Ci si arriva da Via Libertà, poco prima di lasciare la città di Tropea. Si trova adiacente al cimitero di Tropea con il quale fa un corpo unico.

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LA CHIESA DELL’ANNUNZIATA

Testo di Mons. Francesco Pugliese

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Dicono i cronisti locali, che nel 1521, l’imperatore Carlo V ritornato dalle sue imprese guerresche in Africa, risalendo attraverso i suoi possedimenti in Italia, giunse per mare sul litorale di Tropea. Alle accoglienze festose della città, egli rispose devolvendo per la costruzione di una chiesa e di un convento in onore della madonna dell’Annunciazione i donativi che la città gli offriva. Il nuovo convento fu assegnato ai francescani dell’Osservanza che dal 1421 se ne stavano in luogo solitario e poco accessibile, oltre Drapia, nelle gole del torrente “La Grazia”, nel convento costruito in età medievale, e precisamente all’inizio dell’VIII secolo, e in seguito sempre abitato da monaci basiliani e da essi abbandonato al principio del Quattrocento. I frati francescani dell’osservanza rimasero nel nuovo convento dell’Annunziata, eccetto un’ interruzione alla fine del Settecento, fino alla soppressione degli ordini religiosi  dopo l’unità d’Italia. Incamerato tutto l’edificio ed i suoi accessori, fu deciso di utilizzare, quale sede del cimitero civico, l’orto dei frati, per impedire così il loro ritorno. Ciò fu motivo della decadenza e distruzione del convento che pur avrebbe potuto essere adibito a finalità sociali. Non c’è da meravigliarsi. Era l’epoca del pubblico progresso, l’epoca in cui si distruggeva dalle pubbliche amministrazioni, ciò che era segno di un passato tenebroso, quali le mura della città, il castello ed i conventi, e si sventrava la città per costruire la passeggiata centrale in onore di Vittorio Emanuele II.

Oggi, finalmente dopo tanti anni di cure restaurative, rimane solo la chiesa, monumento significativo di storia, di arte e di pietà, giunto alla fine dell’800 con aggiunte e restauri. L’ultimo restauro degli anni 50 (prima ovviamente dell’attuale di cui mons. Pugliese non poteva sapere), non era stato ultimato.

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L’igresso è preceduto da un profondo e vasto nartece in pilastri granitici. E’ stato aggiunto all’ingresso primitivo per dare la possibilità di cotruirvi sopra un secondo coro per i frati. Il profondo nartece premette alla chiesa una pausa di ombra e di riflessione. Resti di antichi affreschi parlano ancora dalle pareti. Il portale è rinascimentale di eleganti forme e di reminiscenze classiche.

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L’interno è a una sola navata con archeggiature, ora murate, sul lato destro inferiore, indice dell’esistenza in antico di una navatella laterale, come da simili modelli monastici della Calabria.

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Il alto, sulla parete del lato d’ingresso, tre grandi archi collegano con la chiesa il vano sovrastante il nartece. Sulle pareti laterali vi sono i vani delle finiestre con strombature ed archi a tutto sesto. In fondo, sotto il grande arco trionfale, a luci ridotte rispetto alla grandezza della navata, è posto l’austero altare in marmi scuri, opera del Cinquecento, ma con aggiunte del Seicento e del Settecento. Il gruppo marmoreo dell’Annunciazione e l’Eterno Padre della cimasa sono opera del Mazzolo.

Dietro l’altare vi è un primo coro dei frati con stalli lignei del 1500. A ridosso dell’altare vi è un affresco con la Flagellazione di Cristo e l’Addolorata, opera di un Diego napoletano datata 1644. Ritornando nella chiesa ci interessano due tombe: una per motivi storici, quella del capitano Carlo De Walliss Carigmaine  Lesthkan figlio del comandante in capo dell’esercito dell’impero, che nel 1719 scese in Italia e vinse la battaglia di Milazzo. L’altra per decoro d’arte, quella monumentale di Alfonso Toraldo-Calimera. Altra opera di gran pregio è l’antico crocefisso ligneo. Nella chiesa spicca, anche se ancora oggi, dopo tanti restauri è stato dimenticato, il grande soffitto rinascimentale a cassettoni.

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Oggi, la chiesa è in fase di ristrutturazione sia esterna che interna. All’esterno si sta ripavimentando l’intera area. All’interno è allo studio l’opera di riconsolidamento delle strutture statiche, dell’altare, del pavimento. Il chiostro originario è stato messo in luce negli ultimi lavori ma ancora deve essere risistemato per bene. La comunità parrocchiale è guidata dall’attuale parroco Padre Carmelo Andreacchio.

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