho trovato interessante e degna di lode,  sicuramente nelle intenzioni molto apprezzabile. Mi auguro, che da quel tavolo possono giungere all’attuale amministrazione nuovi nuovi ed importanti stimoli per un azione più incisiva e risolutiva almeno dei 3 problemi trattati e messi all’odg. Ma, se devo essere sincero, credo che su questi temi poco si farà nel futuro. La rupe dovrà crollare del tutto prima che il problema venga sentito come urgente; l’Ospedale chiuso o ridotto a minimi termini perché qualcuno si decida a rilanciarlo seriamente quale presidio importate di un distretto importante perché distretto a forte vocazione turistica; sul tribunale, invece, sono un poco più ottimista. Basterebbe dotarlo di 2 giudici veri e non di semplici togati e potrebbe assolvere con maggiore incisività le sue funzioni.
Il mio pessimismo sulla situazione della rupe di Tropea si è consolidato paradossalmente proprio la sera di quell’ incontro e si basa su una considerazione che il geologo faceva intorno alle leggi che potrebbero finanziare l’opera di consolidamento. Ambedue le leggi citate sono leggi speciali, che ottennero le città di Orvieto e di Todi in Umbria, allorquando, venti anni fa, le rispettive rupi ebbero lo stesso problema della rupe di Tropea.

Correva l’anno del signore 1983 (24 anni fa), quando l’associazione “Plurale Femminile”, sensibile al problema, invitò il sindaco di Orvieto, insieme ad esperti del settore, ad un incontro-convegno sul problema della nostra rupe. Ricordo con viva memoria, che in quell’occasione, presso l’Hotel Rocca Nettuno, il sindaco di Orvieto spiegò a tutti i presenti, compresi gli amministratori di allora, come fece ad ottenere 163 Miliardi delle vecchie lire dal governo Nazionale e dall’Europa per il consolidamento della rupe della sua città. Con una legge speciale appunto!! Disse a tutti, con grande umiltà, i passaggi da seguire per avviare un processo di riconoscimento per il varo di una legge speciale; indicò allora nei minimi dettagli i passi da seguire. Ma di quei consigli cosa ne venne nel futuro? Niente, proprio niente! Nessun impegno, nessuno stimolo, anzi fu avvertito quasi come un fastidio il suo intervento. Per queste cose e per altre ragioni concordo con te sulle conclusioni a cui sei advenuto, anzi le rilancio e le amplifico, perché sono le identiche conclusioni a cui il sottoscritto è arrivato passando – ahimé – attraverso tante umiliazioni, sconfitte morali ed intellettuali, dolorose frustrazioni, lenite solo in parte dalla prima giunta Vallone. Non mi stancherò mai di ripetere che Tropea merita altro; Tropea merita vette più alte, maggiore attenzione da parte delle amministrazioni provinciali e regionali; merita attenzione da parte del governo nazionale ed Internazionale. Merita amminastratori locali più qualificati, più sensibili;  meriterebbe anche cittadini più attenti e reattivi alla bellezza del luogo, più propensi al rispetto delle regole e del buon vivere. Tropea deve categoricamente entrare nel patrimonio universale dell’umanità; si deve fare di più per questa città; si deve pretendere di più per questi 365 ettari di territorio. Non è possibile essere giovani, invecchiando senza essere stizziti ed indignarsi per questo “status quo” imposto da chi vive e perpetra una politica dalle categorie vecchie, obsolete ed autoreferenziali. Di questo si tratta: il posto al sole che  di volta in volta qualche personaggio cerca, è solo la manifestazione esterna di questo modo di pensare che da decenni è nella mente e nel cuore di questi pseudo-attori della politica tropeana. I nomi li conosciamo tutti. Ripetutamente e ostinatamente da quasi 20 anni almeno si agitano e si affrettano a rivendicare per sé ruoli di primo piano, giocando spesso sulla buona fede dei cittadini che li votano.
Questo è il problema caro Sandro. Che la democrazia, la tanto amata democrazia, vuole il rispetto del responso elettorale, qualunque esso sia,  al quale anche tu ed io dobbiamo doverosamente assoggettarci. Ma una via l’hai indicata chiaramente, laddove e quando proponi in maniera chiara un luogo di incontro fra giovani che si preparino profondamente alla guida della città, visti i fallimenti e la difficoltà che i tradizionali partiti hanno al loro interno di organizzarsi e di sfornare nuova e qualificata  classe dirigente.

I partiti e chi li ha gestiti, anche a Tropea, hanno preferito conservare qualche posizione di privilegio per l’attore principale del momento. Succede spesso nei piccoli centri, anzi direi sia una regola ferrea che l’attuale sistema elettorale ha amplificato. Ho subito questa logica non troppo tempo addietro quando, riavvicinatomi all’ UDC cittadino, partito che mi coinvolge emozionalmente ed intellettualmente per la mia storia e la mia identità di democristiano, ho dovuto subire i capricci di un “baronetto” in caduta libera, dal vetusto e blasonato passato politico, non democristiano ma socialdemocratico, che alla dall’alto della sua veneranda età, pensava e credeva che potesse vivere di rendita, sulla scorta di conquiste e consensi elettorali faticosamente ottenuti da altri.
Io ho risposto a questo caro Sandro! Ho risposto nel modo più democratico e propositivo possibile. Senza strappi e con moderazione. Ho risposto, coadiuvato da alcuni tropeani, con  la costituzione di una associazione politico culturale denominata “Tropea per amore” che si propone di operare nella direzione da te auspicata. La formazione dal basso, (visto che la  politica di oggi  non prevede la generosità generazionale che nel passato non troppo remoto ha legittimato molti di questi personaggi) di una classe politicamente nuova ed entusiasta di fare politica, ritenendo sia questa  l’unica via percorribile per affrancare una città umiliata, offesa, tradita da una classe dirigente che si è dimenticata di tutto: della sua storia, del suo passato, della sua identità. Con fatica, senza montarci la testa, ti invito ad aderire a questa associazione. Lo faccio dalle pagine di questo giornale perché credo che tu te lo meriti, per l’onesta morale, per la tua passione autentica e per il tuo DNA, che se non sbaglio ha moltissimi tratti in comune con i miei.
Incontriamoci Sandro, unisciti a noi.  Studiamo ed elaboriamo insieme, senza timore,  un progetto alternativo a questi mondi che non ci appartengono per tradizione e per sensibilità. Cerchiamo di superare insieme la nuova “logica del momento”, la logica dei guelfi e dei ghibellini che prevederebbe per il futuro l’uscita di scena di chi ha un progetto alto per la città, neutrale e moderato, non appartenente a questo o quel “partito preso” consapevoli che Tropea non è e non debba essere la Siena o la Firenze medievali. A Tropea non c’è nessun palio da conquistare, nessun papa da difendere. C’è solo una bellissima città da amare, rispettare e rilanciare nel mondo intero, con premura e con intelligenza e da amministrare con sapienza e moderazione. L’invito ovviamente non è riservato, ma aperto a tutti coloro abbiano la stessa sensibilità e l’identico nostro convincimento.