Federico Guglielmo Lento (foto Libertino riadattata).JPG

E’ la fraganza del suo profumo.

Il ricordo di chi ha visitato,

ma non lo sente chi non l’ha ascoltato.

Non ha ricordi colui che non ha vissuto.

L’uomo che vive il suo dolore

affida a Lui le sue preghiere

trovando la forza di tramutare

ogni sua lacrima in pensiero soave.

E guarda avanti alla vita che viene

facendosi forte della sua fede,

lieto e contento di poter confidare

nel grande Amore che lui sa dare.

Questi i pensieri che un’amica di Guglielmo Lento ha voluto lasciare su queste pagine per ricordare questo grande tropeano, questo grande medico del corpo e dello spirito che ci ha improvvisamente lasciati l’altro ieri e per il quale ogni parola, ogni pensiero, ogni necrologio, sarebbero sempre poca cosa rispetto alle straordinarie qualità che hanno caratterizzato la sua vita e la sua dimensione umana.

Chi scrive è convinto, infatti,  che non ci possano essere parole sufficienti per attestare quanto grande sia stato lo spessore dell’ uomo  al quale ci siamo  affezionati, al quale abbiamo voluto il bene dell’anima, al quale continueremo a volere il bene dell’anima, anche e soprattutto ora, dopo il suo prematuro ‘arrivederci’, dopo la sua momentanea ed apparente assenza.

Questo è il caso di Federico Guglielmo Lento, illustre tropeano d’altri tempi, al quale per vie diverse, le une dalle altre, per svariati motivi, chi più chi meno, conoscendolo di persona o semplicemente leggendo i suoi scritti, ha potuto apprezzare, stimare ed amare.

Cercheremo, a cominciare da oggi, con le difficoltà che la cosa comporta soprattutto sul piano emotivo, di rendere omaggio alla memoria del collaboratore di questo blog, all’illustre ‘tropeano della diaspora’ che viveva a Gela in Sicilia ma che portava Tropea nel suo cuore notte e giorno, dell’affabulatore intelligente e generoso che ci incantava con le sue “faragule” e che ci ha fatto rivivere in questi mesi una Tropea lontana nel tempo ma viva nella memoria di molti, una Tropea affamata ma dignitosa, una Tropea vera e genuina, una Tropea che, ahinoi, (come lui stesso diceva) “non c’è cchiù”.

Cercheremo, ed uso il plurale così come a lui piaceva, così come è giusto che sia, considerata la stretta collaborazione di Umberto Donato e di Caterina Sorbilli, di Carmelo Di Gesaro e di Francesca Scaglione con il blog fascioemartello,  di rendere memoria nei prossimi giorni, nei prossimi mesi, nei prossimi anni, di questa non comune personalità, di questa poliedrica personalità, di questa affascinante personalità. Perché, anche in questo, Gugliemo è stato bravo. Sapeva trovare le cose che uniscono scartando a priori quelle che dividono; ha saputo coniugare la Sicilia alla Calabria anche virtualmente, avvicinando i due rispettivi blog in un’unica dimensione.

Per far questo abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti, soprattutto della sua famiglia, che custodisce gli scritti ultimi di Gugliemo, le faragule e gli interventi che amava scrivere dalla sua ‘isola che non c’è’ ovvero dal suo studio medico riadattato ad ufficio di protezione per lo spirito e luogo del suo sogno mai sopito.

Guglielmo condivideva tutto con tutti. Era la sua cifra denotante. Era il suo credo. Tentare di dare spessore umano a qualunque cosa egli vivesse, a qualunque incontro. Guglielmo viveva l’amore del mondo, il comandamento principale del decalogo bibblico. Lo viveva per davvero, nel profondo, perché convinto fino in fondo dell’unicità di questo comandamento, della verità ultima riposta in esso. L’amore per la vita e per gli altri l’ha reso nel tempo un grande COMPAGNO, uno di quelli che il ‘cum-panis’ ovvero il mangiare il pane insieme lo  viveva per davvero nella quotidianità dei suoi giorni.

Una coerenza titanica la sua, di quelle che lasciano il segno. Comunista e cristiano. Cristiano e comunista, fate voi. Praticante e vero combattente per un mondo più equo, più giusto, più solidale. Ed è questa la ragione principale per la quale è riuscito ad insegnare molte cose in questi ultimi mesi a chi, come me,  lo ha conosciuto solo tardi, troppo tardi, anche se da una vita  le nostre rispettive famiglie si  conoscono  e si stimano reciprocamente.

Difficile non apprendere le cose quando a dettare le direttive, le linee, i tempi, è un uomo come Guglielmo Lento, l’onorevole per definizione e non ‘per caso’ come lui umilmente diceva di se, come lui modestamente definiva i suoi due mandati parlamentari da onorevole. Difficile rimanere indifferenti al suo modo di porgere le verità più semplici ma spesso non percepite perché vittime del nostro ego atrofizzato e misero.

