354816030.jpgE’ di questi giorni la proposta di cambiamento della legge elettorale che il governatore calabrese Giuseppe Scopelliti ha lanciato dalle pagine di tutti i giornali.  Per eliminare infiltrati e politici collusi con la ‘ndrangheta, occorre bloccare le liste anche per le regionali. Questa in sintesi la  sua proposta.

In buona sostanza significherebbe affidare nelle mani dei segretari di partito o dei coordinatori regionali come lo è lui per il  Pdl, un potere assoluto di scelta e di decisione su chi candidare e chi no, su chi fare eleggere e chi invece no, relegandolo alla semplice partecipazione alla competizione elettorale.

Anziché occuparsi a tempo pieno dei tanti problemi che attanagliano la Calabria, dopo una miriade di  slogan fantasmagorici usati in campagna elettorale e rilanciati anche in questi mesi, anziché preoccuparsi di capire le ragioni  ed i perché  uno dei consiglieri regionali appartenenti al suo partito è stato arrestato  per voto di scambio con la mafia ed altri cinque consiglieri regionali sono tutt’oggi indagati per collusioni varie con mammasantissima, lui partorisce una proposta  che dire assurda è poco.

Lo sento e lo percepisco come il  classico metodo di staliniana memoria, quello usato nel  PCUS per indenderci meglio, quando per ribaltare una situazione scottante  o per ridare un’immagine a qualche leader in difficoltà oggettiva, si sfornavano soluzioni di questo tipo.

L’articolo che di seguito riporto, nel quale la sua proposta o meglio la sua intenzione è declinata nei dettagli, cozza inevitabilmente con due considerazioni che a mio modesto avviso sono da fare.

La prima è quella che in  Italia, quella dei nostri tempi, quella della casta e delle oligarchie politiche, non piace quasi a nessuno il fatto che siano i partiti a blindare e a decidere chi viene eletto, senza che l’elettore possa espimere la propria preferenza. Forse il governatore calabrese non si è accorto che, da tempo, da almeno un anno e mezzo,  in moltissime forze politiche nonché nei cittadini, sia maturata la convinzione che la legge elettorale attuale  vada modificata, ripristinando la preferenza come facoltà e principio costituzionale garantito al popolo per poter scegliere i propri rappresentanti ai vari livelli istituzionali.

La seconda è di carattere più logico e la affido ad una serie di domande che vorrei giungessero chiare a tutti i segretari nazionali e regionali, visto che la proposta del governatore calabrese altro non è che un tentativo di trasferimento del “porcellum”  dal piano nazionale a quello regionale. Per chi non sapesse di cosa sia la legge Calderoli, da lui stesso denominta “una porcata” può consultare questo link.

  • Non sarebbe meglio anziché spostare il discorso sul metodo, anziché blindare le liste,  fare una verifica approfondita al momento delle candidature, per verificare chi siano le persone, se abbiano avuto o meno condanne penali gravi, se abbiano avuto o meno condanne per reati contro la pubblica amministrazione, e quindi se abbiano o meno i requisiti per essere candidati?
  • Non era già  un dovere per chi guidava i partiti in Calabria, quindi anche per  Peppe Scopelliti e per il suo vice Gentile, verificare chi fosse Santi Zappalà e gli altri candidati tutt’oggi indagati?
  • Chi garantirebbe il popolo che gli uomini scelti dai segretari regionali siano persone perbene e degne di rappresentare al meglio le istanze della gente e le necessità territoriali specifiche?
  • Non è già questo un vero e proprio metodo autoritario e pseudo mafioso praticato già a livello nazionale?
  • E se il capo che deve scegliere è esso stesso un mafioso cosa succederebbe?

