Sentiero Frassati mappa.JPGScrivere di Tropea dimenticando o trascurando i suoi dintorni, sarebbe come parlare e scrivere di Palermo tralasciando Monreale, di Firenze tralasciando Fiesole, di Napoli tralasciando Pozzuoli. Un territorio non è mai una sola cosa, non è mai solo questa o quella cosa. E’ un tutt’uno integrato, una ‘pars pro toto’ per dirla in latino e per rendere meglio l’idea. Ecco perché non posso esimermi di scrivere su questo blog di Serra San Bruno, di Capo Vaticano, di Briatico, di Zungri, di Nicotera, di Pizzo,  della Costa degli Dei,  e di tutti quesi paesi e quelle cittadine che formano il territorio vibonese. Non è mai unica e bella una zona, se non si integra e si sviluppa con i suoi dintorni. Ma adesso, bando alle premesse, voglio scrivere e farvi vedere nel video allegato una cosa bella, bellissima, una delle cose più interessanti e suggestive che il territorio di Vibo Valentia offre a tutti i visitatori, turisti e non. Si tratta del ‘Sentiero Frassati’ ubicato ed ‘ospitato’ all’interno del Parco regionale delle Serre calabresi, un’oasi paesaggistica di assoluto valore ambientale, dalla bellezza irresistibile di cui ho accennato qualcosa scrivendo precedentemente  di Serra San Bruno.

Il Sentiero Frassati è un progetto che nasce alcuni anni fa, su impulso del CAI, ovvero del Club Alpino Italiano, in particolar modo dalle sezioni  Campane del Club, che si era dato come obiettivo quello di realizzare e di titolare in tutte le regioni Italiane un sentiero montano a Pier Giorgio Frassati, il santo torinese, morto a soli 24 anni che, nella sua giovane ma intensa vita, ha sempre elogiato, amato e vissuto la montagna riservando ad essa parole ed atti d’amore assoluto. La realizzazione nella nostra zona di tale progetto, concretizzatosi con l’inaugurazione del sentiero il 28 Giugno del 1998, deve al Corpo Forestale dello Stato e alle sezioni calabresi del CAI gran parte dei meriti e molta gratitudine. Il Sentiero si snoda ‘ad anello’ fra i comuni di Serra San Bruno – cuore universale della spiritualità certosina –  e Mongiana – sede di uno dei più apprezzati centri del Corpo Forestale dello Stato in tutto il Meridione – ed ha il pregio particolare di assommare ai consueti rilevanti aspetti spirituali, storici e naturalistici, anche significative tracce di architettura industriale con i resti delle Regie ferriere borboniche di Mongiana e di antropologia della montagna con la rara presenza dei carbonai proprio nell’area interessata del percorso. Vi è, infine, l’assoluta novità di un percorso museale – quello del piccolo ma suggestivo museo della Certosa di Serra S. Bruno – che per la prima volta viene a far parte integrante di un itinerario escursionistico.

Il Sentiero Frassati, immerso nei magici boschi delle Serre meridionali della Calabria, oltre a dare quel senso di misticità e maestosità che solo la montagna ha, permette anche di osservare o ascoltare – con un po’ di fortuna – alcune delle numerose specie animali che popolano questo massiccio.

Inoltrandosi in questi boschi, oltre agli svolazzi di merli, delle ghiandaie, delle gazze, che in alcune parti del video ho lasciato come sottofondo – e di una miriade di piccoli uccelli come il passero solitario, la capinera, il pettorosso, la cinciallegra, il prispolone, l’occhiocotto, la cincia brigia, il codibugnolo, il pendolino, il cardellino, il verdone,  solo per citarne alcuni, è il canto dell’usignolo di fiume e del cuculo che risalta maggiormente nel meraviglioso silenzio di queste montagne, oppure il battere costante del picchio rosso minore e maggiore e specialmente del picchio nero, riconoscibile per l’ inconfondibile colore rosso della testa, o il fischio della poiana, mentre volteggia in cerca di una preda.

