Squillace alto.jpgIeri pomeriggio ho voluto inserire su queste pagine un post dedicato ad un illustre calabrese di Squillace: Cassiodoro. Oggi, per completare il quadro sento il dovere di dare in modo sintetico alcune notizie di carattere storico, correlate da alcune fotografie, su una delle città più belle ed in interessanti dell’intera regione Calabria.

Squillace, posta a 344 metri sul livello del mare e distante da esso 5 km circa, si presenta agli occhi del visitatore come testimone di intrecciate ed antiche vicende. Le vie, le chiese, i palazzi, espressione viva di una civiltà ricca di storia, rimandano indietro nel tempo, facendo rivivere nel presente momenti palpitanti dell’antico passato. Sita in un punto della costa jonica che già dall’antichità si è dimostrato strategico per la centralità, si affaccia imperante sul golfo che da essa prende il nome. La sua potrebbe essere la storia di ogni altro paese della Calabria, aroccato su ispidi cucuzzi e prospicente il mare; ma ognuno di essi ha una storia a sé, carica di originalità e ricca di avvenimenti. Quella di Squillace si perde nel tempo. Alcuni attribuiscono la sua fondazione ad Ulisse, mentre altri all’ateniese Menesteo reduce dalla guerra di Troia. Con certezza si sa che fu dapprima la greca Skilletion (lo storico Antioco di Siracusa nel 415 a.C ne menziona per primo l’omonimo golfo) e poi la romana Scolacium le cui vestigia artistiche tutt’ora si possono ammirare presso la Roccelletta di Borgia dove già nel 123-122 a.C i romani istituirono, sullo stesso sito della greca Skilletion, la Coloma Minervia Scolacium. Proprio in quel luogo fiorì Squillace nel suo massimo splendore e proprio lì, oggi, si respira nell’aria un profumo che subito ci immerge nel fascino di tempi lontani. Durante l’altop medioevo, Squillace subì la sorte di moltissimi altri centri costieri calabri: le incursioni saracene e longobarde, sempre più frequenti, costrinsero i cittadini a rifugiarsi per motivi di sicurezza sulle vicine colline (VI-VII se. d.C). L’attuale centro dopo alcuni periodi di dominazione araba venne occiupato dai Normanni guidati da Guglielmo d’Altavilla (1044) e in seguito grazie al conte Ruggero, la diocesi di Squillace, una tra le più antiche della Calabria che risale al V sec. d.C, passò definitivamente dal rito greco a quello latino (1096). Passata di volta in volta sotto i domini che si succedevano nel Regno di Napoli (Svevi, Angioini, Aragonesi) dal 1258 al 1445 ebbe come signori i conti Lascia, Monforte, Del Balzo e Marzano. nel 1485 fu principe di Squillace Federico d’Aragona, futuro re del Regno di Napoli, mentre dal 1494 al 1735 la città fu governata dalla potente famiglia Borgia che vide con Goffredo, figlio naturale di papa Alessandro VI, l’inizio di quella signoria nel Principato di Squillace. Nel 1755, il Re Carlo III l’assegnò, per 110.000 ducati, al marchese Leopoldo De Gregorio che, risiedendo a Napoli, non dimostrò particolare interesse per la città. Il terribile terremoto del 1783 le sfregiò il volto architettonico e urbanistico e le rovine monumentali oggi esistenti, rappresentano una chiara testimonianza dell’enormità dei disastri.

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