panorama maierà.jpgSe sull’alto Tirreno cosentino, percorrendo la Riviera dei cedri, all’altezza di Diamante, decideste di lasciare la SS 18 e lo spettacolo del mare per ‘scoprire’ preziosi tesori di storia e di gusto nell’entroterra, vi consigliamo di fare tappa a Maierà. Una strada in salita (per circa 4 km) e alcuni tornanti vi condurranno in questo piccolo borgo dove visitare anche un museo dedicato al peperoncino e fare una sosta golosa al ristorante di Aligia. museo peperoncino ingresso maierà.jpgNoi ci siamo arrivati di sera e la sensazione è stata quella di trovarsi in un grande parco, con parcheggio comodo.


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Rimarrete colpiti da alcune opere d’arte giganti (una sedia, una sfera, una piramide…) realizzate con pietre a secco dal maestro Angelo Aligia.

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Percorrendo il viale, in fondo la vista del forno acceso e della griglia, sulla destra un porticato che invita a momenti in compagnia durante le belle giornate, sulla sinistra il ristorante. Un locale accogliente, familiare con una sala grande al cui centro vi è un camino particolare – mattoni faccia a vista posizionati di costa realizzano un’orditura a mò di piedistallo che sorregge un’enorme ruota di mulino in orizzontale che fa da piano al focolare – cornice ideale e suggestiva per il fuoco cui si accosta con spontaneità e bellezza; alle pareti quadri e sculture in pietra (a mosaico); alla soffitta travi in legno a vista; e una saletta un po’ più riservata. Le toilette anche se non curate nei particolari hanno acqua calda, sapone e salviette asciugamani. Ci accomodiamo proprio vicino al fuoco e Maurizio Aligia, il proprietario nonché lo chef, ci elenca a voce i piatti (che seguono la stagione) ed i vini, una decina le etichette. Qui la cucina è di terra e di tradizione con la specialità della carne, così scegliamo un vino del territorio: il Verbicaro da uve Greco, Gaglioppo e Malvasia. Uve a bacca rossa protagoniste della Calabria enologica. Un vino dal bel colore rosso rubino; all’olfatto, alle iniziali note di prugna s’apre un elegante bouquet con sentore di sottobosco. In bocca intenso, di carattere, buono l’equilibrio tra la provocazione della frutta e la morbida struttura tannica. Il via vai di portate tra gli antipasti annovera: peperoni e patate, salumi, fagioli e cotiche (deliziosi), bruschette, pipi abbruscati (croccanti peperoni fritti), ricottine, frittata con cipolle, frittelline. Si prosegue con i primi, varia la proposta, noi scegliamo fusilli al sugo di capra, zuppa di fagioli e funghi porcini (radiosa) che era diversa dalla solita zuppa…per l’equilibrio perfetto tra fagioli, funghi e aglio che in qualche modo nascondeva l’afrore di quest’ultimo. Il nostro secondo è stata una grigliata di carne mista (agnello, maiale, vitello) con contorni di:cicoria conpatate passatein padella all’antica (sublimi) e broccoletti. Come dolce un profiterol e al cioccolato (normale). Si chiude con il fascino di un prodotto prezioso…un liquore al cedro. Touché!

di GIOVANNA MARTIRE e FRANCESCO SALICETI “Il Quotidiano della Calabria, Venerdì 5 Febbraio 2010