Gugliemo è stato generoso con tutti. Con i suoi pazienti per primi, in quell’ospedale gelese nel quale ha speso  una vita per curare gli ultimi della terra, quelli che si ammalavano di tubercolosi, di tifo, di altre malattie infettive e che hanno trovato in lui un approdo medico completo, perché fatto non solo di preparazione tecnica, ma di cuore e di anima. Gugliemo è stato generoso con la sua famiglia, con i suoi amici, con tutti quanti lo hanno incontrato e frequentato.

E’ stato un politico fine e sincero, combattivo e leale, premuroso e testardo, preferendo sempre il dialogo piuttosto che lo scontro, anche se non ha mai abbassato lo sguardo dai suoi imperativi categorici sostanziati da pochi ma coerenti ideali: il rispetto per tutti, l’amore per la famiglia, l’amore per Gesù Cristo, la difesa degli ultimi del mondo, la politica intesa come servizio. Non è un caso che siano stati centinaia gli attestati di stima che in queste ore ha ricevuto su tutti i blog della rete. Non è un caso il bellissimo e commovente ricordo che di lui ha tracciato il presule della cattedrale di Gela che ha celebrato la messa dell’ultimo saluto a Guglielmo.

Con tutti generoso ma non con se stesso, questo lo posso affermare a chiare lettere, anche se – come dicevo – l’ho conosciuto poco. Non si è curato per tempo, non ha voluto approfondire i richiami che gli venivano dal suo corpo ed i sintomi che gli avrebbero dovuto dettare altra premura, altro atteggiamento. Ma si sa, i grandi di spirito, soprattutto se dottori, non degnano al loro corpo le dovute attenzioni. Pubblicava su queste pagine, poco tempo fa, uno studio approfondito sulla cura del fegato e dei tumori al fegato con la radiofrequenza, studio effettuato dal suo amato e brillante nipote Giovanni Vallone. Sarà un caso, ma io al caso credo poco, che a parlare di cura con la radiofrequenza al tumore del fegato sia stato lui.

Sarò un mistificatore e le mie saranno solo congetture, ma quel post, quell’intervento, quella strana uscita, tradiva qualcosa che Gugliemo già sapeva, già conosceva. Anche in questo, se queste congetture sono quantomeno verosimili, un gigante e titano, un romantico in senso pieno. Dopo la pensione, non soddisfatto e probabilmente già molto consapevole, cosa ha pensato di fare? “Lucio, mi devi aiutare, devo fare un blog, un sito, in cui posso dare risposte a coloro i quali chiedono consigli medici”….

Nasce così “Il medico condotto”, un blog di risposte mediche che Gugliemo mi aveva commisionato e sul quale si erano iniziati a dare i primi consigli, i primi suggerimenti pratici, a tutti coloro che attraverso i commenti li richiedevano. Anche in questo la sua generosità si è tradita. Era malato e pensava ai malati. Capiva che la rete era democratica, popolare, accessibile, era per tutti insomma, e la voleva sfruttare per  dare consulenze gratuite. Un istinto naturale, il suo, per gli altri.  Il blog è ancora in rete. Se qualcuno dei medici suoi amici, volesse approfittare  per continuare il suo progetto, sono a sua completa disposizione: basta che me lo faccia sapere, mi dia un cenno.

Venerdì 29 Ottobre 2010, qui a Tropea, in Cattedrale, alle ore 17,00, ricorderemo l’amico, il compagno, l’uomo, il dottore, il politico Guglielmo Lento in una messa in suo suffragio. Chi volesse  unirsi alla preghiera, basta che venga al Duomo e si  sieda davanti alla sua “Madonna da Rumanea”, quella che dal contiguo vico Manco, dove si è cresciuto e dove la sua tropeanità si è radicata e amplificata, poteva venerare e pregare a due passi da casa.

“… Alla casa di Vico Manco risale il nascere in me  della passione per la politica. Lì imparai ad avere a cuore le sorti di quelli che il vangelo chiama gli  ultimi, mi imposi di dare voce e rappresentanza a  chi non l’aveva e credeva gli avevano fatto credere, che non ne avesse diritto.”

Questo oggi era scritto nel manifesto mortuario affisso nei muri della città; questa in sintesi la summa della sua vocazione politica.

Venerdì il tuo ricordo s’imprimerà ancor di più nei vicoli della tua Tropea; Venerdì in quella chiesa la tua Madonna ti abbraccerà fortissimamente, così come meriti. Venerdì la tua Tropea, quella che ancora c’è, quella che tu amavi, minoritaria ma non troppo, solo perché non vuole più  leggere la sua storia con umiltà e rispetto,  minoritaria ma non troppo perché si è lasciata ingannare e sedurre dall’illusione dei guadagni facili ed effimeri, la tua Tropea, quella che ancora non ha dimenticato se stessa, la sua tradizione, la sua bellezza, la sua anima, quella Tropea che a te piaceva e che amavi  ricordare nelle tue “faragule”, sarà lì a dirti: “Arrivederci grand’uomo!”, “Arrivederci amico nostro!”, “Arrivederci Trupianu du cori randi!”