I rapaci diurni come il falco pellegrino, l’astore, il nibbio reale, il geppio si incontrano molto spesso. Sono presenti inoltre vari rapaci notturni come il barbagianni, il gufo comune, l’allocco, la civetta, l’assiolo, e, anche se raramente e da tempo non si vede più come prima, il grande gufo reale. Nei periodi di migrazione  – fine ottobre inizio dicembre – o di svernamento – gennaio-febbraio – numerosi sono gli incontri con il colombaccio, il tordo bottaccio con il suo zirlo inconfondibile, il tordo sassello, la cesena, la tordela, il fringuello, e, spesso capita costeggiando un fiume o percorrendo un viottolo in mezzo ai pini, d’ incontrarsi con la beccaccia che, col suo vigoroso battito di ali, ti fa sobbalzare e ti lascia stupito dal suo zig-zagare in mezzo al fitto del bosco, mentre in primavera-estate, quindi in questo periodo, si incontra spesso la tortora che emigra in queste zone per sfuggire al caldo torrido africano.

Per quanto riguarda i mammiferi è da segnalare la presenza del lupo, avvistato ultimamente nelle montagne di Mammola e Grotteri; dell’istrice ricoperto su tutto il corpo di aculei lunghi fino a 30 cm che lo rendono inconfondibile; il gatto selvatico, piccolo felino molto somigliante al gatto domestico, diverso da esso e riconoscibile solo per la folta coda; la martora, in tutto simile alla più comune faina, la cui sola differenza è la presnza della macchia gialla sul petto; il cinghiale, vero protagonista della vita selvatica nei boschi delle serre che, sia in branchi sia solitario, scorrazza libero in questi boschi.

Lungo il sentiero è possibile, a volte, ammirare questi cinghiali da lontano, con un buon binocolo; oltre ai cinghiali anche la volpe che spesso s’incontra tra le macchie del bosco; il tasso, animale notturno che scava la sua tana nella terra, si distingue per il lungo muso affusolato e per la presenza sulla testa di due strisce bianche; la lepre con le sue lunghe orecchie; la faina che al contrario della martora ha la macchia sul petto di colore bianco e non giallo; la donnola con la sua forma simile a quella di un cane bassotto, ma molto più piccola, è un ‘folletto’ che fa razzie dei pollai di campagna; il riccio, anch’esso un animale notturno; il ghiro che ha come segno distintivo la livrea grigia, prediligie i boschi di latifogli, famoso perché una volta veniva cacciato per la sua buona carne; lo scoiattolo meridionale costruisce il nido nei tronchi d’albero e in primavera – estate nascono i piccoli, è un roditore che mette allegria con il suo saltellare tra i rami dei boschi, il quercino che si differenzia per la mascherina nera sul muso, è un altro piccolo roditore che scorrazza per i boschi penetrando a volte persino nelle case.

Per quanto riguarda gli altri animali e fra essi i serpenti, un posto di primo piano lo riveste sicuramente la vipera, poi c’è il comunissimo biacco, la biscia dal collare, il maestoso cervone che può raggiungere i 2,5 metri, la biscia tassellata.

Tra gli anfibi va segnalata l’appariscente salamandra pezzata inconfondibile per le chiazze gialle e nere, la salamandra dagli occhiali, l’aulone dal ventre giallo caratterizzato da macchie gialle sotto il ventre.

Nei numerosi fiumi che si attraversano nel percorrere il sentiero Frassati, vive la trota macrostigma. Numerosissimi sono gli insetti, tra i quali segnalerei la rosalia alpina, il cerambice delle querce e il curioso scarabeo rinoceronte. E’ inoltre da segnalare la presenza della tartaruga comune.

