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La chiesa che andiamo a conoscere oggi è la chiesa di  Michelizia.

Sorse come monumento devozionale per volontà di una singola persona. Crebbe per entusiasmo di popolo. Michele Milizia, un ricco mercante siciliano, navigatore, in una notte tempestosa e buia del 4 Agosto, in balia del mare molto mosso e della bufera, non riusciva ad accostarsi alla terra ed imboccare l’entrada della rada di Tropea, per mancanza di un segno orientatore. Rischiava di spaccarsi le ossa tra scogli e rupi, oppure di calare a picco travolto dalla bufera. Al limite della disperazione fece voto alla Madonna della Neve.

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La repentina comparsa di un lumicino, per opera di un contadino vegliante che accese la lucerna e aprì la finestra a spiare la tempesta e il mare, fu il segno della salvezza. Il voto fu mantenuto ed attuato con generosità. Sorse un monumento architettonico in onore della Madonna della Neve, nel punto da dove era comparso il luminoso segnale. Così dice il racconto popolare. A metà del Seicento un vecchio devoto della Vergine di Michele Michelizia vide una signora che l’invitava a chiamare il popolo ad onorare la Madonna nel suo tempio, che ella voleva più grande. Egli lo fece. Al concorso di gente si accompagnarono miracoli e grazie. Il fervore del popolo fece il resto. Fu costruita una grande aula rettangolare. Così nella Cronologica Collectanea racconta l’Abate Sergio, testimone e cronista.

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L’edificio come oggi si presenta, è formato da due parti distinte anche se accostate e tra loro saldate. La parte cupolata è il monumento di Michele Milizia. L’altra è la navata longitudinale. Dalla stessa muratura esterna si denota lo stacco costruttivo. La parte più interessante dell’edificio monumentale è proprio la prima parte, quella più antica, cupolata.

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L’edificio si caratterizza per la sua stretta razionalità e architettonicità, con completa assenza di riferimenti decorativi. Ed è in questo e per questo il suo valore ed il suo fascino. L’edificio, con la sua stretta razionalità, è una rarità in Calabria. Non ci sono molti riferimenti rinascimentali simili. La stretta monumentalità della parte cupolata, la sua pura architettonicità, la razionalità dei suoi componenti risolti in chiare forme geometriche, il movimento ascensionale, dal cubo sottostante, al tamburo centrale, alla parte cupolante, sono elementi e fatti che generano una forma estetica di alto valore e di piena originalità. Rotondeggianti cornici in conci, segnano i punti di attacco. I nessi tra il quadrato di base, e le curve di chiusura rivelano equilibri ed inserimenti di immediata acquisizione conoscitiva. Ed è per questo, pertanto, che la lettura della chiesa si deve fare sia dal centro quadrato e cupolato, sia dall’orto retrostante.

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La nave longitudinale è anch’essa razionalmente pensata e geometricamente realizzata. E’ preceduta da un elaborato portale seicentesco con finestra sovrastante in granito e cornicione chiaroscurante. Ai lati ci sono le consuete semiparaste in pietra. L’interno è anch’esso privo di piacevolezze decorative. La monotonia delle pareti è dissolta da due archivolti in basso e dalle finestre in alto. Il soffitto è leggermente cassettonato. Tra la parte rinascimentale cupolata e la parte seicentesca longitudinale, un arco di trionfo imperiale romano funge da elemento di raccordo.

L’edificio un tempo campeggiava su un mare di agrumi e usufruiva di un apertura paesaggistica laterale, sui colori marini di un vasto panorama litorale e montano e della visione della città sulla rupe. In origine, forse, si ergeva con potenza dal semplice suolo coltivato ad ortaggi e verdure. E questo sarebbe il suo spazio naturale. Ai nostri giorni, la mania del cemento armato che avanza, sottrae molte cose al suo originario fascino.

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The church that we go to know today is the church of Michelizia.

It was built as a place of culte by the will of a single person, and it grew in importance by the people’s will. Michele Milizia, a rich sicilian merchant and seaman, at the mercy of the enraged waves in a stormy and dark night o a 4th of August, was not able to approach the land and enter the port to anchor due to the inexistance of an orientation sign.

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He run the risk of either breaking his bones between the cliffs or sinking swept by the storm. Desperate , he made a vow to the Madonna of the Neve (Snow). The sudden appearance of a weak light which was lit by an awoken farmer who, after turning its lantern on, opened the window to look at the stormy sea; it was the sign of safety. The vow was kept and fulfilled in generosity and so, according to legend, an architectonic monument in honour of the Madonna of the Neve was built, in the same place where the light was seen. In mid ‘600 an old man devoted to the Virgin of Michele Milizia, saw a Lady who was inviting him to call the people to worship the Madonna in her temple which she wanted bigger. He did what he was asked to do. As people came miracles and graces started pouring. The fervour of the people did the rest. The big rectangular hall was built. This is what the abbot Sergio, an eye witness, tells. The building as we see it today consist of two distinct parts although attached one to the other. The domed part is the monument to Michele Milizia. The other is the longitudinal ship. In the same external wall we can see the building plaster. The first part of the monumental building, the domed one, is the most important and most ancient. The building is characterized by its rationality and architectul intent, for any reference to decorative pleasantry is missing, this being the reason of its charm. The building, with its close rationality, is a rare case in Calabria having very few Renaissance references. The strict monumentality of the domed part, its clear architectural aspect, the rationality of its components solved in clear geometrical shapes, the ascending movement from the below cube to central drum, to the domed part, are all elements and facts generating an aestetic shape of high value and overall originality. Rounded inlay-work frames mark the attacching points. The connections between the squared foundation and the closing bends reveal fittings and balances, with visual type measures, of immediate cognitive acquisition. Fot this reason the studying of the building must be carried on from both the interior, more exactly from the squared and domed center, and the exterior, that is from the back garden. The longitudinal nave, too was rationally conceived and geometrically completed. It is preceeded by an elaborated portal with an overlooking granitic window with a “chiaroscuro” cornice. The usual stone “semiparaste” are on both sides.

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The interior, too, is lacking in decorative charm, the monotony of the walls  is broken by two archivolts below, and by the windows above. The ceiling is slightly caisoned. Between the Renaissance domed part and the ‘600 longitudinal one, a Roman Empire triumphal arch acts as a joining element. The building used to stand amidst a citrus sea and was favoured with a side land-scaping view of the marine colours of the broad coast and mountains, as well as of a wiew of the city standing on a cliff. Perhaps it originally rose from a simple vegetable cultivated ground. And this would be its natural habitat. Nowadays the advancing cement deprives it of its solitary and “masculine” charm.

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