Di seguito alcuni blasoni ‘pepati’ su quattro cittadine calabresi. In essi, come del resto quasi sempre in questa forma letteraria, è la caricatura dei difetti cittadini ad essere posta in luce. In essi, come sempre, è la voglia di campanile a prevalere su tutto. Ad eccezione del primo, dedicato alla città di Bisignano in provincia di Cosenza, nel quale, il contenuto è di tipo diverso, rievocativo, celebrativo, quasi didascalico direi; ricorda infatti, le tre famiglie più ricche e potenti della città: i Gallo, i Boscarelli e i Fasanella.

Nu gaju, nu voscu e nu fasanu sù patruni i Visignanu. Un gallo, un bosco ed un fagiano sono i padroni di Bisignano.

A Saracena màngianu pipazzi, a Castrovillari si fannu i palazzi. A Saracena mangiano peperoni, a Castrovillari si costruiscono i palazzi.

Si ti vù ‘nzurari vatìnni a Gaiatu, ‘nmienzu a Chiaravalle  e Santu Vitu e la matina ti trovi curnutu. Se ti vuoi sposare vattene a Gagliato, che si trova fra Chiaravalle e Santo Voto, e la mattina dopo sei già cornuto.

I gulìa ‘e Cardinaru, si jèttaru intra la tina, pe mu piglianu la luna, e la luna non pigliàru. Gli ingenui di Cardinale calarono in un tino per prendere la luna, ma la luna non hanno preso.

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