Bronzi di Riace.jpgDomenica 3 Gennaio il Quotidiano della Calabria ha pubblicato un bellissimo articolo del Prof. Roma, docente di archeologia dell’UNICAL, con cui propone ai lettori una visione particolare delle origine e del successivo ritrovamento dei bellissimi bronzi di Riace. I guerrieri, ritrovati in fondo al mare davanti alle coste del comune Reggino, sembra rappresentino in verità i Santi Cosma e Damiano, fatti martiri durante le persecuzioni di Diocleziano. Appare molto verosimile la possibilità di poter ricondurre le due magnifiche statue ad una rappresentazione scultorea dei Santi per più motivi: innanzitutto il contesto in cui i bronzi furono ritrovati, un territorio con grande culto dei  martiri Cosma e Damiano, protettori dei pescatori, corrispettivi cristiani dei Dioscuri, celebrati in chiese ed edicole edificate dove un tempo si praticava il culto di questi ultimi. In tutta la Calabria ma, anche in Sicilia come ad esempio nella borgata di Sferracavallo di Palermo, la devozione ai Santi medici come protettori della vita in mare è sempre stata grande e magnificata, tutt’oggi nel Comune di Riace si perpetua l’usanza di una grande processione votiva che culmina in mare presso una scogliera non lontana dal luogo dove furono rinvenute le statue.

Un altro elemento che avvalorerebbe questa nuova visione della storia è l’indiscutibile accertamento “fisico” dei due guerrieri che appaiono forgiati con uguali forme e dimensioni, omogenei in tutto, quasi a dover significare la stessa origine ma , soprattutto, il rapporto di parentela, la fratellanza. Il fatto poi, che i Bronzi rappresentino due guerrieri non è una contraddizione perché in molte iconografie, ceramiche, bassorilievi della Magna Grecia, i Santi Cosma e Damiano vengono rappresentati proprio come dei guerrieri a cavallo o vicino a statue equestri, così come presumibilmente, in origine, erano collocati in un gruppo scultoreo più ampio i “ nostri” due capolavori. La tesi esposta dal docente Universitario, si concretizza anche per l’analisi del luogo del ritrovamento: infatti, le due statue, sembravano adagiate sul fondo del mare quasi seppellite, con cura e precisione, in un luogo di facile identificazione ed abbastanza riparato; ricondurre i Bronzi al culto dei Dioscuri, fornisce loro del passaporto per la sepoltura così come avvenne per molte divinità pagane con  l’avanzare del cristianesimo e della politica di Giustiniano, tesa ad eliminare gli ultimi echi del paganesimo. La Tarda Antichità e l’Alto Medio Evo potrebbero rappresentare, quindi , il tessuto temporale in cui i Bronzi trovarono una nuova collocazione, il mare, rifugio ovattato che li ha conservati per noi. Quale che sia la loro origine, la loro identificazione, la loro composizione iniziale, la certezza che più offrono e quella sensazione che si prova nel guardarli, di affondare lo sguardo nell’arte pura, nella bellezza assoluta, nella magnificenza dell’estro dell’artista che li ha forgiati. Attualmente le statue sono visitabili presso il palazzo della Regione nella sala Monteleone, sempre nella città di Reggio Calabria, in quanto il museo Nazionale che li ha ospitati dal loro ritrovamento fino a pochissimo tempo fa è oggetto di ristrutturazione. La Calabria è anche questa. Fortunatamente!

Caterina Sorbilli