Pescatore di Tropea.jpgQualche giorno fa, nel post dedicato ad alcuni proverbi sulla pesca e sui pescatori, avevo annunciato la pubblicazione dei saggi dell’etnologo e storico tropeano Giuseppe Chipparo contenuti nella rivista ‘La Spola’ e curati da Vito Teti. Dei tre saggi contenuti in detta rivista, quello dedicato all’astronomia e alla metereologia dei pescatori di Tropea, è quello che maggiormente mi ha incuriosito ed affascinato. La presenza in esso di una serie di notizie sulla pesca e sugli usi e le credenze dei pescatori, di moltissimi proverbi  e modi di dire che hanno accompagnato la vita dei marinai tropeani, ne fanno un documento dal valore assoluto sia dal punto di vista storico-culturale, sia in termini antropologici, perché in esso sono racchiuse delle vere e proprie ‘perle storiche’ difficilmente reperibili ad ogni ricercatore di oggi nonché suggerimenti utili per i pescatori e marinai dei nostri giorni. Buona lettura

ASTRONOMIA E METEOROLOGIA DEI PESCATORI DI TROPEA

di Giuseppe Chiapparo

Le conoscenze astronomiche dei pescatori tropeani si limitano solo a quelle poche stelle che possono riuscir loro utili nell’esercizio della pesca. Essi credono, ed in ciò non sono i soli, che gli astri esercitino una certa influenza su ciascun essere vivente e perciò dicono di una certa persona a cui vada tutto a gonfie vele che ‘nascìu sutta ‘na bona stija’.

Mostrano grande apprensione quando appare in cielo una cometa, perchè credono che sia foriera di carestia, di disastri e di malanni per la povera umanità. Ora noi facciamo una rapida escursione sulla volta celeste, soffermandoci a questi astri che esse conoscono e così ci faremo un’idea chiara delle loro conoscenze astronomiche.

Cominciamo con l’Orsa Minore, dai pescatori denominata “Carru Maistru” con la Stella Polare, che serve loro di orientamento durante la notte. Segue l’Orsa Maggiore, che va sotto il nome di “Carru ch’y goj” e che per i pescatori non ha nessuna importanza all’infuori di quella di rintracciare subito la Stella Polare.

Importante per essi è la Via Lattea, conosciuta sotto diversi nomi, prima di tutto con quello di “Strata di S. Japico” e poi “Strata d’i tempi”. Quest’ultimo nome glielo hanno dato perchè credono che questo ammasso stellare annunzia i venti che spireranno secondo la direzione che assume in cielo.

I pescatori hanno osservato che la sua direzione normale è una obliqua che va da maestro a scirocco, ma quando la vedono che va da levante a ponente attendono i venti da nord, mentre quando va da greco a mezzogiorno attendono il vento che spirerà da scirocco che essi dicono ‘tempo di canale’, cioè dello stretto di Messina, da dove arriva a Tropea lo scirocco, oppure da libeccio. Se poi segue la direzione da maestro a scirocco si avrà un tempo secco e spirerà il maestrale. Distinguono pure in essa la prua, la quale è l’estremo che può trovarsi ora a ponente e ora a mezzogiorno.

Passiamo adesso ai ‘Varìi’ e alla ‘Cucchitta’, che formano la costellazione dei Levrieri. I Varìi, ossia i Barili, sono due stelle grandette che si vedono a ponente. Tramontano a mare al primo chiarore dell’alba. In marzo, verso le quattro del mattino, quando la ‘Cucchitta’, cioè la Coppietta, ha fatto la sua apparizione in cielo.

Quest’altra coppia di stelle è preceduta da una stella, la quale sorge mezz’ora prima da levante 4^ scirocco, propriamente dove c’è la collina detta ‘Conicéa’. Nel marzo sorge con 2 ore di mattino, in aprile con un’ora ed a maggio all’alba e dà il segnale propizio per calare a mare le minaite.

Viene ora la ‘Stija de l’arba’  o ‘Stiazzu’. Sotto questi due nomi è conosciuto Espero, che, in gennaio, sorge due ore prima che faccia giorno, ed in aprile appena spunta l’alba, a greco 4^ levante. E’ visibile da gennaio a tutto aprile e ritarda gradatamente il suo sorgere. Al suo apparire si calano a mare le minaite.

