I piccoli affascinati dalla storia illustrata dalla direttrice Teresa Muscia. Visita alla mostra dell’Archivio di Stato degli studenti della Don Bosco.

QUEL filo di seta raccontato nei documenti dell’Archivio di Stato, esposti nella sala delle conferenze in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio,continua da quattro giorni ad affascinare alunni, giovani, anziani, esperti, appassionati di storia locale, semplici curiosi. Agli oltre 200 visitatori, finora, della mostra intitolata “L’arte della seta a Monteleone e dintorni”, ieri si sono aggiunti gli alunni delle V classi A e B delle elementari della scuola Don Bosco.

Accompagnati dalle insegnanti Rosetta D’Agostino, Lina Fiumara e Cecilia Molè, nell’ambito di una iniziativa tesa a far conoscere usi, costumi e tradizioni del territorio, gli scolari hanno ascoltato con interesse l’esposizione della direttrice dell’istituto archivistico, la tropeana Teresa Muscia.

Partendo dalle origini il suo è stato un raccontare puntuale e dettagliato di quel che ha rappresentato nei secoli per il territorio provinciale l’industria della seta, lasciando che i ragazzi scoprissero non solo i procedimenti per trasformare un semplice bozzolo di baco da seta in un rocchetto di filo, ma anche che il territorio circostante era una zona di produzione della seta in grado di esportare i suoi lavorati in tutta la penisola e persino in Europa.

La Muscia ha deliziato con aneddoti e brevi racconti gli alunni, che l’hanno quindi sottoposta ad una serie di domande, incuriositi dalla preziosità dei documenti archivistici. Talmente soddisfatti alla fine da rilasciare alcuni un sorprendente, ma fino ad un certo punto, commento. «Mi ha colpito positivamente – ha osservato Lorenzo De Luca – l’organizzazione. Non mi aspettavo che fosse così interessante. Ho appreso un sacco di cose, non conoscevo l’esistenza della seta in tutti questi particolari. Inoltre –ha aggiunto – sono rimasto colpito nell’ap – prendere che il Nord ci ha portato via questa industria». Soffermandosi sui documenti esposti, comprendenti un arco di tempo che va dal secolo XVI al XVIII, il piccolo Lorenzo ha detto: «Non pensavo che dopo tanti anni si conservassero così bene». Nonmenointeressanti leimpressioni di Giovanni Montoro: «Devo ammettere di essere rimasto colpito anche io da questa visita. La storia del baco da seta mi ha affascinato. Le nozioni che ci ha fornito la direttrice sono state molto ricche. Nonmi aspettavo di vedere tanti documentiantichi di tanti Comuni della Provincia, dove viene conservata la storia del nostro passato». Questa interessante finestra sul passato chiude, tuttavia, i battenti domani alle 12,30.

NANDO SCARMOZZINO il Quotidiano della Calabria di Venerdì 1 Ottobre 2010.