Continuo la pubblicazione inerente la vastissima letteratura proverbiale calabrese, di cui questo blog annovera una sezione ancora non completa ma già sufficientemente ricca, con alcune frasi e detti proverbiali sulla giustizia e il diritto, argomenti questi ultimi assai presenti nel parlato, nel vernacolo quotidiano e nelle massime proverbiali usate tutt’oggi in Calabria. Come di consueto, inserirò per prima cosa il proverbio in dialetto, poi la relativa traduzione più o meno letterale dello stesso, e, in alcuni casi, anche un brevissimo commento con funzione chiarificatrice del senso e della morale contenuta in essi.

Iniziamo con il primo proverbio, che racchiude in se la grande considerazione per il detto proverbiale che si aveva in passato, non solo come fonte di saggezza ma come elemento di diritto.

U dittu è Vangelu. Il proverbio è Vangelo.

Su tutti i princìpi il presente è ancora valido:

Cu rumpi paga, cu guasta acconza. Chi rompe paga, chi guasta accomoda.

Cu ti sapi, ti rapi. Chi ti sa, ti ruba. Colui che conosce le tue cose, i tuoi movimenti, è facilitato nel rubartele, di appropriarsene, qualora decidesse di farlo.

La norma del codice civile per la quale chi ha la proprietà del suolo è proprietario di tutto ciò che si trova sopra la superficie dello stesso è così espressa:

Chini fràvrica a robba d’autri perdi fatiga, petri e caucia. Chi costruisce o chi lavora sul terreno altrui, perde lo sforzo, le pietre e il cemento.

Cu fabbrica ‘ncasa aliena, perdi la cauci, la petra e l’arena. Chi costruisce nella casa altrui, perde la calce, la pietra e l’arena, ovvero il terreno dove ha costruito.
Di chi sono i frutti dell’albero?

L’agghianda duvi cadi, l’alivu di cu è. La ghianda è di proprietà del terreno dove essa cade, l’olivo è invece del legittimo proprietario dell’albero (anche se cade altrove).

Ghianda e nuci duvi cadinu fannu a cruci. Ghiande e noci appartengono al proprietario del terreno dove cadono.

Causa di molte liti i limiti di proprietà terriera. Un detto così li definisce:

Allu simiti c’è lu tintu. Al limite della proprietà c’è il diavolo.

Alli causi ci vonnu gammi leggi. Chi vuole affrontare un giudizio sia sollecito e sempre presente nelle aule giudiziarie.

A cuscienza lesa fa l’omu paurusu. Coscienza turbata fa l’uomo pauroso.

L’omu pa parola, lo goi pi li corna. L’uomo per la parola, il bue per le corna. Caratteristica dell’uomo è tener fede alla parola data, come caratteristica del bue sonno le corna. Questo concetto, ovvero che la parola vale più di un contratto, è ribadito dal seguente detto:

A parola è strumentu. La parola data vale un contratto.

E anche da questo:

U pattu è cchiù di leggi. Un patto vale più della legge.

U pattu ti caccia da casa. Un patto può anche cacciarti via dalla tua casa.

Ai santi comu l’aduri, alli curti comu t’aiuti. Dai santi otterrai adorandoli, dalla giustizia arrangiandoti.

L’usu vecchiu è leggi. La vecchia usanza è legge.

U rispettu si vindi a leggi. Il rispetto si vende la legge. Fare una cosa contro legge per riguardo ad una persona.

La sfiducia nella giustizia è riposta nei seguenti proverbi:

Vinci lu forti e lu fissa ha ragiuni. Vince chi è forte mentre il fesso ha ragione.

Cu perdi avi sempri tortu. Chi perde ha sempre torto.

Giustizia ed onestà amaru cu li cerca. Giustizia ed onestà (intesa come sanità, salute), guai a chi li cerca.

U latru è boia e l’arrobbatu è ‘mpisu. Il ladro fa il boia e il derubato viene impiccato.

Non c’è differenza però tra ladro materiale e complice morale:

E’ latru cu arrobba e cu teni lu saccu. Ladro è chi ruba e chi tiene il sacco.

Nò vistu e nò pigliatu ‘un pù jiri carciratu. Non visto e non sorpreso non può andare carcerato. Non si può essere condannati se mancano le prove del reato.

Occhio per occhio e dente per dente è così espresso:

Fa chillu che t’è fattui e nun è mai piccatu. Render la pariglia non è mai peccato.

La consapevolezza che una causa più si trascina a lungo più rende agli avvocati è così espressa:

Cchiù penni cchiù renne. Più pende, più rende

Il detto più popolare al riguardo era il seguente (credo che ancora lo sia):

A carta canta in cannolu. Lo scritto, l’atto legale, (carta in senso generico), è la cosa che vale in un giudizio. Sono tranquillo perché ho conservato l’atto scritto in un tubo (per cannolu si intende tutt’oggi il cartoncino a forma di tubo in cui viene inserito l’atto legale di una certa importanza).

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