La ‘Pujara’ ossia la costellazione delle Pléiadi, facilmente riconoscibile da tutti, ha l’ufficio di orologio perchè l’inverno sorge ad un’ora di notte e quando è giunta a perpenticolo sulla terra segna mezzanotte.
Il proverbio dice di essa: ‘A Sant’Andrea – il 29 Novembre –  a pujara paparea’, volendo significare che in detto giorno appena spunta l’alba essa tramonta. La ‘Pujara’ sorge in agosto a mezzanotte e dieci minuti prima che essa tramonti si calano in mare le reti e si ritirano dieci minuti dopo il suo tramonto.

Sono denominate ‘U tri bastuni’ tre stelle, l’una dietro l’altra in linea retta, che fanno parte della costellazione di Orione, Il tre bastone sorge un’ora e mezza prima delle Pléiadi e tramonta un’ora e mezza pure prima di esse.

In ultimo abbiamo la ‘Stija di Santa Caterina’. Così è denominato Sirio: appare in cielo il 22 novembre sulla costa verso greco-levante, sorgendo a prima sera sopra il villaggio di Fitili ed indica che è venuto il tempo di calare le nasse per la cattura dei pesci che saranno conservati in apposite nasse per essere venduti a Natale.

Sulle Stelle cadenti o Filanti i pescatori hanno osservato che fino a mezzanotte corrono verso il 3° e il 4° quadrante. Da mezzanotte in poi corrono verso il 1° e il 2° quadrante: in questo caso si dice che corrono in poppa, mentre prima mezzanotte corrono verso vento. Se le Stelle cadenti si partono da ponente e vanno verso levante, si aspetta il vento da levante, se poi da levante si dirigono verso ponente si aspetta il vento da ponente.

Non abbiamo ancora finito la nostra escursione nella volta celeste e passiamo al

Ministro maggior della natura,
che del valor del cielo il mondo impronta
e col suo lume il tempo misura.

Dal sole traggono soltanto presagi meteorologici. Infatti se al tramonto esso si presenta rosso, mentre il cielo è terso, è segno che il giorno seguente sarà buon tempo:

‘Russu di sira, bon tempo di matina’

che corrisponde al toscano: Rosso di sera, buon tempo si spera. Se il cielo sarà tinto di rosso al sorgere del sole, succederà il contrario: ‘Russu di matina, pripara la tina’.

Quando il sole al tramonto si presenta di rosso macchiato i pescatori credono che ciò sia un segno di prossima pioggia, accompagnata da vento, come dice il proverbio: ‘Aria russa, timpesta di ventu’.

Sarà buon tempo quando il disco solare al tramonto si mostrerà lucido, in un’atmosfera chiara, mentre se tramonta dietro uno strato di nuvole scure il pronostico è contrario.
Quando mei giorni piovosi il sole fa capolino fra le nuvole ed i suoi raggi sono pallidi è segno che la pioggia continuerà: ‘Suli jancu, suli d’acqua’.

Un altro segno di buon tempo è ritenuto quando l’orizzonte è limpido ed il sole, nell’attimo in cui scompare nel mare, lancia nel cielo come un guizzo smeraldo. Tale curioso fenomeno viene detto dai pescatori ‘Lampu virdi’.
Infine sul sole abbiamo le seguenti osservarzioni:

  1. Quando il sole s’insacca tra le nuvole, anche se il resto del cielo sia chiaro, si aspetta mal tempo, di solito da Ponente-Libeccio, ma se il sole prima si insacca e poi viene fuori è segno che il tempo sarà variabile.
  2. Quando il sole manda fra le nuvole dei raggi in alto è segno che spireranno venti da ponente e quindi sarà cattivo tempo.
  3. Quando si provi l’illusione che il sole tramonti veloce è indizio di cattivo tempo e quando sorge chiaro sarà buon tempo; ma se quando sta per sorgere manda fuori i suoi raggi fra le nuvole i venti saranno da levante e se ciò succederà, al tramonto i venti saranno da ponente.

