Sycurpol Tropea.jpgMartedì scorso l’ultimo avvertimento: un proiettile nella posta: “ho sempre denunciato tutto, facendo nomi e cognomi, ma finora non ho avuto alcun riscontro.”

La Gazzetta del Sud – venerdì 15 Ottobre 2010

di Marialucia Conistabile

L’ultima intimidazione risale a martedì scorso, quando nella  cassetta delle lettere ha trovato un proiettile calibro 32. Posta  “pesante”, dunque, per Pietro Di Costa, 42 anni di Tropea,  titolare dell’Istituto di vigilanza “Sycurpol” che ieri ha deciso – perche costretto da una serie di circostanze – di restituire la licenza e di chiudere i battenti.

L’ha fatto comunicandolo in una lettera al prefetto Luisa Latella, al questore Filippo Nicastro, al comandante provinciale dell’Arma, ten. col. Giovanni Roccia e al procuratore Mario Spagnuolo. Una decisione quella di Di Costa sofferta, anche perché – spiega – “ho lasciato senza lavoro tre padri di famiglia – ma che rappresenta la punta di un iceberg di anni passati praticamente in solitudine, a fare i conti non solo con la difficile realtà locale, ma anche con l’indifferenza degli organi preposti. Motivazioni che espone in poche righe facendo presente che le stesse, «sono state rappresentate in più sedi, con denunce presentate in tutti gli uffici preposti (Procura, Questura, Carabinieri, Prefettura)». Denunce relative, appunto, alle minacce di morte ricevute, ai continui danneggiamenti alle autovetture utilizzate per il servizio della vigilanza, sino allo scontro “muso a muso” con “un noto mafioso della zona, attualmente in carcere” che avrebbe minacciato di morte Pietro Di Costa “invitandolo” a fare un passo indietro e a lasciare il posto ad altre persone.

Insomma, storie di ordinarie angherie consumate a Tropea e dintorni dove, molto spesso, la  “vigilanza” viene fatta da altri e dove la storia diventa anche quella di ordinaria mazzetta.

“Non ce la faccio più, sono arrivato al limite – sbotta it titolare della “Sycurpol”. Negli anni  ho puntualmente denunciato tutte le minacce e i danneggiamenti subiti. L’ho fatto indicando nomi e cognomi, ma la situazione non e cambiata. Ho avuto tanta solidarietà da parte delle forze dell’ordine, però finora non ho avuto alcun riscontro, alle tante denunce fatte. Mi chiedo: le istituzioni dove sono? Oggi ritengo – aggiunge – che venga messa a repentaglio non solo la mia incolumità, ma anche quella della mia famiglia e dei miei dipendenti, che sono stati anche loro minacciati. Allora, anziché rischiare, considerato che non ne vale la pena, decido di togliere it disturbo. Quando diventerà un mafioso forse avrà la possibilità di andare avanti, ma oggi preferisco morire di fame e rimanere una persona onesta». Iniziata l’attività circa tre anni fa, dopo cinque anni trascorsi per avere la licenza, l’Istituto di vigilanza diretto da Di Costa aveva dieci dipendenti. Negli anni il numero si è assottigliato e, ultimamente, da sei dipendenti si e passati a tre. Nel tempo il numero degli abbonati si è un pò ridotto e ciò ha influito sul taglio del personale, ma se Di Costa avesse trovato le condizioni per poter continuare a lavorare in tranquillità avrebbe potuto farlo anche ora, perche non erano i clienti a mancare.

La vita della “Sycurpol” è  stata da subito costellata da  difficoltà. Le minacce si sono alternate ai danneggiamenti ai mezzi e lo stesso Di Costa, nel mese di agosto dello scorso anno è stato fermato mentre si trovava a Vibo Valentia e minacciato. Episodi che ha puntualmente denunciato. L’ultima “perla” in ordine di tempo quella di martedì scorso. Una “perla” dal sapore di piombo che per Di Costa ha avuto l’effetto della classica goccia che fa traboccare il vaso. E allora la decisione di restituire la licenza e di aspettare tempi migliori.

“Chiedo scusa ai miei dipendenti – prosegue Di Costa – e agli  abbonati, ma non avevo altra scelta». E agli abbonati va anche  pensiero del maresciallo responsabile del servizio Domenico  Mazzeo, 35 anni e padre di una bambina. “Sono rimasto senza  lavoro – osserva – e come me i miei colleghi anche loro padri di famiglia”.