La Flora

Il percorso del sentiero Frassati – come detto – è quasi interamente collocato nei boschi del Parco Regionale delle Serre Calabre, all’interno dei comuni di Serra San Bruno e Mongiana. Percorre sentieri molto conosciuti e caratteristici: Santa Maria, Mongianella, Mongiana, le Ferriere, Ninfo, Cerasarella e si conclude presso la Certosa dove con il codiddetto ‘sentiero mistico’ si ricongiunge a Santa Maria. Il percorso, molto suggestivo, attraversa una vastissima area  in cui si differenziano diverse associazioni ambientali. Ambienti acquatici, paludosi e ombreggianti, radure, abetine pure, castagneto e tutto ciò che una vegetazione fiorente può offrire, è qui presente nella sua forma più rigogliosa.

Il maggior numero di piante arboree è rappresentato dagli Abeti e dai Faggi. In particolare lungo il tratto che attraversa Mongiana e le Ferriere le specie più rapresentative sono: Castagno, Pino silano, Pino silvestre, Pioppo canadese, Ontano. Nel tratto che dal fiume Allaro porta a Ninfo sono presenti invece numerosi esemplari di Pioppo tremulo, Salice vicinale, bianco e purpureo. Suggestiva è la faggeta che da Catarinella porta a Cerasarella.

La flora cespugliosa ed erbacea è rappresentata da numerose specie. Tra le più comuni ed interessanti dal punto di vista botanico si riscontrano lungo il percorso: Cuscus aculeatus, Ilex aquifolium, Cytisus scoparius, Atropa belladonna, Vinca minor, Angelica arcangelica, Dafne laureola.

Numerose anche le felci, alcune delle quali assai suggestive. Fra queste: Blechum spicat – si vede nel video – Adiantus nigrum, Polypodium vulgaris e rari esemplari di Lingua cervina. Esemplari di Capel Venere – nome botanico Adiantus capillus veneris – sono incastonati nella fontana nelle Ferriere di Mongiana. In definitiva, tutto ciò che di bello e suggestivo, presente nel bosco del Parco Regionale delle Serre calabre, è qui rappresentato al massimo del suo splendore.

Questo è un sentiero importante che, essendo stato concepito ad anello, può essere percorso per intero o a tappe di cui le località precedentemente segnalate, insieme ad altre che segnalo di seguito nel dettaglio, sono caratterizzate ognuna per la presenza di questa o quella specie ornitologica, animale, faunistica. Il video che potete vedere o avete già visto, non è esaustivo di tutta l’area del percorso Frassati  e delle intere specie in essa presenti, anzi, è stato girato in un solo tratto, quello della seconda tappa, giusto per dare una prima idea della bellezza e dell’unicità del luogo.

Successivi saranno i ritorni sull’argomento, sperando di poter offrire un quadro completo del percorso Frassati non solo per quanto riguarda le cose scritte, ma anche per quanto riguarda le cose ‘da mostare’, pur rimanendo dell’avviso che nessun video o nessuna descrizione possa offrire le stesse sensazioni che si provano nel percorrerlo.

Ma, torniamo alle due possibilità di percorrere il sentiero: a tappe o per intero. E’ un sentiero importante dove si incontra la natura più libera che rifiorisce sui ruderi di civiltà del passato, Tra il divenire della vegetazione, si trovano sparse sul territorio, tracce di stabilimenti ed altiformi, vecchi mulini, casolari abbandonati; al silenzio si contrappone il rumore delle acque, il canto lieve e ripetuto degli uccelli, il respiro del bosco, l’attività sommessa di contadini che vivono semplicemente, allevando ancora come una volta pecore, capre e bovini. Uno dei punti di partenza – non obbligatorio ovviamente – è Villa Vittoria, struttura del Corpo Forestale dello Stato di cui si dirà in seguito, in un altro post ad essa esclusivamente dedicato, con i suoi sentieri di piante officinali, alberi da frutto del passato, raccolta di rocce, orto botanico, sub sentieri faunistici, geologici, botanici e quello dei cosiddetti ‘frutti perduti’, allevamento di cavalli murgesi e vivaio forestale. E’ posta a 910 m. sul livello del mare, nel paesino di Mongiana reso famoso fin dal periodo borbonico per la presenza delle Reali Ferriere ed Officine fondate durante il regno di Ferdinando IV di Borbone e funzionanti fino al 1860 c.ca.