Dopo il sole viene la luna, la quale è oggetto di speciali osservazioni. Essa è considerata come se fosse un essere vivente e nelle sue asperità i pescatori credono di distinguere gli occhi, il naso e la bocca. Allorquando accade un’eclissi essi ritengono che il sole e la luna si azzuffino. Dalle osservazioni che fanno sulla prima fase lunare deducono l’andamento dell’intera lunazione, seguendo la seguente regola: il primo e il secondo giorno del novilunio non hanno efficacia, ossia non si attribuisce nessun valore, mentre al terzo sì e, se il quarto ed il quinto giorno saranno uguali al terzo, anche gli altri giorni rimanenti della lunazione saranno identici, come espongono i seguenti versi latini:

Prima et secunda dies nihil,
Tertia indicat
Si quarta et quinta talis
Tota lunatio aequalis
.

Però al principio di ogni fase si ha sempre un movimento di tempo. Inoltre sono sicuri che non pioverà dall’8° al 9° giorno della Luna e ciò è confermato dal proverbio: ‘Dalli ottu alli novi l’acqua non si movi’.
I proverbi che veniamo man mano esponendo compendiano l’esperienza fatta osservando questo nostro satellite.

‘A luna di settembri setti luni cogghi sempri’.

Con ciò non si vuol significare che la luna di settembre regola il tempo per sette lunazioni di seguito, fino a marzo dell’anno successivo, nel senso che se la lunazione di settembre comincia con lo scirocco, o con altro vento, questo dominerà per sette lunazioni.

Luna chiara, abbivara li pantana.
Luna a varca, luna d’acqua.

vogliono significare che quando la luna si trova al suo primo quarto presenta la gobba in giù e le corna in alto, in modo da dare l’idea di una barca che naviga nel cielo, il tempo sarà piovoso. Si dice pure:

Luna a barchetta, marinaru all’erta!

Allorchè la luna falcata capita in posizione diritta nel cielo, ed in questo è annunzio di brutte giornate, per cui il pescatore non può più andare a pescare e se ne sta sdraiato sulla spiaggia accanto alla sua barca, si dice:

Luna curcata, marinaru allorditta.

Significa il contrario di quanto sopra quest’altro detto:

Luna allorditta, marinaru curcatu.

Quando la luna è di 15 giorni viene detta ‘Quinta’ e di essa si ha il proverbio:

Quando è quintadecima vera ‘U suli si curca e la luna si leva.

Inoltre viene detto: non c’è quinta senza sciroccu, il quale si farà sentire tre giorni prima o tre giorni dopo.

Alle volte, mediante i vapori, si forma intorno alla luna un ampio alone ed allora è segno che dovrà spirare vento oppure verrà a piovere per cui il proverbio avverte: ‘Circu luntanu, acqua vicina’.

Se invece l’alone è piccolo non verrà a piovere ed in questo caso si dice: ‘Circu vicinu, acqua luntana’.
Altre volte succede che intorno alla luna, tutta offuscata, si forma un piccolo alone, che viene detto ‘Occhio di pernice’, e ciò è indizio che il tempo è per scaricare, come dicono i marinari, ossia sarà cattivo tempo ed intanto l’aria è chiara.

Se vicinissimo a questo satellite scorgono una stella che brilla di una viva luce ritengono che presto avverrà un cambiamento a male del tempo, onde il proverbio: ‘Stia e luna, è fatta sgrissura’.

Quando la luna è piena, le correnti marine sono più impetuose, come pure più sensibili sono le maree ed i granchi ed i ricci sono pieni della loro sostanza mangereccia. I pescatori calano in mare le reti dieci minuti prima che essa sorga e le ritirano dieci minuti dopo che è sorta; in seguito torneranno a calarle dieci minuti prima che tramonti, per ritirarle dieci minuti dopo che è tramontata.

