castagna.jpgIn Italia la cultura del castagno si sviluppò tra l’XI e il XV sec. soprattutto ad opera dei frati dei conventi e dei monasteri che per primi promossero la piantumazione di questi alberi provenienti dall’Asia Minore. In Calabria, diverse fonti fanno risalire l’introduzione di queste piante al periodo della Magna Grecia. Il castagno attecchì ottimamente e risultò una preziosa risorsa per la popolazione. Non solo per i frutti, buoni da mangiare, ma perché anche l’albero poteva essere variamente utilizzato.

La castagna, sia secca che macinata, si prestava per diverse preparazioni culinarie, sopperendo ad altri nutrienti in maniera degna. Mentre il legno veniva usato sia per la fabbricazione di arredi che in edilizia per la costruzione di manufatti, anche artigianali. A tutt’oggi le botti per l’invecchiamento di vini e liquori vengono fatte anche con legno di castagno.

Senza dimenticare che ai piedi degli alberi crescono funghi e sottoterra è facile trovare pure degli ottimi tartufi. La corteccia poi viene usata per il tannino (sostanza conciante) e le foglie per i giacigli delle bestie. Mentre le api utilizzano il castagno per produrre il miele  dall’aroma intenso, ideale da abbinare con formaggi al giusto grado di maturazione.

In Calabria tre sono le specie da mensa più rappresentative presenti sul territorio montano e collinare: ‘nserta, tanto cara anche a Ciardullo nel “A castagna”, di forma rotondeggiante e media grandezza, apprezzata per le caratteristiche organolettiche; mamma, di grossa pezzatura; riggiola, ovale e leggermente schiacciata, ottima essiccata e per alcune trasformazioni come la canditura e le tipiche “castagne al mosto cotto”.

La raccolta, momento di aggregazione sociale in cui rivivono tradizioni e ricordi di tempi passati, avviene da settembre a novembre. Molteplici gli impieghi di questi frutti ad alto potere nutritivo: si possono mangiare fresche o secche, crude, bollite e arrostite.

Regine d’autunno, le castagne oggi sono protagoniste, dall’antipasto al dolce, di piatti tradizionali molto apprezzati; mentre con la farina si preparano pitticelle, focacce e pane (prelibato con la ricotta caprina!), un tempo detto “residuale” perché consumato dalle classi povere in assenza degli altri tipi di farina.

A Cerva, paese del catanzarese inserito nel circuito delle Città del Castagno, si può visitare il “Museo della Castagna” dove è possibile ammirare una ricostruzione delle fasi del procedimento di raccolta, l’esposizione delle attrezzature tradizionali, foto d’epoca. Nelle vicinanze alberga l’esemplare più bello fra i “patriarchi”, un castagno di 400 anni di età, denominato “castagno del cielo”.