tarassaco.jpgSe c’è una pianta spontanea che nell’andar per campi non può sfuggire anche al più disattento osservatore, questa è il Tarassaco. Comunemente è chiamato dente di leone per il margine dentato delle sue foglie o  anche Soffione per la sfera di piumini in cui, altermine della fioritura, si trasformano i suoi appariscenti fiori giallo dorati, da qui il nome di girasole di campo. Il suo nome latino usato in botanica è Taraxacum officinale ma sono diversi i nomi con il quale questo fiore spontaneo viene chiamato in tutta la penisola. Si riporano gli altri nomi più usati: Dente di cane,  Radicchiella, Pisciacane, Piscialletto, Barba del Signore, Ingrassaporci, Cicoria matta, Cicoria selvatica, Girasole, Brusaóci. E’ una pianta interamente commestibile, con inusuali virtù medicamentose; una pianta, di cui non si butta via nulla, radici, boccioli, fiori e foglie. Tipica del clima temperato, cresce spontaneamente nelle zone di pianura fino ad una altitudine di 2000 metri, prediligendo maggiormente gli spazi aperti, soleggiati o a mezzombra; la sua raccolta, a seconda dell’altitudine, avviene da marzo a ottobre. In questo periodo il fiore, in pianura si è già trasformato in soffione, in collina è nella pienezza della sua fioritura, mentre in montagna è ancora in bocciolo. Nel linguaggio dei fiori è considerata pianta della profezia dal fatto che, secondo la tradizione, se con un sol soffio si fanno volare tutti i semi del pollone e si esprime un desiderio, si avvererà. Fra le proprietà terapeutiche contiene più beta-carotene delle carote e più ferro degli spinaci; stimola, inoltre, la digestione ed è diuretica. E’ stata una delle erbe più usate in cucina dai nostri nonni per le sue qualità alimentari che ne fanno tuttora una verdura appetitosa dal sapore piacevolmente amarognolo. Le foglie più tenere si mangiano crude in insalata, quelle più dure cotte, condite con olio e aceto, o come ingrediente delle minestre; i boccioli possono essere conservati in salamoia o sotto aceto e usaticome i capperi, i fiori possono essere aggiunti ad insalate o fritti con una pastella e le radici lessate. Un consiglio finale sulla raccolta delle foglie: è preferibile raccoglierle prima della comparsa dei fiori, tagliandole a 1 cm dalla base in modo che la pianta possa continuare a vivere. Una ricetta comunemente usata in Piemonte, non nuova nelle tavole calabresi, è quella che si propone di seguito.

Frittata di tarassaco

Ingredienti per 4 persone:
4 uova intere
4 cucchiai
di olio extra vergine d’ oliva
una manciata di fiori di tarassaco chiusi
sale q.b.
qualche foglia e fiori aperti di tarassaco per decorare il piatto

Preparazione: mettete a soffriggere in una padella per pochi minuti dell’olio con i boccioli di tarassaco, aggiustatedi sale. A parte in un contenitore sbattete le uova con un pizzico di sale e versatele nella padella con il soffritto di tarassaco, livellando con un cucchiaio. Fate rassodare per 10′ a fuoco basso e girate la frittata dall’altro lato (aiutatevi con un piatto) completando la cottura. A questo punto ponete la frittata in un piatto e decorate con fiori e foglie di tarassaco.