L’osservatorio meteorologico dei pescatori tropeani è un vasto terrazzo sopra un’alta rupe che guarda il mare a ponente, fornito di sedili di pietra ed ornato da pochi alberelli di acacia. Questo luogo di osservazione è detto la ‘Villetta del Borgo’. Ivi si riunisce la gente del mare per scrutare, sia di mattina che di sera, il cielo onde trarre i pronostici della giornata. Quindi, di mattina guardano l’isola di Stromboli, distante circa 36 miglia marine in direzione di ponente-libeccio, e osservano la direzione del fumo di quel vulcano, sempre attivo, e confrontano se il vento segue la stessa direzione di quello che spira nel loro mare. Di notte, guardando le stelle, indovinano come sarà il tempo come recita l’adagio:

Stij lucenti, tempu sprendenti,
Stij cupusi,  tempi chiovusi,
Stij cadenti, sciroccu ardenti.

Quando le stelle tremolano ed il cielo è sereno vuol dire che è prossimo il cambiamento del tempo.

Il vento è il motore naturale di tutti i velieri. Esso gonfia le vele delle barche con cui i pescatori raggiungono i luoghi pescosi molto lontani dalla riva, e quando non spira propizio debbono raggiungere lo scopo per mezzo del duro travaglio della voga. Non per nulla sogliono dire:

la vila Dio la fici, A li rimi focu e pici.

Poichè il vento, sconvolgendo i flutti, produce la tempesta, si usa dire: Quandu vai pi’ mari, ventu no’ chiamari.

Il vento di terra rende difficile il ritorno alla riva delle barche e qualche volta minaccia di far perire o pescatori che si sono avventurati in alto mare, e perciò abbiamo il detto: Ventu di terza sparti matrimoniu.

e quindi:

Bisogna navicari c”u bon tempu perchè Cuntra ventu non si pò navicari

Si sa che riguardo la durata

‘U ventu a lu primu jornu nasci,
a lu secundu pasci,
a lu terzu mori.

I venti, secondo da quale quadrante spirano, derivano il loro nome. Il vento che viene dal nord è detto tramontana, e suol dirsi: ‘A trammuntana  o scirocco o libici chiama perchè essa segue uno di detti due venti.

Nel mare di Tropea quando spira la tramontana si ha solo vento perchè:

‘A tramuntana l’acqua alluntana.

E si sa che può durare:

‘A trammuntana tri jorna o ‘na simana.

Quest’altro adagio precisa meglio la durata:

Quandu hiata ‘a trammuntana
Hiata ‘na simana.
E quandu veni di lu so’ paisi
Hiata cchiù di nu misi…

Su questo vento, come pure sullo scirocco, abbiamo il proverbio ammonitore: Trammuntana tribula, Sciroccu chiaru,  Statti all’erta, o marinaru.

D’inverno, essendo la tramontana un vento gelido, si usa dire: ‘A trammuntana i venti li sicca e li figghioli li ‘ntana, per significare che i vecchi se li porta all’altro mondo, mentre i ragazzi li fa stare intanati nelle loro case.

Il vento di greco-tramontana è traversia per Tropea, mentre il solo greco presagisce lo scirocco, perchè sono due venti che si contrastano. Infatti si suol dire:

Quandu a Trupia hiata lu grecali
Lu sciroccu sbucca du Canali,

cioè dallo stretto di Messina.

In merito alla caccia ed alla pesca si dice:

Grecali, Nè acei ‘n terra, nè pisci a mari.

Il greco-levante è un vento di terra. Nei golfi di Sant’Eufemia e di Gioia Tauro o incalza o resta buono. In Tropea i pescatori dicono:

Grecu e levanti, Acqua d’arretu e acqua d’avanti

per indicare che pioverà diffusamente ed aggiungono che il greco-levante, come pure lo scirocco, è ‘sparti matrimoniu’.
Il levante o forza o rimane buono. Quando è subitaneo può fare un temporale. Anche questo vento è ‘sparti matrimoniu’.

Lo scirocco-levante è un vento di terra forte ed abbiamo l’adagio: Sciroccu a levanti non perduna mancu e Santi

tanto è forte la sua impetuosità. Dello scirocco si dice: Sciroccu, o acqua di celu, o punentata perchè se non viene a piovere succederà il vento di ponente. Si aggiunge, poi, quest’ultimo adagio: Sciroccu arma liti e chiama a libici, e se non farà in questo modo, spirerà sempre più lo scirocco.

