Annunziata 1.JPGIn onore ed in memoria di un illustre tropeano del passato si è svolta – come ampiamente annunciato su queste pagine – la manifestazione di tributo che l’Istituto comprensivo ‘Don Francesco Mottola’, guidato dal dirigente scolastico Franco Laganà, ha voluto fortemente realizzare per gli alunni delle classi della scuola media di Tropea, Parghelia, Drapia e Zaccanopoli. Nella cornice suggestiva della cinquecentesca chiesa dell’Annunziata si sono ritrovati tutti gli allievi, molti genitori, i docenti, alcuni esponenti dell’amministrazione comunale, ex amministratori e molti cittadini. Gradito e squisito ospite della serata Saverio Vallone, attore e figlio dell’illustre cittadino, il quale, emozionato e grato per la realizzazione di questo progetto, ha risposto a numerose domande a lui rivolte dagli stessi alunni. Ha aperto i ‘lavori’ Franco Laganà, preside dell’istituto comprensivo che dopo aver tracciato una panoramica generale sui vari progetti didattici portati avanti in questi anni in favore della valorizzazione del territorio, ha ringraziato tutti coloro che nel passato hanno cercato di valorizzare i numerosi uomini illustri della città e nel presente continuano a farlo. Fra i tanti, un ringraziamento particolare ad Olga L’Andolina, la docente e l’esperta che ha introdotto e guidato i ragazzi alla conoscenza di Raf Vallone di cui mi pregio di pubblicare il suo intervento integralmente, perché riuscito, intenso, sintetico, essenziale, appassionato. Pasqualino Pandullo, noto giornalista Rai, che nel passato ha curato un’intervista personale a Raf Vallone, che insieme a quella della Baglivo sono state videoproiettate durante l’incontro, ha intervistato anche il figlio Saverio. A lui si devono i ringraziamenti più sentiti per la disponibilità dimostrata. La moderatrice dell’evento è stata Katia La Rocca che ha introdotto tutti gli ospiti, alunni compresi. Un bel pomeriggio quello trascorso insieme a Saverio Vallone e agli alunni. Un pomeriggio che sarà ricordato da tutti come uno dei momenti in cui la didattica scolastica e la formazione dei giovani tropeani hanno trovato un riscontro assolutamente riuscito. Da Giovedì 27 Maggio 2010, i ragazzi delle scuole del comprensorio di Tropea hanno conosciuto uno dei grandi uomini di una Tropea che non c’è più, di una Tropea che nel suo passato remoto e prossimo, ha annoverato fra i suoi figli più grandi un ‘Greco’ antico, un uomo vero, un intelletuale profondo, un attore indimenticabile. Una sintesi dell’intero incontro è quella contenuta nel video amatoriale allegato a tergo insieme ad altri videoclip di contenuto analogo.

