Caccuri Panoramica.jpgCaccuri, piccolo centro nella provincia di Crotone è la patria della famiglia Simonetta, che ebbe una parte di grande rilevanza nella storia medievale d’Italia. Verso il 1430, Angelo Simonetta entrò al servizio di Francesco Sforza a cui Polissena Ruffo aveva recato in dote la signora di Caccuri. Divenuto segretario di questo condottiero, lo seguì in tutte le spedizioni, facendosi apprezzare soprattutto per le sue doti di valente diplomatico, al punto di meritarsi la riconoscenza del suo signore, che lo colmò di benefici, innalzandolo alla dignità di consigliere e facendogli acquistare la cittadinananza di parecchie città lombarde.

simonetta.jpgAngelo Simonetta rimase in auge sotto il governo di Galeazzo Maria e morì, nel 1472, a Milano dove fu seppellito nella chiesa del Carmine. I suoi due nipoti, che aveva fatto venire da Caccuri, condivisero la sua fortuna e il suo favore alla Corte degli Sforza. Il maggiore, Cecco Simonetta, nato nel 1410, seguì Francesco Sforza in tutte le vicende della sua vita di guerriero. nel 1448 combattè al suo fianco nella battaglia di Caravaggio vinta sui veneziani; nel medesimo anno ebbe da Renato d’Angiò il titolo onorifico di presidente della Camera dei Conti nel suo regno ‘in partibus’di Napoli e, dopo qualche tempo, fu nominato governatore di Lodi. Quando Francesco Sforza divenne Duca di Milano, Cecco Simonetta ebbe parecchi feudi del ducato. Per sua fedeltà, la sua cultura e il grande impegno che profuse per la salvaguardia dei beni culturali e artistici, egli divenne il personaggio principale del ducato. Non ben visto dai cortigiani, che per gelosia e invidia cercarono di screditarlo agli occhi del duca, egli ebbe la stima e la fiducia dello stesso e fu sempre tenuto in grande considerazione.

Dopo la morte dello Sforza continuò nei suoi uffici sotto Galeazzo Maria, ma con la morte di quest’ultimo avvenuta per assassinio nel 1476, la sua stella cominciò a declinare. Infatti, dopo il ritorno dall’esilio di Ludovico il Moro e il conseguente possesso del potere nel ducato di Milano, il fedele ministro Simonetta, fu arrestato e imprigionato nel castello di Pavia. Spogliato dei suoi averi e sottoposto a tortura, fu decapitato il 30 Ottobre del 1480. La sua tomba si trova nella chiesa di San Domenico in Pavia. Il fratello minore, ebbe come Cecco, la stima e i favori di Francesco Sforza. Ferdinando di Napoli gli diede, nel 1460, l’investitura dei feudi di Roccella e di Rocca di Neto in Calabria e il duca Galeazzo Maria gli fece dono della terra di San Giorgio nella Lomellina.

Dopo la morte di Francesco Sforza, di cui era stato segretario privato, si dedicò esclusivamente a scrivere la storia del suo signore, la quale venne alla luce a Milano agli inizi del 1480 col titolo: ‘De rebus gestis Francisci Sfortia Mediolanensi ducis’. Alla fine del 1480 Francesco Simonetta, coinvolto nelle vicende del fratello, fu sottoposto a tortura ed esiliato a Vercelli. E’ ignota la data precisa della sua morte, ma esiste il suo testamento con la data del 1491. Nella chiesa di Santa Maria delle Grazie in Milano, sorge il suo sepolcro con l’epitaffio che attesta che Ludovico il Moro aveva acconsentito al suo rientro dall’esilio. I due cardinali Giacomo Simonetta, vescovo di Perugia, e Luigi vescovo di Pesaro e quindi di Lodi, erano figli di di Giovanni il primo e nipote dello stesso il secondo: Luigi ebbe parte rilevante al concilio di trento e la sua fama fu dovuta in gran parte all’intima amicizia con Carlo Borromeo.