Kameleya Naidenova ed Emilio Aversano.JPGUn duo dal feeling consolidato quello del M° Emilio Aversano al pianoforte e di Kameliya Naydenova al violino, che ci propongono in questo video una sonata di Brahms dalle linee interpretative assai difficili, superate con  disinvoltura e brillantezza e “qualcosina” del repertorio tradionale della testa d’anno. Lasciano una traccia forte i respiri violinistici di questa ventiduenne, biondina e bulgara tuttadunpezzo, che offre un’iterpretazione scavata e persistente anche ad un ascolto di superficie. Lasciano un riflesso profondo queste sonorità, che si insinuano nelle pieghe delle arterie vicine e lontane al bum bum di quell’organo che dà vita a tutto e muove sangue e passione. Quindici minuti di perfezione interpretativa dell’arnese prediletto dal liutaio cremonese, che affondano nello spirito e mettono in moto sentimenti e godurie a tutto tondo. Una sinistra, la mano di Kameliya, che va veloce sull’ebano nero delle quattro corde, che si è affusolata al punto tale quanto serve perché le corde vengano toccate al millimetro, al posto giusto, né prima né dopo la pitagorica aritmetica del monocordo, che in arte significa giusta intonazione: perfetta, sempre, altro non posso aggiungere. Una destra che impugna l’arco grandioso  quasi fosse quello del Robin Hood fiabesco e lo tira dall’inizio alla fine senza lesinare un centimetro al crine del cavallo in esso presente, conducendone con maestria traiettorie ed affondi; arcata ampia e leggera, mai forzata. Ne risulta un legato che scivola come i pattini su una pista di ghiaccio, un tutt’uno con il cuore di chi lo muove.  Vibrante come un elastico di spessore fine. Un accompagnamento attento e presente quello dell’Emilio scanzonato e apparentemente distaccato. Matura l’amore fra i due e con esso l’idiosincrasia derivata, che in musica significa e si chiama “accordo”. Quello che hanno trovato, maturato e proposto in settanta minuti di musica con la emme Maiuscola, i due complici-compagni musicisti….uhhh che musicisti. Bellezza rara quella delle pareti del museo che ospita questa sagra della raffinatezza e del buon gusto: ci sono i dipinti di Lorenzo, i suoi contadini, i suoi buoi. Ci sono le camicie bianche che la luce del colore del MAESTRO fa muovere quasi come la stessa musica che stiamo ascoltando. Un tutt’uno quasi con il violino, mi viene da dire. Un tutt’uno di sicuro con la bellezza delle linee musicali tracciate dalla corda penetrante che vibra all’arco strofinato. Un tutt’uno, quasi, con la sagoma snella e piacente dell’amica Kamy. Ieri ho capito dopo tanti anni perché  Chagal amava così tanto il violino. L’ho compreso fino in fondo e per questo con  reverenza ringrazio, Kamy, Emilio ed Albino Lorenzo.  Un divertente e bel finale chiude una serata che non ci ha fatto rimpiangere di molto l’assenza dalla capitale mitteleuropa salottiera e raffinata, andata in onda sulle reti nazionali all’ora di pranzo.