Descrizione generale del sentiero

La prima parte del sentiero, la più tecnica, ci immerge subito in un’atmosfera primordiale, magica: sembra di sentire voci del passato che continuano a riecheggiare in questi luoghi. Sono gli uomini che hanno scavato, trasportato il materiale ferroso, lo hanno fatto fondere in altiforni costruiti e ricostruiti ogni volta che alluvioni e rimodernamenti lo rendevano necessario, i carbonai che hanno pazientemente accatastato legna di faggio ‘cuocendola’ a puntino per preparare il combustibile per la fonderia. E chi ha lavorato per livellare il Ninfo e L’Alaro, creando le cadute necessarie a fornire l’aria ai processi di fusione e le pendenze indispensabili a fare acquistare all’acqua la velocità per muovere ruote e meccanismi collegati. Nel 1861 sono 762 unità gli addetti alla ferriera: carbonieri, minatori, armieri, mulattieri e bovari; tecnici e operai specializzati, capi officine, macchinisti, forgiari, limatori, accieri, fornaceri, staffatori, ribattitori, raffinatori, magliettieri. Ma arrivano anche a 1500 operai poco prima che l’arrivo delle colonie garibaldine, il 30 Agosto 1860, e in seguito l’Unità d’Italia portassero al crollo definitivo. Voci di lavoratori, rumori di macchine, di ferri che stridono, di fuoco che crepita, di fumo che soffia, acqua che precipita, pale che girano, sono, a volte, riportate dal vento e dallo scrosciare delle acque; resta ancora la pace della sera, il profumo acre delle carbonaie ancora attive, il freddo dell’inverno che lancia le sue frecce, il fruscio delle fronde degli alberi che avvolgono il paese dal quale ci allontaniamo seguendo a lungo una condotta di acqua pescata dal torrente Vazzalaro. Raggiunto il quale, si risale verso l’altopiano di Ninfo. Ancora tracce di vecchie presenze di allevatori e greggi che ci accompagnano a tratti. Sono gruppi sparsi di bovini, tra cui a volte si incontra la Podolica, una tipica razza calabra. Da qui in poi, la presenza quasi costante dell’abete, di origine naturale, e del faggio che, sulle Serrre, formano boschi puri e consociati, boschi che anticamente furono donati da Ruggero il Normanno al monaco Brunone di Hartefaust di Colonia, ovvero al nostro San Bruno, che alla fine del secolo XI fondò il monastero di Santo Stefano del Bosco oggi Certosa di Serra San Bruno.

Questi boschi rimasero di proprietà dei certosini fino alla riforma napoleonica del 1806 quando furono ripatiti fra i vari comuni. Il nostro sentiero attraversa riserve regionali, statali, boschi pubblici e privati, soggetti ad interventi selvicolturali nel pieno rispetto degli equilibri natuali. Sbuca in terreni coltivati privati, dove la buona educazione e il rispetto delle cose altrui sono di fondamentale importanza; in cortili di masserie, dove cani da guardia stanchi tentano di intimorire gli intrusi, si fa presto palese la presenza di donne intente a lavori agresti, nonne simpatiche e curiose. Ad un cenno di saluto o di richiesta d’informazioni sulla via per proseguire, offrono sorrisi partecipi sentendo parlare del sentiero Frassati.

Dalle prsenze di animali da cortile, di mandrie, si passa ai concerti di grilli, cicale, merli, friguelli, cesene, tordi, ghiandaie, urupe, cornacchie, gazze, cuculi: canti diversi secondo la stagione, in concerto con gli altri rumori del bosco come lo stormire delle fronde, il cigolio dei legni, impercettibili battiti di vita, fruscii di invisibili tassi, faine, istrici, donnole, e in qualche caso, lo aspetto da anni come la prima volta che sentendolo mi emozionai, della vibrazione ugulare del gufo reale.