E poi si sa che: ‘U scriroccu e ‘u capu d”u malu tempu

non per nulla

Di sciroccu e di libici,  ‘U marinaru beni non dici.

Lo scirocco giunge nel mar di Tropea dallo Stretto di Messina, che localmente vien detto ‘Canale’, e su di esso il proverbio dice: Quandu ‘u Canali dormi , O sciroccu o Menzijornu perchè allora spirerà uno solo di detti venti.

Allo scirocco d’estate succede il libeccio e d’inverno il mezzogiorno-libeccio. Quando spira il vento da mezzogiorno il tempo è buono e si dice: ‘Mezzogiornitto’ il vento leggero che viene da Capo Vaticano. Il mezzogiorno-libeccio è indizio di maltempo perchè è chiamato dallo scirocco. Il libeccio d’estate può mutare in ponente, il quale può diventare maestro, salvo che non monti lo scirocco che domina tutti i venti. Esso porta vento e pioggia, per cui si dice:

Libici mai beni fici
E ‘na vota chi ndi fici
Peju fici
E scuntentò tutt’i nimici.

Con le così dette Arii libiciali si ha mare calmo e pioggia sottile, lenta e continua. Col ponente-libeccio si ha un mare tempestoso, cielo nuvoloso con probabile pioggia. Col solo ponente si ha sempre vento e mare tempestoso. Per Tropea è traversia ed anche:

Di ponenti e libici, maru chiju omu che beni ndi dici.

Col ponente-maestro si ha mare grosso e per Tropea è traversia. Col maestro, o maestrale, se all’orizzonte vi sono nuvole a strisce, o pecorine, è indizio di maltempo, perciò si dice in gergo marinaresco che ‘il tempo è a motivo’ diversamente sarà buon tempo e quindi: ‘U maistrali èni ‘a scupa di l’aria, perchè porta via le nuvole. Ma se il maestro diviene forte può acquistare una violenta velocità ed a ragione i pescatori dicono: Quandu hiata nt’o maistru No perduna mancu a Cristu.

In Tropea si avrà mare grosso per la qualcosa i pescatori assicurano le loro barche più dentro che possono sulla spiaggia.

Ed ora, prima di dare un lieve cenno sui temporali, che durante l’anno succedono nella zona di Tropea, diciamo che i venti spirano a ….. da aprile ad agosto e perciò vengono detti ‘venti schetti’ ovvero venti celibi, mentre si chiamano ‘venti maritati’ gli altri che spirano a coppie da agosto in poi ed i pescatori fissano la data dell’accoppiamento al 15 del detto mese, secondo la loro affermazione: quandu sonanu i campani dell’isola –  il 15 agosto – i venti sugnu maritati.

Cominciamo dalla ‘sgrissura’, la quale è sul motivo della Bufagna. Con essa il tempo viene a cambiamento e può rimanere in calma, o può succedere un temporale. La “sgrissura” avviene con certezza quando accanto alla luna viene a trovarsi una stella lucente, come abbiamo detto avanti, parlando di detto satellite, e può durare da quattro o cinque e pure sei giorni.

La ‘bafogna’ è un temporale che può essere forte oppure leggero e può succedere con qualsiasi vento. Al principio si cominciano a vedere in diversi punti del cielo delle nuvole che non danno sospetto. Infine il tempo cambia col predominio del ponente-libeccio, oppure sopraviene una bonaccia col vento di maestrale.

Le bafogne si succedono l’una all’altra per 4-5 giorni cpnsecutivi ed avvengono nel mese di aprile, maggio e giugno. Di esse suol dirsi: ‘A bafogna, Centu boni e una mala, per significare che, fra tante che non arrecano danno, ve n’è sempre una che nuoce.

La ‘Buriana’, come la bafogna, può avvenire da qualunque punto cardinale. Col dominio del maestrale si accumulano densi nuvoloni, sopra bianche e neri in basso; poi succedono lampi e tuoni frequenti. Possono avvenire nello stesso momento diverse buriane che si incontrano l’una con l’altra e possono pure formarsi delle trombe marine. Una buriana può durare mezz’ora o poco più. L’epoca in cui questo fenomeno avviene è da luglio a settembre e quest’ultimo mese è ritenuto la mamma delle buriane perchè ne avvengono di più che in precedenza.

