Ho davanti a me un vecchio libro di proverbi calabresi che di tanto in tanto sfoglio per puro divertimento, per pura curiosità e di cui una sezione di questo blog ne annovera un centinaio. Oggi, la mia vista si è focalizzata sulla sezione matrimonio, amore, gelosia, egoismo. Al di là dei sorrisi che spesso strappano i proverbi in generale la cui lettura e la cui onomatopeia, specie quella calabrese, è di per se particolare, essi sono o possono essere la spia, come più volte ripetuto anche su queste pagine, di una mentalità, di un mondo, di una cultura. In questo senso possono assolvere e spesso hanno assolto, per molti studiosi della sociologia dei costumi, dell’antropologia culturale, dell’etnologia in senso più ampio, un valido supporto, ottimi indizi, per la ricerca più specifica ed approfondita dell’oggetto di queste discipline. La piccola serie di proverbi che propongo di seguito, non è scevra da contraddizioni e da apparente illogicità, legate come spesso accade anche oggi, da vedute più o meno laiche o più o meno religiose del matrimonio. Proprio per questo, almeno credo, può servire a darci un quadro, seppur generale e, se si vuole, anche non completo ed approssimativo, di come il matrimonio, la sposa, la moglie, il marito, venivano percepiti e spesso stigmatizzati da questa forma letteraria.

Il matrimonio era considerato sacro e spesso voluto dalla stessa Provvidenza Divina:

Matrimonji e viscuvatu ‘e du’ cielu su mannati; Matrimoni e vescovati, dal cielo son mandati.

U matrimoniu sulu a morti ‘u schucchia; Solo la morte può sciogliere il matrimonio.

Duvi è lu liettu c’è l’affettu. Dove c’è letto, in comune, c’è affetto.

Mai sposarsi una donna brutta solo ed esclusivamente per la dote o per i suoi beni:

Si ppè la robba ‘na brutta ti pigli ‘a rrobba si ni va e l’amuru squaglia. Se sposi una brutta per la dote, la dote e l’amore finiranno.

Chi ppe dinari ‘na brutta si piglia, ‘un trova cumpessuri chi l’assorvi. Chi per denari sposa una brutta, non trova confessore che l’assolva.

Meglio sposarsi con una donna o con un uomo che piace:

A bellizza è la meggju doti. La bellezza è la miglior dote.

Anche se:

A casa e la vigna fo’ spusàri a signa. Casa e vigna fan trovare marito anche a una scimmia.

Mai con parenti:

Matrimoniu fra parenti guaj e turmienti. Matrimonio fra parenti, sempre guai e tormenti.

Mai vivere il matrimonio nella stessa casa dei parenti:

Tinta e amara ‘a maritata chi campa ccu la socira e la canata. E’ infelice e sventurata la donna che è costretta a vivere con la suocera e la cognata.

Così era vista la donna non sposata:

‘A fimmina senza statu è cumi ‘u pani senza levàtu. La donna non sposata è come il pane senza lievito.

Così quella sposata:

‘A fimmina maritata è misa all’onuru ‘e du’ munnu. La donna sposata è da tutti rispettata ed onorata.

Ma il matrimonio non è sempre ‘rose e fiori’:

‘Un c’è atàru senza cruci e matrimoniu senza vuci. Non ci sono altari senza croci e matrimoni senza discussioni, liti, voci alte, maldicenze.

Qualche consiglio pratico:

Matrimoniu allu vicinu, San Giuvanni allu luntanu. Non sposare persona della quale conosci poco le abitudini, le origini, il carattere.

Ed una certa parità fra la coppia:

A casa ha quattru cantuneri: dua allu maritu, dua alla mugliera. La casa ha quattro cantoni, due del marito, due della moglie.

Anche se….

U duluri da mugliera morta dura fino alla porta. Il dolore per la moglie morta dura finché inizia il funerale.

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