Il blasone non è il proverbio. E’ qualcosa che del proverbio conserva solo alcuni aspetti: la rima in alcuni casi, la metrica in molti altri. Nei contenuti invece, a differenza della forma proverbiale che presenta quasi sempre un rimando metaforico ad una morale, è spesso dissacratore, quasi sempre ironico, moltissime volte sarcastico e spregiativo. Sia esso rivolto alle città, dove il “campanile” avverso è assodato, sia esso rivolto ai mestieri. In questo caso viene sempre rimarcato l’aspetto peggiore di tali mestieri e professioni. Nei due blasoni che propongo stasera, è il pecoraro ad essere preso di mira. Vediamo come:

Pecuraru pidocchiusu duormi ‘nterra ppè ‘nu rinùsu, ppè ‘na fella ‘e panu jermanu, dormi ‘nterra comu nu cani. La traduzione letterale è la seguente: Pecoraro pidocchioso, dorme per terra per un po’ di formaggio e per una fetta di pane di segala dorme come un cane.

Pecuraru è comu ‘nu sumieru, ed intra ‘u liettu nun si sa curcari. Il pastore è come un somaro e sul letton si sa coricare.

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Altri proverbi e blasoni in dialetto calabrese.