u ciucciu 1.jpgSi u ciucciu ‘un ‘mbòli u ‘mbìvi avvogghjìa mu ‘nci frìschi. Letteralemente: se l’asino non vuole bere, è inutite che continui a fischiare.

Con questo detto, usato ancora oggi nelle sfumature e negli accenti dialettali diversissimi a Tropea ed in tutta la Calabria, la saggezza antica sottolineava l’ostinazione dell’asino e del mulo, animali questi utilissimi al mondo contadino, ma di scarsa capacità ad obbedire ai comandi del padrone. L’asino per sua natura è testardo così come il mulo e quando decide di non voler bere, è inutile che tu insista nell’obbligarlo a fare questa cosa continuando a fischiargli. Il fischiare al mulo per costringerlo a bere è,  ovviamente, una metafora estendibile a tutte le attività ed ai lavori che i due animali erano destinati a compiere. Questo proverbio si usa spesso quando le capacità persuasive di qualcuno che tenta di convincere un altro a non fare una cosa ritenuta sbagliata, o a indurlo verso qualcosa ritenuta invece giusta, si scontrano contro il rifiuto categorico dell’interlocutore, che come u ciucciu non vuole sentire, non vuole ascoltare.