Nei giorni scorsi, abbiamo dato alcune notizie sul territorio della provincia di Vibo Valentia, sottolineando come Mesiano antico castello 2.jpgesso sia particolaremente vario ed attraente per la sua peculiare conformazione geologica, ricca e diversificata, presesentandosi di fatto al visitatore attento e perpiscace come un concentrato di bellezze naturalistiche e di storia allo stesso tempo. Abbiamo sottolineato a più riprese, come in un territorio di soli 1000 kmq, possano convivere ed integrarsi il massiccio montano delle Serre, ed i suoi boschi secolari e lussureggianti, con le spiagge bianche e le suggestive insenature rocciose presesenti nel litorale marino della costa degli Dei che va da Pizzo a Nicotera. Il dato oggettivo che ne viene è che questa provincia, di cui Tropea simboleggia da decenni l’aspetto turistico-commerciale, e se vogliamo anche storicamente più rilevante, ci porta a considerare il vibonese un ‘oasi’ di verde e di antichi sapori che conservano intatta la loro matrice culturale legata alla terra e ai suoi frutti. A pochi chilometri da Tropea, andando in direzione est verso le Serre, si apre agli occhi del visitatore lo straordinaro promontorio di monte Poro, con il suo fascino ancora immutato, fatto di tradizione, agricoltura, borghi antichi, di cultura e di cose da scoprire. Si è detto di Spilinga, di Torre Galli con la sua necropoli e la scoperta di un fossile di 10 milioni di anni, di Zungri e del suo Villaggio Rupestre, di Drapia con le sue frazioni. Ma ancora poco si è detto del Poro. Troppe cose sono ancora da evidenziare e da porgere all’attenzione di chi sia curioso di visitarlo.  Molti paesi come Rombiolo, Filandari, Cessaniti e la stessa Zungri sono da “visitare” meglio. Dobbiamo parlare ancora della sua fauna, della sua flora, dei suoi prodotti tipici. Insomma, ancora ne avremo di cosa da scrivere. Oggi proponiamo un itinerario semplice e di breve durata: andiamo a scoprire Mesiano Antico e la villa romana del II sec. d.C detta comunemente Grotta Trisulina.

Mesiano antico castello 1.jpgMesiano Antico, o meglio i pochi ruderi di quella che fu Mesiano, si trova al confine fra i comuni di Filandari e di Zungri. Ci si arriva percorrendo da Tropea la provinciale 17, quella che un tempo veniva denominata la strada dei Pioppi, per la presenza ai suoi cigli di tantissimi alberi di questo genere, e si trova a 17 Km c.ca da Tropea.

Il castello e l’antica cittadina di Mesiano si trovano in cima ad una collina, una spettacolare guglia, che si alza da una profonda e caratteristica conca denominata Fossa di Mesiano. Probabilmente fu  un luogo fortificato della Calabria bizantina e la sua peculiare posizione appare  ‘strategica’ come poche. E’ un castello reale direttamente coinvolto nelle vicende politico-militari del tempo, come attestano i pochi documenti d’archivio rimasti. E’ anche il più grosso e importante centro dell’Altopiano, una Universitas intorno a cui gravitavano numerosi villaggi del Poro. Importante anche quale centro di cultura, il monastero di San Basilio. Nel 1276 ha una popolazione di 1770  fuochi ossia nuclei familiari. Fu possedimento di vari signori patrizi in epoca feudale fino al 1501, quando passò sotto il dominio dei Pignatelli per tre secoli, fino al 1801, contro i quali nel corso del Settecento si svilupparono forti fermenti antifeudali.

Indicata a vario modo da noti scrittori settecenteschi, dagli storici del Cinquecento come terra di mercati, di abbondanti pascoli e dall’agricoltura ridente, come terra in cui si produce un ottimo olio (Gabriele Barrio), come terra in cui oltre all’olio si può trovare lo zafferano selvatico (Marafioti), come terra dai viventi casali (Pacichelli) ,Mesiano, alla fine del 700 era in stato di decadenza quasi assoluta in seguito al disastroso terremoto del 1783, che investi tutta la Calabria ma che decretò per Mesiano antica la sua fine.

Per visitarla occorre, una volta arrivati a Mesiano, prendere la strada di campagna dietro l’unica chiesa del paese, stretta ma asfaltata, che dopo 2 km. circa, vi porta ai piedi dello sperone detto in dialetto  Cacaturi i donna popa, dove un sentiero, non difficile, in 10-15 minuti vi porta in cima: in mezzo al boschetto di querce, sono visibili e imponenti i resti dell’antico castello. In alternativa si può arrivare anche da Zungri, proseguendo per il sentiero indicato, dopo la chiesa della Madonna della Neve. I panorami che si aprono, da qualunque punto voi vogliate passare sono mozzafiato.

LA GROTTA TRISULINA

Villa Trisulina squarcio.jpgSi tratta di una struttura edilizia di epoca romana. Essa è l’unica ben conservata nell’area del Poro non certo per l’attenzione e la sensibilità dell’uomo, ma per puro caso. Si trova a Papaglionti, del tutto abbandonata, senza neanche un cartello che ne indichi l’esistenza. Una cosa però, dal fascino unico e di grande interesse, avvolta in una serie di miti e di leggende.

Nel presentare questa grotta ci soccorre un vecchio scritto di Lenormant, viaggiatore ed archeologo francese ottocentesco, che così ebbe a scrivere: “la rovina si compone di una massiccia costruzione…in muratura romana di mattoni dell’epoca dell’Alto impero o degli ultimi anni della Repubblica. Dalla terrazza che corona questa costruzione, una scala fa discendere in un immensa sala sotterranea a volta e divisa in parecchie navate da grossi pilastri. Su questa terrazza era stato costruito un edificio, di cui rimangono i muri a livello del suolo. Il loro piano sembra indicare un abitazione privata…in quel sito donde la vista è incantevole”.

Questo archeologo di fama ormai consolidata, famoso per i suoi numerosi ed affascinanti studi sull’epoca assiro-babilonese, non concorda affatto con un altra tesi sostenuta da Girolamo Marafioti,  umanista e storico italiano  di Polistena (RC), sacerdote e appartenente all’ordine dei frati minori, secondo cui, questa costruzione, altro non fu , che il tempio di Cibele e quello di Proserpina; ovviamente, comne qualunque cosa in cui le fonti sono assenti del tutto, ogni ipotesi è avvalorabile. Il fatto è, che ancora su questa struttura, non esiste parere concorde su quanti se ne sono occupati. Ci convince molto un ipotesi apparsa sulla rivista Magna Grecia nel 1974 del discorso che E.A Arslan, numismatico e storico vivente, ebbe a fare a proposito dii questa grotta: “ricordiamo – scrive – ancora la villa di Papaglionti, presso Vibo, il complesso oggi noto più suggestivo…La strada antica, di cui resta qualche traccia, saliva dal basso, lungo vallette laterali, ricche di acqua, con al lato impianti agricoli ed artigianali (tra questi una fornace). La sommità della collina è perfettamente spianata e delimitata ai margini da affioramento continuo di strutture in conglomerato. Dall’alto il panorama è stupendo….Soltanto uno scavo, mai eseguito, potrebbe rivelare tutte le strutture sotterranee della villa che, dai pochi materiali decorativi restituiti, doveva essere costruita con notevole lusso. Siamo sempre nel II secolo, forse nella prima metà”.

Il testo di questo itinerario è in gran parte estrapolato dalla guida di Francesco Pugliese “Viaggio sul Poro, un altopiano di Calabria”, edizioni ELIOS, 2006.