savuto_doc.JPGIl VINO SAVUTO è un antico vino calabrese, chiamato dai romani Sanutum e da essi molto amato e consumato. La denominazione ad origine controllata è arrivata nel 1975 con decreto presidenziale del 19 Maggio, riportato nella gazzetta ufficiale  del 3 Novembre 1975 n°  291. Ce ne parlano gli storici dell’antichità latina come Plinio e Strabone, che sottolineano la sua presenza nei banchetti e nelle feste delle case romane patrizie.  La prima caratteristica da evidenziare è il modo in cui vengono prodotte e coltivate le uve. I vigneti e le viti sono piantate sulle pendici dei monti che sovrastano il fiume Savuto, da cui questo vino prende il nome ed è per questa ragione che si differenzia di molto dai metodi di coltivazione degli altri vitigni e uve calabresi che invece vengono coltivate in pianura o in terrazze collinari non degradanti. Inoltre la vite da cui si trae questo vino  è allevata ad alberello, con il sistema praticato dall’antica popolazione dei Bruzi nel III secolo a.C..  Le vicende storiche, comprese guerre e terremoti che la Calabria nei secoli conobbe, insieme all’incuria e alla disattenzione delle politiche agricole regionali, hanno contribuito notevolmente alla ‘decimazione’ degli antichi vitigni del Savuto. Oggi, una lenta e graduale ripresa di questo nobile ed antico vino si avverte, grazie soprattutto alle filiere dei viticultori che si sono costituite e che hanno investito molto per rinnovare le tecniche di produzione di questo vino, dalle macchine per la raccolta a quelle per il suo raffinamento. In tale direzione ha spinto soprattutto e ha svolto un ruolo importantissimo la comunità montana del Savuto che ha attuato un progetto di valorizzazione di questo vino risvegliando l’interesse degli agricoltori della zona verso questa produzione.
E’ nata così un’Associazione vitivinicola denominata Le antiche Vigne che vinifica ed imbottiglia un vino Savuto, frutto dell’esperienza e della professionalità di esperti enologi.

Molto è cambiato anche nei tipi di vitigni e nelle percentuali di utilizzo che oggi vengono utilizzati per la sua produzione. Essi sono: il Gaglioppo 35-45%, il Greco nero o il Nerello Cappuccio o il Magliocco Canino o il Sangiovese, oppure insieme ma senza mai superare il 30-40%, il Malvasia bianca e/o il Pecorino per un massimo del 25%. Le uve sono essenzialmente prodotte in tutta la provincia di Catanzaro e di Cosenza ma in particolare nelle seguenti zone:

Britto nel Comune di Marzi comprendente le località di Sozze e Acqua di Rose che costeggiano il fiume Savuto, per quasi 2 km con pendenze mediamente del 40% ed anche oltre

Sperti nel Comune di Marzi e di Rogliano che comprende la località Lucerta costituita da un corpo unico che parte dall’abitato di Rogliano e scende in direzione sud fino a raggiungere il fiume Savuto. Ha pendenze medie del 60% con punte che superano il 100% in diversi punti coltivati con terrazze larghe dai due agli otto metri.

Timpe, nel Comune di Rogliano, comprendente le località Cappuccini Vecchi, Piano Imbuto e Cortivetere. La superficie è di circa 90 ettari con pendenze superiori al 70%.

– Petrisi-Serra nel Comune di Scigliano, nella zona a destra del Bisirico, quest’ultimo un affluente del Savuto. Ha pendenze relativamente meno forti rispetto alle altre zone.

Le versioni commercializzate sono il Rosso, il rosso superiore e il rosato.

Il rosso, ha un colore tendenzialmente forte ed acceso, un sapore pieno ed asciutto con una gradazione massima di 12°. Si consiglia il suo consumo a 16-18°C. Gli abbinamenti consigliati sono vari. Su tutti chi scrive suggerisce il caciocavallo della Sila.

Il Rosso superiore, a differenza del rosso normale, deve essere invecchiato almeno 2 anni. Questo lo rende un tantino più forte nella gradazione alcolica, che tuttavia non deve superare i 12,5°. Si abbina bene alla selvaggina e ai formaggi forti.

Il Rosato, è un vino asciutto, piacevole da bere come aperitivo, con minestre e  con portate di pesce; la gradazione alcolica è di 11°.

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