1807607250.jpgAssistevo, oggi, come di sovente ultimamente mi capita, alla trasmissione televisiva ‘La prova del cuoco‘. All’inizio, abbastanza interessante, una chef donna, di statura lillipuziana, spiegava e preparava un piatto molto interessante:petto di faraona con ciliegie al marsala. La minuscola cuoca era molto brava tecnicamente e molto capace nella comunicazione.

Il mio interesse e la mia attenzione avevano raggiunto il massimo,quando,improvvisamente cambiava la situazione e venivamo spostati in altra parte dello studio dove si esibivano, è proprio il caso di dirlo, cuoche altoatesine.

La scenografa aveva creato un tipico ambiente tirolese,spiccavano le leccornie tipiche della zona: speck, krapfen con semi di papavero, pani compreso quello a lunga conservazione, fino ad un anno.

Vi erano anche altre ghiottonerie della zona, le dimostratrici vestivano il costume tipico tirolese.

Improvvisamente venivano mostrate, alla telecamera ed a noi che seguivamo da casa, le pantofole in feltro e le calze in lana cotta.

Particolare sufficiente a farmi fare un passo all’indietro e percorrere, in tempo reale, i circa duemila Chilometri – non so proprio se siano tanti, comunque sono moltissimi –  che separano Gela dalla Val Badia ed i quaranta anni di distanza temporale tra il 2010 ed il 1970, anno in cui dimoravo in quella amena vallata.

Fu proprio nel 1970 che mi incagliai in quel tratto di Dolomiti, dove ero giunto per motivi di lavoro, medico al seguito di un gruppo di ragazzi figli di dipendenti di un Ente di Stato.

Affascinato dal luogo, per spirito d’avventura, per altri motivi ancora che, forse, vi narrerò se e quando avrò finito di rielaborare il lutto, mi licenziai dal lavoro, lasciai Roma, mi feci assumere quale medico condotto e ci rimasi un anno.

Era tanto il mio entusiasmo, la voglia di continuare questa nuova vita in questo nuovo luogo, che mi costrinsi ad imparare, sicuramente in maniera superficiale, il ladino ed il tedesco, un ladino e tedesco maccheronico ma sufficiente e necessario a permettermi un minimo di comunicazione con la popolazione, almeno con quella anziana, gli altri, per motivi di turismo l’italiano lo parlavano.

Ladino e tedesco, dicevo, perché ai Badioti, al 90% di etnia ladina secondo il censimento etnico, hanno diritto al trilinguismo, almeno negli uffici pubblici, e quello del medico condotto lo è.

Forse fu proprio qua che mi formai alla multietnicità ed al multilinguismo, convincendomi anche, della ricchezza che deriva dalle differenze.

Tale imprinting mi tornò utile,anche, in Parlamento, dove strinsi stretta amicizia con un parlamentare calabrese-arberesh, e collaborai alla stesura della legge sulle minoranze linguistiche.

In seguito mi fece rendere conto del motivo per cui in Trentino-Alto Adige non riesca a prendere piede né la Lega né Forza Italia.

Ma io divago, sempre divago, rischio di perdere il filo, rischio di farlo perdere a chi mi segue.

Torniamo indietro, quindi, alle impressioni suscitatemi dalla vista delle immagini televisive.

La maggior parte delle giornate, in occasione del soggiorno climatico-montano, era dedicata alle escursioni guidate da Andrea, guida alpina e responsabile del soccorso alpino di La Villa.

Andrea durante i periodi morti, lavorava alle dipendenze delle autostrade, metteva in sicurezza i costoni rocciosi che le sovrastavano.

Lavori, questi, da rocciatori esperti.

Questi ragni si arrampicavano per posizionare le reti metalliche, fissarle alla parete con chiodi al fine di mettere in sicurezza il manufatto.

Durante le escursioni lo accompagnava sempre la piccola Brighitte,la figlia di nove anni.

Era una arrampicatrice bravissima, scalava con tecnica perfetta le pareti rocciose.

Io, al solo guardarla attaccata alle pareti come un ragno, avevo le vertigini.

Poi, come dicevo prima, fui assunto come medico condotto e, non essendoci ai tempi, parliamo di circa mezzo secolo fa, tutte le svariate competenze che ora, nella medicina pubblica, vengono affidate a varie professionalità, necessariamente dovevano cadere tutte in capo all’unico medico pubblico:il medico condotto.

A me, che ero il pastore di circa tremila pecorelle, veniva affidata la popolazione.

A me faceva riferimento come terapeuta, medico d’urgenza, igienista epidemiologo e preventivista.

E quelle erano le funzioni del medico condotto ed ufficiale sanitario.

Veniva, per soprammercato aggiunto il compito di medico scolastico ed, in caso di assenza del veterinario, anche il compito di ispezionare le carni macellate al fine del rilascio del certificato di salubrità indispensabile per la vendita al pubblico.

Quale medico scolastico, è abbastanza ovvio, dovevo recarmi nelle varie scuole per visitare gli scolari e controllare la rispondenza dei locali agli standards igienico-sanitari.

Fu in occasione di una di queste visite che rincontrai lo scricciolo Brighitte, tremante come un implume passerotto.

Mi colpì, però, il fatto che, prima di accedere ai locali dove erano situati aule e uffici, c’era un locale-ingresso, le cui pareti erano tappezzate da una armadiatura continua.

Era qui che i ragazzi si cambiavano le scarpe, lasciavano nell’armadio gli scarponi chiodati adatti per camminare su neve e ghiaccio ed indossavano le calze di lana cotta e le pantofole di feltro.

Avrebbero mantenuto i piedi caldi e non avrebbero rovinato il parquet.

A questo mi ha fatto pensare il programma televisivo.

A questo ed a tante altre cose ancora.

Ancora non chiare, ancora non definite, ancora non elaborate.