Melanzane di donnaciccina 1.jpgCome precedentemenete annunciato nella ricetta ‘Testo o furnu’, continuo la pubblicazione delle ricette estrapolate dai quaderni di cucina di alcune signore tropeane raccolte da Gasperina Lento e pubblicate nel 2000 in un opuscolo assai raro. La ricetta di oggi è tratta dal quaderno di cucina di Ciccina Purificato il cui profilo umano tracciato dalla curatrice di detto opuscolo, riporterò a tergo del post perché ritenuto da chi scrive parte integrante della proposta e dello scopo della pubblicazione di queste ricette. Esse non sono e non vogliono essere solo ed esclusivamente dei suggerimenti gastronomici, ma un modo per raccontare quella ‘Trupea chi non c’è cchiù’, la cui memoria è assolutamente da recuperare per tutta una serie di ragioni che lascio immaginare a chi legge le mie pagine e quelle soprattutto di tropeamagazine dell’amico Salvatore Libertino detto Kid, a cui presto dedicherò un’accurata recensione.

Ingredienti

Melenzane scure piccole

mollica di pane raffermo sbriciolato

pamigiano grattugiato

pomodoro passato in abbondanza

prezzemolo

aglio

olio d’oliva e sale q.b

Procedimento

In acqua salata si sbollentano le melanzane private dal gambo e poi vengono svuotate. La polpa tritata grossolanamente si amalgama con la mollica, il formaggio, l’aglio ed il prezzemolo tritati.

Con questo composto si farciscono le piccole melanzane, si chiude il foro con una crosta di pane e si fanno cuocere lentissimamente con la passata di pomodoro, olio e sale. Alla fine della cottura si aggiunge un ciuffo di basilico.

‘Era Ciccina una signorina simpaticissima e di un’astuzia che, anche la volpe più navigata, le avrebbe invidiata. Possedeva un negozio di tessuti sul Corso e, ciò che i vecchi scaffali di legno nascondevano, esercitava su di me un fascino strano. Riuscivo a scovare i lini più belli tra la ricca mercanzia di quel fascinoso negozio. Ma quello che scoprivo co un po’ di fortuna erano scampoli a buon prezzo ed ottimo rendimento, roba che nessuno trovava e forse nessuno, nemmeno la stessa Ciccina, ne sospettava più l’esistenza.

Allora lei mi guardava negli occhi con un’espressione strana e mi apostrofava: “Magara”!

E’ da quel tempo immemorabile che non sento più questo termine. Esso significava nello stesso tempo: strega, cortigiana, furbastra…

Nella sua voce e nei suoi occhi, però, quando mi chiamava così, leggevo sempre una certa dose di compiacimento e di ammirazione. Mi aveva preso sotto la sua protezione e mi insegnò molte cose oltre alle tante ricette da cucina. Moltissime non riuscii ad impararle! Forse le più importanti.

Vivacissima, battagliera, sbrigativa, aveva una sola grande paura: la morte apparente. Ma quando arrivò il tempo dell’addio, esso fu, come per ogni sua cosa, veloce, sbrigativo. Però qualcuno vegliò lei, innaturalmente tranquilla, per quarant’otto ore, tempo canonicamente utile per un improbabile risveglio. (Gasperina Lento).

Ricetta correlata

Testu o furnu