1814071387.jpgE’ il più importante porto italiano per il transhipment, lo snodo principale per la movimentazione merci in container, il più grande terminal del Mediterraneo, prima di Genova e La Spezia, il terzo scalo portuale in Europea dopo Rotterdam ed Amburgo. Ora, però, rischia il tracollo “per mancanza di navi”. Si tratta del porto di Gioia Tauro che da solo rappresenta il 50 % del Pil della già fragile ed asfittica economia dell’intera regione Calabria, occupando più 3000 posti di lavoro tra operai, impiegati, maestranze e indotto, in un territorio difficilissimo, schiacciato tra l’incudine della disoccupazione e il martello della crimalità organizzata. Lo stop di trenta ore per mancanza di merce in arrivo, imposto dalla multinazionale Contship – fondata da Angelo Ravano, gruppo Eckelman  Battistello, che controlla la Medcenter Container Terminal (Mct), gestore del porto – la dice lunga sulle condizioni reali di quello che era considerato il fiore all’occhiello dell’economia calabrese ed internazionale nel settore del cabotaggio con le grandi navi “feeder”.

gioia tauro porto.jpgI segnali di crisi ed i campanelli d’allarme erano, però, già scattati per i lavoratori e per l’intero sistema portuale. Lunga, altalenante ed inascolatata è stata l’agonia del Porto di Gioia Tauro, caratterizzato da volumi di traffico che, per cause contingenti, sono sensibilmente saliti e scesi, nel periodo ricompreso tra il 1999 e il 2009, senza che vi fosse un’organica visione per lo sviluppo della fondamentale struttura portuale calabrese. Sullo sfondo, una concorrenza senza esclusione di colpi, una guerra dei porti. Non solo (e non tanto) con gli altri scali italiani – Genova, Trieste, Cagliari Taranto – quanto con quelli, agguerritissimi, del Nord Africa come Tangeri, in Marocco, e Port Said, in Egitto, che possono contare su costi nettamente inferiori per servizi e manodopera a fronte degli standard europei e su tariffe più competitive rispetto alle tasse di ancoraggio italiane. E, proprio per ovviare all’elevato rent di ancoraggio, era intervenuta, con risorse proprie, l’Autorità portuale di Gioia Tauro, guidata da Giovanni Grimaldi, che aveva abbattuto le tariffe del 20%, sopportando oneri per circa sei milioni di euro. Esperimento, quello dell’Autorità portuale gioiese, risultato efficace, che ha controbilanciato le perdite in termini di movimentazione di merci, ma che non può ripetersi all’infinito, senza un’assunzione di responsabilità della politica – nazionale e regionale – ed una solida, organica prospettiva di rilancio finanziario e logistico dello scalo internazionale. La tedesca Maersk, socio di minoranza di Mct, ha da tempo diretto i propri volumi commerciali verso il più conveniente Nord Africa, mentre Grand Alliance, altro importante vettore che aveva scelto Gioia Tauro come scalo merci, si è rivolta, già nel 2009, verso altri lidi, indirizzando le proprie linee su Cagliari. Sullo scalo calabrese si è registrata così una flessione complessiva delle movimentazioni, passate da 3.467.772 container a 2.857.438. Ma la concorrenza globale non basta a spiegare la situazione che incombe sullo scalo gioiese e sui lavoratori e che potrebbe evolversi in maniera drammatica. Il porto di Cagliari, infatti, ha varato nuovi collegamenti con Trieste, mediante la tedesca Hang Lloyd (prima a Gioia), quello di Taranto vanta due nuovi scali nel China – Europe Shluttle, la stessa Tangeri è destinataria di finanziamenti della Bei (la Banca Europea degli Investimenti), mentre il transhipment – da e per l’Europa – è cresciuto nel 2010 a ritmi superiori al 10% rispetto all’anno precendente, lasciando, dunque, al palo solamente Gioia Tauro. Oltre agli aspetti di politica economica generale ed a quelli legati alle dinamiche dei commerci internazionali, si innestano, dunque, su Gioia condizioni specifiche che contribuiscono a cambiare il segno ai fattori e alimentano incertezza. E’, infatti, in atto un difficile braccio di ferro tra i soggetti imprenditoriali presenti nello scalo portuale calabrese: la stessa Medcenter Container Center (Mct) e la Mediterranean Shipping Company (Msc), presieduta da Gianluigi Aponte, importante armatore sorrentino, a capo del secondo operatore mondiale nel campo dei cargo e unico cliente dello scalo. L’obiettivo di Aponte sarebbe quello di accrescere le partecipazioni azionarie nel nocciolo della Mct ed ottenere la maggior parte delle banchine. Aponte e la sua Msc hanno un determinante “potere contrattuale”, anche in considerazione del contribuito fondamentale prestato, negli ultimi anni, al ritmo dei traffici commerciali su Gioia. Da parte sua, la Mct punterebbe a maggiori introiti, catalizzando l’attenzione istituzionale e politica su Gioia Tauro. La partita societaria si gioca a Ginevra e Amburgo, sedi dei contendenti e, fondamentale per la risoluzione dell’impasse, sarebbero le quote del socio di minoranza tedesco Maersk, riluttante a cedere, per il momento, il proprio pacchetto azionario alla Msc di Aponte. Lo stesso presidente dell’Autorità portuale Grimaldi ha espresso la preoccupazione per “i difficili rapporti commerciali che in questo periodo si sono verificati tra la Med Center Container e la Msc”. Il quadro economico calabrese, nel quale viene a cadere quest’ennesima crisi del sistema produttivo e dell’occupazione, è tutt’altro che confortante. I dati recenti parlano di una perdita netta di 23 mila posti di lavoro, con aumento della cassa integrazione, specie quella in deroga. Ai disoccupati si aggiunge la marea di precari – 5.400 unità – con altri 3.100 nel settore della pubblica amministrazione a fronte di consistenti tagli ai trasferimenti con ricadute nei servizi e di un alto livello di fiscalità sia con riguardo all’imposizione nazionale che a quella degli enti locali. Una situazione esplosiva che segnala una vera e propria emergenza. Nei mesi scorsi, l’avanzamento dell’iter amministrativo e tecnico per il varo del piano regolatore portuale, prometteva nuovi spiragli. Riunioni su riunioni che hanno visto insediarsi nella sede romana del Consiglio Superiore dei Lavori pubblici la commissione ad hoc, cui è demandato il compito di istruire il nuovo piano regolatore portuale. A tal fine, più stringenti erano stati resi i controlli antimafia per le nuove opere pubbliche in cantiere, tra le quali un secondo canale portuale e un gateway ferroviario. Ora la doccia fredda sui lavoratori che chiama intorno ad unico tavolo Gianni Letta, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio – presso cui si è recato il neo Sindaco di Gioia Tauro, Renato Bellofiore – il Ministro dei Trasporti Altero Matteoli, il Governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti, la Confindustria e le parti sociali che annunciano la mobilitazione in difesa della struttura portuale e dei posti di lavoro. Tra le opzioni in discussione nella complessa trattiva, la creazione di una fiscalità di vantaggio, l’abbattimento delle tasse portuali, una congrua moratoria degli oneri sociali ed una riduzione delle accise energetiche”.

Eduardo Meligrana