Di Carmine Macchione, tropeano di nascita e di crescita, eminente dottore nella Torino laboriosa, nella Torino della professionalità acquisita da duri e lunghi anni di sacrifici,  ho pubblicato solo poche poesie, sinora tutte in vernacolo calabrese o per meglio dire in dialetto tropeano. Quella di oggi è invece una sua poesia, tratta sempre dalla raccolta ‘Luci e Umbri’, scritta nella lingua ‘mbizzata a scola’ che significa letteralmente lingua appresa a scuola, come l’autore sottolinea nel piccolo titolo che apre l’ultimo capitolo di questa raccolta. Mi piace far sapere all’autore che condivido in pieno il contenuto della stessa, richiamo quantomai necessario ai nostri giorni, nei quali questa antica e nobile sfera dell’uomo sembra essere l’ultima cosa da prendere in considerazione nei confronti e nei rapporti interpersonali.

La Dignità

di Carmine Macchione

La dignità non è merce

che puoi comprare a basso costo

sulle bancarelle di mercati rionali.

Difendi la tua dignità contro i soprusi,

contro l’invidia, contro ogni ambizione

di crescere a spese degli altri,

bramosie che chiudono la mente

in carceri di intrallazzi

e di faticanti patteggiamenti

con la tua coscienza e con quella altrui,

che tardano ad apparire

e che spesso non ci son più.

Non vendere il tuo diritto di essere

a chi, blandendoti, vuole possederti.

Non disperdere la tua dignità,

non essere come Giacobbe

che se la compra la dignità, offrendo

un piatto ruffiano di lenticchie

pur di diventare primo.

E non essere come Esaù,

che la sua dignità la vende,

spinto dai morsi

dell’istinto conservatore della fame

e dell’ingordigia che gli impedisce di pensare.

E’ meglio non avere

piuttosto che avere per munificenza altrui,

che ora elargìta, ora sottratta

e non da te mai conquistata.

Ricordati che uomo sei

solo se ti ami anche con i tuoi molti difetti

e le tue poche virtù.

Non innamorarti di te come Narciso,

osservandoti in uno specchio che altera

la visione del reale,

ma sforzati di recuperare sempre

una coscienza limpida e chiara

come fresca acqua di rocca.

Rimarrai uomo,

quando, come puledro brado

che corre in praterie senza steccati

e senza fili spinati,

sarai libero di scegliere

senza chinare mai il capo per chiedere,

e quando, guardando l’azzurro del cielo

o il glauco mare,

ti sentirai felice, fratello tra fratelli.

Tratta da ‘Luci e Umbri’ poesie di Carmine Macchione, edizioni Calabria Letteraria.