Si continua a scendere verso Serra attraverso i sentieri calpestati dai sandali dei monaci certosini durante il famoso ‘spaziamento’ che qui vivono, nel mondo ma ‘fuori dal mondo’ e camminano per asciugare l’umidità assorbita nelle celle del convento, intorno a loro, aleggia un soave cantico, una litania ripetitiva e corale che pervade, facendoci sentire dei brividi di vita, ascoltandola nel museo della Certosa.

A poco a poco, quasi senza accorgersene, i rumori del bosco si confondono con quelli quoridiani del paese, primo fra tutti il rintocco delle campane della Certosa, rumori che invitano ad allungare il passo e in breve, dopo campi coltivati e pascoli consumati, si arriva sotto le mura di cinta del monastero fino al Museo. E’ un luogo unico, magico, dove la stanchezza fisica lascia il passo alla riflessione, al silenzio, al rispetto di chi ‘chiamato’ da Dio, ha scelto di vivere nella solitudine e nella contemplazione; ed è pensando ai sacrifici dei Certosini ce si riparte con rinnovato vigore verso la seconda parte del sentiero, verso Santa Maria del Bosco.

Ma questo è un racconto, quello di questa tappa che vorrei fare in autunno…ho qualcosa in sopseso con San Bruno e la sua Certosa e l’animo non pronto a descrivere quello che l’altro ieri, fra ansia per un amico che sta combattendo la sua più importante battaglia e spirito narrativo mi ha reso particolarmente nervoso e quindi non capace di essere esaustivo e completo nella descrizione di questi luoghi.

Le Tappe del sentiero e cosa potete vedere percorrendole

1^ Tappa: Certosa-Santa Maria del Bosco

Tutto il percorso è percorribile agevolmente sia a piedi che in bicicletta. La flora più rappresentativa è costituita dalla presenza della Alnus Glutinosa, Robinia pseudocacia e castagno nella parte bassa; Abies alba nella parte alta. Sono state riscontrate inoltre: Polygonatum multiflorum,  Hypericum perforatum, Vinca Minor, Sanicula Europea, Euphorbia amigdaloides, Geranium versicolor, Erythraea centaurium.

2^ Tappa: Santa Maria del Bosco – Sorgenti del fiume Ancinale

In tutto il tratto è presente l’Abete bianco puro, il cui sottobosco è ricco di numerosi esemplari tra cui: Lonicera caprifolia, Cytisus scoparis Link, Dryopteris filixmas Schott, Vinca major, Geranium Robertianum, Euphorbia coralloides, Oxalis acetosella,, Dafne laureola, Hypericon androseum, Digitalis micrantha Roth, Atropa belladonna, Hedera helix.

3^ Tappa: Sorgenti fiume Ancinale – Pietra Marcata

Questo tratto è quasi interamente in salita, si raggiungono infatti i 1100 metri di altezza s.l.m. Qui la vegetazione d’alto fusto è molto consistente per cui gli esemplari riscontrati sono tipici del sottobosco umido e con poca luce. I più diffusi sono: Aquilegia vulgaris, Lactuca saligna, Epipactis latifoglia, Neottia nidus-avis L.C Rich, Lamiastrum galeobdolon Ehrend, Adenostyles alliariae A. Kern, Galium odoratum, Ilex aquifolium, Ruscus aculeatus.

4^ Tappa: Pietra Marcata – Laghetto Villa Vittoria

Questo tratto comincia subito dopo aver attraversato la strada provinciale che conduce ad Arena sulla destra ed a Ninfo andando a sinistra. Per quanto riguarda le piante d’alto fusto notiamo una stazione di Pino silano sul lato sinistro e di Castagno sul lato destro. Ad essi si accostano esemplari di Pino silvestre. Sul lato destro si intravede un grande recinto all’interno del quale è presente una riserva di daini. Quasi tutto il tratto è allo scoperto per cui la flora è rappresentata da esemplari caratteristici delle radure: Genista tintoria, Crataegus monogina, Erica arborea, Sambucus nigra, Alnus glutinosa, Cistus salvifolius, Clematis vitalba, Ancusella cretica Miller, Briza maxima, Linum usitatissimum, Sedum cepacea, Pteridium aquilinum.