La ‘Tribìa’ è quasi uguale alla buriana, se non più forte. Questo fenomeno quando avviene d’inverno si dice ‘nivarrate’ e quando è potente viene detto ‘grugna’. Da tutto l’orizzonte si vedono venire sù nuvole a forma di teschi, poi di colpo si ha la tribìa.

‘L’Ariu Nivarru’ corrisponde alle nivarrate o tribìe invernali, che incominciano a dicembre e durano fino a tutto marzo. Queste burrasche possono formarsi da tutte le direzioni; ma quelle di ponente-maestro sono le più forti e quando vengono sù mandano assai vento accompagnato da lampi e tuoni. Dopo aver scaricato il vento vanno ad alleggerire. Dette tempeste si susseguono finchè il tempo non si sarà assodato. Le più importanti e pericolose vengono da ponente-libeccio.

Il ‘fortunale’ è un contrasto di venti che provengono da tutte le direzioni e rinforza di più quando esso viene da maestro oppure da ponente-maestro.

La ‘traversìa’ è una forte tempesta di mare che in Tropea si ha con lo scirocco-levante.

I ‘pèlanghi’ si sviluppano in questo modo: per tutto l’orizzonte si vedono prima nuvole, da sud verso nord. Secondo quale punto forza da lì viene il vento, il quale andrà sempre crescendo in intensità e poi succederà un uragano. Se il punto che forza è il libeccio, o ponente, o ponente-maestro, il mare si fa grosso.

Ed ora, per finire l’argomento, diciamo del ‘tempo di gòrfura’ il quale è un tempo buono ed avviene di notte col predominio del vento di terra. Di giorno scende il vento come di mezzogiorno; durante la giornata questo vento passa a maestrale, però la notte esce il vento di terra fresco detto ‘terrano’. E’ un tempo sempre costante e perciò sicuro. Il tempo di gòrfura comincia ad ottobre e dura per tutto l’inverno.

I ‘tempi di canale’ si hanno quando di mattina il vento viene dal Canale – Stretto di Messina – e più tardi soffierà lo scirocco; se invece il vento viene dal golfo di Gioia Tauro, come levante, verso le undici compare lo scirocco.

La ‘tromba marina’ è conosciuta col nome di “cudarrattu”. Essendo capace di produrre disastri, i pescatori hanno imparato a ‘tagliarla’, ossia a distruggerla, solo quando è dannosa, recitando una formula speciale che si trasmette fra loro solo la notte di Natale, in Chiesa, nel momento in cui il sacerdote consacra l’Ostia.

Il valente pescatore Francesco Laganà fu Vincenzo, alias Dannatu, da Tropea, al quale dobbiamo tutte le notizie astronomiche e meteorologiche esposte in questo lavoro, persuaso dallo scopo per il quale veniva da noi interrogato, si compiacque dirci la formula da lui usata, che è la seguente:

Credu ‘Dio Patri Onnipotenti.
Criaturi di lu celu e di la terra.
E ‘n Gesù Cristu nostru Signuri.
Càscari du celu ‘n terra!

Finito di dire la formula, con un coltello traccia nell’aria un segno di croce e con ciò taglia la tromba marina, la quale, come per incanto, se ne va in pezzi. Abbiamo pure altre formule, ma sono delle varianti per cui crediamo inutile citarle.

E’ diffusa la credenza che l’arcobaleno sia il simbolo dell’alleanza di pace fatta da Dio con Noè, dopo il diluvio universale. Esso fa presagire il buono ed il cattivo tempo, secondo che appaia di sera o di mattina, come ci informano i comuni dettati:

Arcu di sira, bon tempu di matina.
Arcu matinali, scruscinu i cannali.
Arcu di matina, lu tempu si ruina.
Arcu di matina, l’acqua è vicina.



Sulle nuvole abbiamo da dire solo pochi proverbi:

Nuvolati a mari, pigghiati ‘i robbi e vattindi a lavari.

