Locandina Carnevale Tropea 2010.jpgApprofitto dell’annuncio pubblicato dall’Ascot di Tropea nelle vie e nelle piazze tropeane, che per il 16 Febbraio 2010 ha organizzato la festa di  carnevale, per parlare di festività calabresi, di carnevale e di maschere in Calabria….ops di maschera al singolare perché è solo una quella  ufficialmente nostra: Giangurgolo. Il prologo lo dedico a qualche notizia generica sul folklore in Calabria.

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Prologo

Festività e celebrazioni in Calabria, sono appuntamenti di popolo che si tramandano da generazione in generazione. Esse rappresentano l’humus culturale religioso e profano nel quale si sono radicati, stratificandosi  ed evolvendosi, riti e manifestazioni di origine ellenica, bizantina, francese e spagnola. In questo intreccio hanno parte, tutt’altro che secondaria, le influenze di origine albanese proprio per la mirabile reviviscenza  culturale e linguistica che, anche in fatto di riti celebrativi, gli albanesi di Calabria hanno saputo attuare nel corso degli ultimi decenni. Non è possibile in questa sede, trattandosi di un blog che ha come scopo una sommaria divulgazione delle “cose” di Calabria, sia pure per brevi linee, un calendario dei riti e delle feste ce si svolgono in Calabria. Sarebbe lunghissimo, e in ogni caso, non sarebbe esaustivo. Basta pensare che ciascuno  dei comuni della Calabria, e a volte anche piccole frazioni di municipalità, ogni anno, celebrano il giorno del Santo Patrono con grandi feste popolari che per molti emigrati rappresentano l’occasione per un breve soggiorno nel paese natìo. Numerosissimi, inoltre, i centri grandi e piccoli, sia della Calabria costiera che di quella montana, che dedicano un giorno di festività in onore della Madonna eletta a protrettrice di molte comunità. Questa miriade di feste e celebrazioni, rese ancora più unite dalle specifiche connotazioni assunte dagli addobbi, dalle luminarie, dalle fiere di paese, dai fuochi d’artificio che ne costruiscono la cornice, può essere incesellata in un arco temporale annuo caratterizzato da tre ricorrenze principali: il Carnevale, la Settimana Santa (Pasqua), e la Natività. A tali rocorrenze, infine, si intrecciano le feste delle comunità albanesi e grecaniche.

Il Carnevale

Più che altrove, in Calabria, il Carnevale è la festa delle burla e dell’allegria. In essa si colgono antiche motivazioni libertarie che si mescolano con la proverbiale e bonaria salacità del popolo calabrese. Il Carnevale si svolge in tre giorni chiave, il giovedì grasso, la domenica, il martedì di Carnevale. Questi stessi giorni, attualmente, costituiscono ancora, il ricordo dei luculliani banchetti di un tempo, l’occasione, specie nei paesi di montagna, per affollare riunioni di famigie e di amici intorno ad una tavola riccamente imbandita per gustare la carne di maiale appena macellato, cotta in mille modi e annaffiata da un buon vino rosso locale. Piccoli e grandi centri, a sera, poi, sono ancora palcoscenico per maschere improvvisate. La “mascherata” quasi sempre rispetta una regola ben ferma nella tradizione: il maschio ha vesti femminili, la donna quelli maschili.
In alcune comunità vi è ancora l’uso delle farse popolari su antichi canovacci della commedia dell’arte. A Carnevale, in queste farse vi è,  invariabilmente, un ammalato in agonia, attorno al quale ruotano frotte di dottori tanto indaffarati quanto ridicoli e inconcludenti. Alla morte di Carnevale segue il funerale, un rito grottesco che si chiude con un grande rogo al quale prende parte tutta la popolazione. La Calabria ha un’unica maschera carnevalesca – come accennato – risalente al Sei-Settecento ed è Giangurgolo. Deve il suo nome, secondo alcuni, a Giovanni Golapiena, mentre secondo altri è una corruzione di Zan Gurgola, per via del suo insaziabile appetito. Secondo Giuseppe Petrai, autore de “Lo spirito delle maschere”, Giangurgolo era la caricatura del nobile siciliano, divenuta popolare in Calabria dopo il 1713, ossia dopo che, ceduta la Sicilia ai Savoia, molti blasonati che parteggiavano per la Spagna lasciarono l’Isola per la vicina Calabria. Il carattere del personaggio si consolidò nella seconda metà del Settecento, come una delle infinite versioni del Capitano fanfarone e codardo, senza però mai acquisire un’identità forte: a volte è raffigurato come un vecchio, altre come un giovane, a volte con il ruolo di servo, altre con quello di oste. In ogni caso sempre enorme è il suo appetito, a stento placato da “un carretto di maccheroni, una cesta di pane e due botti di vino”. Il suo costume era caratterizzato da un alto cappello a cono, da un corpetto stretto e da pantaloni a sbuffo a strisce gialle e rosse. Sul volto portava una maschera dal naso enorme e una spada altrettanto smisurata gli pendeva su un fianco Di essa si interessò anche Benedetto Croce. Giangurgolo è una maschera, a suo modo, “colta” e  perciò, poco presente nelle manifestazioni popolari.

Tornando al nostro carnevale, quello tropeano, i riferimenti per partecipare sono i seguenti:
Sig. Claudio Arena c/o il negozio Animali&Animali di via Libertà (0963 666147); Sig. Pugliese, presso la Parafarmacia di via Libertà (0963 666353).