IL RICORDO DI UN ILLUSTRE TROPEANO: RAF VALLONE

di Olga L’Andolina

Quando mi è stato proposto di svolgere il ruolo di ‘esperta’ nel progetto realizzato dall’Istituto comprensivo di Tropea e incentrato sulla figura di Raf Vallone, mi sono preoccupata, innanzitutto, in qualità di pedagogista, di individuare le opportunità formative che esso avrebbe potuto offrire ai ragazzi che ne sarebbero stati coinvolti. Raf Vallone fu uno degli attori più rappresentativi del cinema neorealista. Il mio primo obiettivo è stato, quindi, quello di accompagnare i ragazzi alla scoperta di quel periodo d’oro del cinema italiano rappresentato proprio dal movimento neorealista. E, per certi aspetti, questo ha consentito di anticipare per alcuni di loro e approfondire per altri, con l’aiuto delle loro insegnanti contenuti di storia che fanno parte, tra l’altro, del programma ministeriale. Una prima opportunità, dunque, è stata quella di proporre ai ragazzi un originale approccio allo studio della  storia, che li ha incuriositi e coinvolti. Il cinema, infatti, pone al centro l’immaginario, la sfera emotiva degli individui e, dunque, proprio per questa sua natura è in grado di produrre un profonda ‘partecipazione’, fattore che facilita notevolmente l’apprendimento. Quello che, però, si è rivelata un’autentica “miniera pedagogica”, è stata la biografia di Raf Vallone. E, su di essa, molto mi sono soffermata nel corso degli incontri con i ragazzi. La sua vita: un  autentico romanzo poetico ricco di insegnamenti e di speranza! Un romanzo che si frammenta in mille storie, vissute tutte da protagonista:la carriera di calciatore, l’avventurosa esperienza da partigiano, l’appassionato lavoro da giornalista, la lunghissima e brillante carriera di attore; mille storie, che producono svariati riflessi come in una galleria di specchi che, però ritrovano unità nella forza della sua personalità, del suo carattere, ricco di intelligenza, di cultura, di forza di volontà, di eticità. Era affascinante e amabile, capace di vivere con grazia, eleganza, le sue relazioni umane, si trattasse di personaggi di calibro come Arthur Miller, Marlene Dietrich, Pier Paolo Pasolini, Charles Chaplin, Maria Callas, Coco Chanel, ma anche dei pescatori di  Tropea che lo chiamavano u smaniu’,  per l’ardore con cui sfidava il mare, o dei pastori di Fondi, dove vennero realizzate le riprese di ‘Non c’è pace tra gli ulivi’ di De Santis, i quali si erano convinti che fosse davvero Francesco Dominaci! Grazia ed eleganza, che derivavano dalla sua capacità di fiducia e di meraviglia, di rispetto nei confronti dell’umanità. Questo eccesso di doti, forse, aveva come unico correttivo, una sorta di romantica leggerezza, di senso dell’umorismo che lo portava ad assumere spesso e, in diverse situazioni, un atteggiamento dissacrante, come quando in un elegante ricevimento in una finca spagnola spostò la sedia a una delle ospiti, facendola cadere per terra o, quando mandò in crisi Richard Burton, convincendolo che nella sua interpretazione mancava  una battuta di Shakespeare importante per il personaggio di Antonio. Burton si rilesse il testo scespiriano, ma non trovò mai quella battuta… Era uno scherzo con il quale Raf Vallone si era guadagnato l’odio dell’attore! Non ho, poi, resistito alla tentazione di incoraggiare i ragazzi a ricercare nel lungo e affascinante percorso della sua esistenza, tracce della sua “calabresità”, della sua appartenenza a questa terra: la sua ostinazione, il rifiuto costante a piegarsi ai compromessi, il senso della lealtà e della giustizia, l’amore e il rispetto per la natura,  il senso della famiglia, dell’amicizia, il senso del destino, la sua capacità di tesaurizzare l’esperienza, l’orgoglio. Nella molteplicità delle sue esperienze, Raf Vallone ha conservato una sorta di fedeltà alle sue origini e nelle rievocazioni dei suggestivi paesaggi della sua Tropea, si ritrova qualcosa di religioso, tra la poesia e un alto e profondo senso di appartenenza. Il fascino seduttivo di Raf Vallone ha colpito ancora, conquistando questi ragazzi che avevano sentito il suo nome pronunciato dai nonni, o avevano visto il suo bel viso in fotografie che ci sono ancora in alcuni locali di Tropea, e che adesso lo conoscono, nella sua straordinarietà di attore e, soprattutto nella sua ricchezza umana,  riscoprendo con fierezza un grande calabrese un tropeano di cui essere orgogliosi.  Molti ragazzi mi hanno chiesto, pieni di meraviglia ‘ma come ha potuto fare così tante cose e bene?’. La risposta a questa domanda è dello stesso attore quando, nella sua biografia ‘Alfabeto della memoria’ scrive: ‘Chi non è un idiota sente sempre la necessità di progredire, di avanzare’.