Ecco le ragioni per le quali considero la proposta del presidente Scopelliti una pessima proposta, che non eliminerebbe di certo il problema delle infiltrazioni mafiose in seno alle liste elettorali regionali. Occorrerebbe invece, come prima cosa, sposare in toto l’attuale codice etico o quantomeno attenersi alle indicazioni già in essere presenti in esso. Poi, quella guardia che lui dice di aver messo alle passate elezioni regionali, andrebbe fatta meglio. Ciò ovviamente non eliminerebbe del tutto il rischio di ritrovarsi in consiglio regionale persone poco raccomandabili. Ci potrebbero essere incensuati e persone apparentemente perbene candidati nelle liste e poi eletti che abbiano fatto accordi impliciti o espliciti con le mafie; ci potrebbero essere, come del resto è avvenuto nel passato più prossimo  e in quello più remoto, candidati propensi all’acquisto in saldo di pacchetti di preferenze. Ma una cosa è certa: sarebbe comunque il popolo a decidere da chi dev’essere rappresentato, facendo salvo un principio costituzionale sacro e fondamentale per le democrazie moderne.
Ma è all’interno delle segreterie politiche regionali e nazionali che la cosiddetta questione morale dev’essere praticata ed estesa. Solo così, come quando a guidare i partiti era gente come Berlinguer, Almirante, Moro, che passavano ai raggi x chiunque manifestava la volontà di candidarsi, si potrebbe, fatto salvo il principio della preferenza, garantire alle assemblee regionali e nazionali persone e politici di assoluta e comprovata moralità pubblica.
Cominci a fare pulizia nel suo partito presidente Scopelliti e verifichi che alle prossime elezioni amministrative siano candidati persone perbene nelle liste del Pdl; poi, se lo ritiene, si faccia portatore di questa proposta all’interno di tutte le forze politiche regionali. Vedrà che la stessa troverà molti più sostenitori e maggiori favori in tutti, compresi i partiti e compresi noi poveri e comuni mortali in attesa cronica di una politica più pulita e di una classe dirigente più degna. Lasci perdere  questa proposta e se proprio non vuole sposare quella che gli ho suggerito pensi alla risoluzione dei problemi della sua e della nostra Calabria. Ne sentiamo tutti un assoluto bisogno.

Antonio Gentile e Scopelliti.jpgIl governatore a “Panorama”: «Porte in faccia ai singoli imbecilli». Liste bloccate alla Regione. La proposta di Scopelliti per contrastare le infiltrazioni mafiose.

di GIULIA VELTRI, il Quotidiano della Calabria

CATANZARO – Liste bloccate anche per le regionali. Via le preferenze e candidati rigorosamente scelti dalle segreterie dei partiti. Non sarà certo un modello elettorale democratico ma è l’unico in grado di porre un argine certo a presenze “sospette”. O almeno questa è la valutazione politica del presidente della Regione, Giuseppe Scopelliti, il quale ha intenzione di proporre la modifica della legge elettorale regionale, sulla scia del modello “Calderoli”, tanto contrastato sul piano nazionale ma giudicato ottimo antidoto alle invasioni della criminalità organizzata nella vita dei partiti.

Il governatore, proprio per discutere di questa sua proposta, ha organizzato per domani a Catanzaro un forum con la stampa, nel corso del quale illustrerà i passaggi chiave del progetto e spiegherà il ragionamento politico che ne sottende la ratio. Alcuni punti importanti sono stati anticipati dal presidente della Regione all’interno di un’intervista pubblicata ieri sul settimanale “Panorama”.

Scopelliti, che punta il dito contro i “colletti grigi” rei di bloccare ogni forma di emancipazione della Calabria, parte dall’assunto che, per bloccare gli accordi criminali fra ‘ndrangheta e politica, occorrano misure drastiche. Né il momento storico consente pause di riflessione o di approfondimento sul tema. Il caso di Santi Zappalà, il consigliere regionale del Pdl arrestato con l’accusa di essere il candidato delle cosche della Locride, insegna e spinge il presidente della Regione a dire che «Nella scorsa consiliatura ci siamo ritrovati con decine di eletti indagati. Eppure in questa legislatura, benché le forze politiche sane abbiano fatto la guardia, è già emersa qualche collusione. E’ un danno di immagine e di sostanza che rallenta il cambiamento».

Per poi aggiungere: «Con le liste bloccate – si legge nell’intervista – si responsabilizzano i partiti, in questo caso le segreterie regionali, e si abbatte il meccanismo della rincorsa al consenso a ogni costo e si chiudono le porte in faccia ai singoli imbecilli che a ogni elezione producono accordi criminali e clientelari con la ‘ndrangheta. Secondo me, per coltivare il nuovo, bastano due legislature, poi si potrà tornare anche alla preferenza».

Una presa di posizione molto forte e che attiene strettamente ai meccanismi di selezione della classe dirigente e dell’accesso alle istituzioni democratiche: tocca ora verificare come si sostanzierà la proposta del governatore di modificare la legge elettorale, sulla quale era già intervenuto nel corso della passata legislatura l’allora governo di centrosinistra guidato da Agazio Loiero.