1180824478.gifEcco l’inquietante spaccato che emerge dalla relazione del prefetto Luisa Latella al ministro dell’Interno

di GIANLUCA PRESTIA, Il Quotidiano della Calabria, 22 Gennaio 2011

VIBO VALENTIA – Lunga e dettagliata al cui interno viene sviscerato ogni singolo aspetto che ruota attorno all’Azienda sanitaria. È la relazione che il prefetto Luisa Latella ha inviato al Ministro dell’Interno Maroni evidenziando i presupposti di scioglimento per infiltrazioni mafiose sulla base delle risultanze investigative della Gdf, effettuate nel 2007, su incarico dell’Alto Commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito all’interno della pubblica amministrazione.

Inchiesta che aveva fatto emergere la presenza di esponenti di primo piano della criminalità locale all’interno degli uffici e nella fornitura di servizi, portando, nel dicembre scorso al commissariamento dell’Ente.

Condizionamenti in ogni settore.

Nella relazione veniva evidenziato come  le indagini avessero accertato la presenza, praticamente in ogni settore della vita aziendale, di esponenti di alcune fra le maggiori cosche attive sul  territorio personale dipendente. In particolare il riferimento era verso «le famiglie mafiose dei Lo Bianco, dei La Rosa e dei Gasparro-Fiaré che  risultano essere in rapporti di relazione diretta e/o indiretta con personale dipendente dell’Asp».

Personale dipendente dalla ditta erogatrice del servizio di ristorazione ai degenti.

Il prefetto Latella scriveva che anche fra il personale addetto ai servizi di ristorazione risultano soggetti pregiudicati con rilevanti precedenti e rapporti con la criminalità locale: «Dalle attività svolte è emerso che le aziende vincitrici dell’appalto di somministrazione pasti presso in presidi ospedalieri dell’Asp di Vibo Valentia, (nonché presso le mense scolastiche del comune capoluogo) hanno sempre utilizzato personale dipendente risultato poi essere direttamente collegato alla consorteria criminale operante nel territorio di san Gregorio d’lppona denominata cosca Gasparro-Fiarè».

Personale assunto tramite la società di lavoro interinale obiettivo lavoro.
Molti dipendenti assunti tramite la società di lavoro interinale obiettivo lavoro (filiale di Lamezia Terme) risultano gravati da precedenti penali, e segnalati per frequentazioni con esponenti della criminalità organizzata con particolare riguardo per accertati rapporti esistenti con il clan Lo Bianco.

Funzionari e dirigenti.
Anche la compagine dirigenziale dell’Asp risultava, per alcuni dei suoi componenti, connotata da posizioni di particolare interesse ai fini dell’applicabilità delle richiamate norme del Testo Unico degli Enti Locali.

Fornitura del servizio di ristorazione ai degenti ricoverati nella casa di cura per anziani di Vibo nei quattro nosocomi e ai dipendenti degli stessi.

Le attività d’indagine avevano fatto emergere molteplici irregolarità relative al servizio in questione, con particolare riguardo per le procedure connesse all’appalto per l’affidamento del servizio mensa.

Appalti relativi ad impiantistica termo-idraulica.

Nel contesto investigativo, scriveva ancora il prefetto Latella, era stata riscontrata l’esistenza di un consolidato «sistema per veicolare le gare d’appalto a favore di ditte riconducibili al clan mafioso dei Lo Bianco, operante a Vibo». Secondo quanto accertato dalle indagini, i soggetti legati alla criminalità «beneficiavano della condotta omissiva di alcuni dirigenti pro-tempore dell’Ente, che rivestivano ruoli apicali», i quali avevano «permesso, nel periodo oggetto d’indagine, di gestire, in regime di monopolio, la quasi totalità dell’assegnazione degli appalti afferenti la fornitura di beni e servizi (in particolare nel settore termo-idraulico), all’interno dell’Asp,veicolando tali appalti a ditte riconducibili alla cosca Lo Bianco, determinando, così, turbative atte a condizionare la regolarità delle medesime gare, arrecando, nel contempo, un ingiusto danno alle altre ditte partecipanti».

Costruzione del Nuovo ospedale.
Un paragrafo non poteva non riguardare la realizzazione del nuovo nosocomio e al suo appalto aggiudicato a un’impresa pugliese. Al riguardo il prefetto faceva presente che l’intera documentazione era stata posta sotto sequestro dalla Procura di Vibo. «In particolare – scriveva – l’autorità giudiziaria ha accertato alcuni episodi di corruzione, contestati nell’ambito dell’operazione “Ricatto”, di cui si è trattato in precedenza, e che, come s’è detto, aveva portato, nel settembre 2005, all’emissione di avvisi di garanzia e al sequestro del cantiere, dove si stava costruendo il nuovo ospedale. Successivamente, il Consorzio Tie di Bitonto (BA), appaltava i lavori alla ditta “Edil Trasport dei F.lli Evalto Sas” di Vibo, la cui autorizzazione, però, venivasuccessivamente revocata dalla prefettura per “informazioni antimafia interdittive nei confronti dell’impresa”. La società in questione, sulla base di accordi pregressi con il Consorzio vincitore dell’appalto, avrebbe dovuto realizzare l’intera opera del nuovo nosocomio.

Lavori di ristrutturazione in economia.
L’esame dei dati relativi all’affidamento dei lavori edili di ristrutturazione dei vari presidi avevano fatto emergere, fin dagli accertamenti condotti dall’Alto Commissario, l’esecuzione di lavori di ristrutturazione in economia ripartiti in più lotti, «disattendendo gli obblighi della normativa che vieta di assegnare a trattativa privata, in tempi successivi, lotti appartenenti alla medesima opera. I lavori, che avevano avuto per oggetto le ristrutturazioni con esecuzione a breve distanza di tempo, erano stati appaltati frazionatamente, benché avessero riguardato lo stesso plesso ospedaliero».

Al fine di verificare l’attualità delle condotte messe in atto negli anni passati, il 28 maggio 2010 erano stati acquisiti, presso l’Asp di Vibo, le procedure di appalto ritenute più significative e dall’esame dei fascicoli era emerso che tra le ditte che avevano di recente intrattenuto rapporti economici con l’Ente e/o che si erano aggiudicati alcune gare d’appalto, fossero presenti aziende collegate a locale cosca.

Servizi sanitari di emergenza Suem 118.
Nel corso dell’attività di indagine era stato preso in esame il ricorso sistematico, da parte dell’Azienda Sanitaria Provinciale, a soggetti privati (imprese e associazioni – Onlus) per il servizio di ambulanza, nei casi in cui il Suem non fosse stato in grado di far fronte alle esigenze con il proprio personale e mezzi.E anchein questo frangente erano «emerse infiltrazioni da parte della criminalità organizzata».

Le conclusioni.
Le risultanze dell’indagine erano state oggetto di approfondita disamina nel corso della riunione del Comitato provinciale dell’ordine e della sicurezza pubblica, tenutasi il 23 settembre 2010 ed a cui avevano partecipato anche il procuratore della Repubblica di Vibo ed il rappresentante del procuratore distrettuale di Catanzaro, al termine della quale tutti i componenti del consesso avevano espresso parere favorevole alla proposta di scioglimento dell’Asp vibonese. Nella  sua relazione, infine, il Prefetto evidenziava al ministro Maroni che la durata della gestione commissariale dovesse essere determinata in 18 mesi  fatta salva l’eventuale proroga di legge.