Quandu li nuvolati vannu a mari, méntiti a lavari; Quandu vannu pi’ susu Méntiti ‘nto pertusu.

Concettoso è questo detto:

Chiaria di ‘mbernu e nuvuli d’estati, Amuri di donna Fidi non prestati.

Secondo da dove vengono le nuvole esse indicano se il tempo sia buono o cattivo. I cumuli bianchi sono indizio di bafogna o di buriane. Al mattino, quando si vede su tutto l’orizzonte una cinta di nuvolette bianche, fra di loro lontanucce, è segno di buon tempo, ossia di maestrale. Sono notissimi i proverbi:

Celu pecurinu, acqua o ventu a lu matinu.
‘Aria pecurina, si non chiovi stanotti, chiovi a matina.

Anche sui lampi abbiamo qualche cosa da dire:

Tantu lampa nzina chi trona, Tantu trona nzina chi chiovi, Tantu chiovi nzina chi scampa.

Quandu trona – aspetta l’acqua. Quandu trona – voli chiovìri.

Doppu ‘u lampu – veni ‘u tronu; Prima veni ‘u lampu e poi ‘u tronu.

Quandu lampa, scampa, quandu trona, chiovi.

Lampa e trona a lu ‘mprovisu di malu tempu dannu l’avvisu.

Riguardo la nebbia si dice che:

Doppu la nigghia, veni la figghia, perchè l’acqua è ritenuta figlia della nebbia e quando compare la nebbia si è sicuri che verrà a piovere; ma se la nebbia sarà bassa il tempo rimane buono: Nigghia vascia, bon tempu dassa.

I detti sulla pioggia sono:

Quandu cchiù forti chiovi Cchiù prestu scampa.

Veni l’acqua – carma lu ventu.

Quandu grida la praja di lu mari L’acqua è vicina.

Quandu ‘u mari si lagna, la terra si vagna.

Quandu canta lu cuccu si ottu chiovi, una asciuca tutto.

Questo proverbio vuol significare che quando canta il cùculo, in primavera, se piove per otto giorni di seguito, basterà un sol giorno di sole ad asciugare la terra.

Col nome di ‘rema’ viene indicata la corrente marina che va così distinta: menza rema, quando è debole, e remèa  quando è appena sensibile. E’ da notare che queste specie di correnti sono alla superficie del mare, mentre in profondità se ne incontra un’altra che cammina in senso contrario. E fra queste specie di correnti se ne incontra anche una terza nel mezzo di esse.

Si vuole che le correnti formate dal golfo di Sant’Eufemia e dallo Stretto di Messina s’incontrino nel mare di Tropea e poi da qui ritornino al loro punto di partenza. Sertorio Quattromani dice in proposito: La corrente calda dello stretto siculo giunge sin qua  – a Tropea -, il mare si rivolge in due contrari moti cagionati dal flusso e riflusso del golfo napetino  – Sant’Eufemia – e del golfo di Gioia Tauro. Pure Torquato Tasso nel suo ‘Goffredo’, ovvero ‘La Gerusalemme Conquistata‘, nello stesso cantò:

Di Taranto e di Locri, ardita gente,
D’Otranto e Croton nulla distorna;
O Tropea, là ‘ve del mar corrente
Rapido si rivolge indietro e torna.

Non possiamo chiudere questa relazione senza accennare ai ‘Catamesi’: questa parola deriva dal greco Katamnuw e vale indicare. Per questa regola i pescatori tropeani osservano il periodo di tempo che va dal 13 al 24 dicembre, poichè ciascuno di detti giorni trova la sua corrispondenza in un mese dell’anno successivo di maniera che il 13 dicembre indica il dicembre dell’anno nuovo, il 14 indica quello di gennaio, il 15 quello di febbraio, il 16 quello i marzo, il 17 quello di aprile, il 18 quello di maggio, il 19 quello di giugno, il 20 quello di luglio, il 21 quello di agosto, il 22 quello di settembre, il 23 quello di ottobre ed il 24 quello di novembre. Con questo ingegnoso modo fanno approssimativamente la previsione del tempo dell’intera annata.