Sardella o bianchetti o neonata.jpgChi si addentra nel complesso mondo popolare trova impensabili motivi di approccio e spazi di ricerca soprattutto se l’ambito tocca l’alimentazione e la gastronomia, aspetti del vissuto che hanno costretto a far uso della fantasia per meglio sfruttare e gustare le poche e povere risorse disponibili. E sono proprio questi segmenti di vita, apparentemente insignificanti, a dare valore alla ricerca sociologica, di costume, di religione, di identità, di cultura. Avventurarsi nella gastronomia popolare con le sue infinite valenze e ricette fa scoprire come l’alimento con tutto l’insieme dei suoi presupposti esistenziali, entra a pieno titolo nella storia e nel patrimonio complessivo di una collettività che cerca identificazione in ciò che vive e costruisce giorno per giorno. Diventa impellente allora tesaurizzare al massimo quello che si ha per distribuire il consumo nell’arco di tutto l’anno e nelle stagioni di magra. Le “provviste” da fare, le tecniche di “conservazione”, i modi e i tempi della preparazione si trasformano in vere e proprie liturgie dove l’istinto di sopravvivenza costituisce l’arma vincente per ogni situazione: ‘ U bisognu ‘mpara ra vija (il bisogno fa imparare la strada), come recita un antico proverbio.