5^ Tappa: Villa Vittoria – Ferriere

Nei pressi del laghetto sono presenti all’ombra di una fitta vegetazione di Ontano nero, numerose piazzole per pic-nic ai lati del fiume Allaro. Proseguendo lungo il percorso si arriva alle ferriere. Gli esemplari riscontrati i questa tappa sono: Sisymbrium officinalis Scop., Lychnis alba, Dryopteris affinis, Athyrium filix-femina, Adiantus capillus veneris, Teucrium scorodonia.

6^ Tappa: Ferriere – Fiume Allaro – Vecchio Mulino

Questa è una delle tappe più suggestive in quanto sono presenti numerosi ruderi che probabilmente facevano parte delle Ferriere. Tra le piante di alto fusto predominano il Leccio, l’Ontano ed il Castagno. Dal punto di vista floristico si osservano numerosi esemplari di piante erbacee: Chaerophyllum temulum, Achillea ligustica, Acacia speudocacia, Valium lucidum all, Geranium robertianum, Sambucus nigra, Architium lappa, Quercus ilex, Umbilicus rupestris Dandy, Arum italicum Miller, Vinca major, Campanula dichotoma, Fumaria capreolata, Valium scabrum, Salix caprea, Hypericum androsaeum, Alnus glutinosa Gaertner, Castanea sativa Miller, Rosa canina.

7^ Tappa: Vecchio Mulino – Ninfo – Catarinella

Questo tratto è caratterizzato, nella zona iniziale, da canali d’irrigazione. Si arriva in contrada micone e si prosegue per Catarinella attraverso la frazione di Ninfo. Lungo il persorso sono state riscontrate le seguenti specie: Dafne laureola, Epipactis latifoglia, Rubes frutticosus, Abies alba Miller, Fagus silvaica, Valium odoratum, Castanea sativa Miller, Origanum heracleoticum, Geranium robertiarum, Malva moscata, Galium odoratum Scop, Hypericum tetrapterum Fries, Angelica sylvestris, Filago germanica Hudson, Lysimachia nemorum, Asplenium trichomanes, Cichorium  intybus, Asplenium adiantum nigrum, Teocrium siculum Rafin, Poligonatum multiflorum, Asplenium trichomanes, Sambucus nigra, Ruscus aculeatus, Ilex aquifolium, Lonicera implex, Dafne laureola, Aquilegia vulgaris, arum italicum Miller, Arctium lappa, Hedera helix.

8^ Tappa: Catarinella – Cerasarella

E’ il tratto più riposante. L’ultima parte, la più lunga, si inoltra nel bosco di Faggeta. A destra costeggia la montagna; a sinistra terreni coltivati. Il sottobosco è rappresentato da Castanea sativa Miller, Fagus selvatica, Hypericum perforatum, Rubes hirtus W et K, Ruscus aculeatus, Lactuga saligna, Plantago lanceolatum, Malva moscata, Euoyimus europaeus, Ilex aquifolium, Pteridium aquilinum, Neottia nidus-avis L.C Rich, Dafne laureola, Hedera helix, Sanicula europaea, Abiens alba Miller, Vinca minor, Geranium versicolor, Epipactis latifoglia, Asperula odorata, Blecnum spianta, Polygonatum perforatum.

9^ Tappa: Cerasarella- Certosa

Rappresenta l’ultimo tratto ed è quasi tutto pianeggiante. E’ quello più interessante per la biodiversità di piante presenti sia spontanee che coltivate e per una diversità di specie cespugliose ed erbacee. In questo tratto è facile osservare tutte le specie presenti negli altri tratti con altre specie che sono esclusiva presenza di questa parte del persorso Frassati. Fra esse si segnalanola Prunella vulgaris, l’ Achillea millefolium, la Menta pulegium, la Dauca carota, il Punus nigra, la Salvia verbenaca, la Scutellaria columnae All, la Campanula trichocalicina Ten, la Corylius avellana.

Per approfondire premere su questo link: Serrra San Bruno