Legambiente Ricadi Logo.jpgRICADI – Il circolo Legambiente del paese, nei giorni scorsi ha realizzato due anteprime di ‘Puliamo Il Mondo’, la manifestazione ambientalista più importante che si è svolta in concomitanza sull’intero territorio nazionale. Quest’anno, il circolo, ha scelto come luoghi simbolo la Torre Marrana di Brivadi di Ricadi e la Fiumara Ruffa, quest’ultimo divenuto un luogo d’appuntamento fisso. Il sito di Torre Marrana, hanno spiegato gli attivisti del circolo, è stato individuato in quanto emblema di un sistema difensivo costiero la cui realizzazione iniziò lungo le coste dell’Italia meridionale dal 1200 in poi. Le Torri, dette Saracene, servivano per avvistare le navi pirata e dare l’allarme alla popolazione affinché si rifugiasse verso le alture. Sulle coste calabresi e vibonesi vi erano varie torri che comunicavano tra di loro per mezzo di segnali di fumo o coni bagliori del fuoco; molte di queste versano in condizioni di estremo degrado, altre sono state distrutte, altre ancora racchiuse in proprietà private.

Il circolo Legambiente Ricadi, ha dichiarato Franco Saragò presidente del locale circolo e componente della segreteria regionale, ha voluto, con questa iniziativa, puntare i riflettori evidenziando l’inderogabilità di un tempestivo intervento per tutelare l’integrità delle Torri che rappresentano una parte importante della storia calabrese. I volontari hanno ripulito le aree adiacenti alla Torre Marrana dai rifiuti e dalle erbacce ma idealmente hanno voluto ripulire tutte le Torri calabresi e i reperti storici della Calabria dall’incuria e dall’abbandono in cui versano, ripulendole dalle barriere e dagli steccati che ne impediscono la pubblica fruizione.

Lo stesso circolo ha poi invocato l’intervento della Regione Calabria affinché approvi con urgenza una legge che tuteli nello specifico questo patrimonio e che vincoli il territorio adiacente evitando scempi edilizi.

In questa area – ha poi continuato Saragò – a pochi metri dalla Torre e dal vicino anfiteatro sta per essere realizzata la variante della vecchia Statale 522, che a nostro parere, come abbiamo già avuto modo ripetutamente di denunciare in passato, rappresenterà, se realizzata, un danno irreparabile all’intero sito e al vicino anfiteatro, quindi alla storia ricadese e alle potenzialità attrattive che l’area della Marrana rappresenta sotto il profilo culturale e turistico. Come circolo chiediamo alle competenti amministrazioni l’immediata sospensione dei lavori e una variante sostanziale del progetto che riconsideri il grave impatto ambientale che si verrà a creare non solo in questo sito ma in vari altri punti quali: la collina di Ciaramiti, la Fiumara Ruffa che verrà attraversata da un ponte (oggi ridotto da 8 a 6 campate grazie all’intervento di Legambiente e dell’ex assessore all’ambiente della provincia Matteo Malerba), e nelle vicinanze degli abitati di Lampazzone e Barbalaconi.

La seconda iniziativa è stata poi realizzata nel fondovalle della Fiumara Ruffa, tra i comuni di Drapia e Spilinga, un’area di grande pregio ambientale e sito d’interesse comunitario. Un appuntamento questo che si ripete con costanza nel tempo tanto che il circolo ha idealmente adottato il sito. Nella fiumara, come molti ricorderanno, vi è l’areale più importante d’Europa di Woodwardia Radicans, una felce preistorica quasi del tutto estinta; qui sono state censiti 2.200 esemplari, una rarità che non ha uguali.

Il Circolo – ha dichiarato il vice presidente Osvaldo Giofrè – ha adottato idealmente da anni la Fiumara Ruffa per le sue peculiarità ambientali. L’importanza della presenza della felce che la natura ha preservato nel tempo, testimonia che in quest’area perdura, nonostante tutto, un microclima e una condizione ambientale ottimale che ha consentito la sopravvivenza della specie ma che l’intervento inusitato dell’uomo rischia di mettere in serio pericolo di estinzione. Queste particolari condizioni ambientali, infatti, rischiano di essere compromesse sia dall’inquinamento delle acque, per via degli scarichi reflui o fognari abusivi che dal disboscamento.

Gli stessi volontari hanno invocato infine una maggiore presenza di agenti del Corpo Forestale evidenziando che un territorio di pregio come quello del Poro non può essere presidiato da pochissimi uomini.

Articolo tratto dal Quotidiano della Calabria del 7 Ottobre 2010

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