Il breve spezzone teatrale  La Mamma che Enzo Godano mi ha mandato per la pubblicazione, è tratto da un musical d’impronta popolare dal titolo LUCI SU UN CARNEVALE ALLA RIBALTA scritto dallo stesso autore per la coreografia e la musica del maestro Gianmaria Colombo. Una satira brillante ed attenta sulla televisione, che ha riscontrato un notevole successo quando,  per il tramite  di alcune compagnie teatrali del milanese, è stata rappresentata  nei teatri di molte città italiane.

All’interno della stessa, si ritrovano le tematiche più care all’autore: momenti di vita del passato frettolosamente messi nel dimenticatoio e rilegati nel baule dei ricordi, in fondo alla camera – come lui stesso ama definire la memoria – , quella camera, dove un tempo si vivevano i sogni, i dolori, le gioie, la morte, la nascita e le speranze raggiunte e calpestate; l’amore  per il teatro popolare; la preoccupazione costante  di preservare l’immenso patrimonio culturale rappresentato dai riti, dalle tradizioni popolari, dalla letteratura orale, e, non ultimo, dal dialetto tropeano.

Queste tematiche unite alla dedizione davvero maniacale per la cultura popolare, alla quale Enzo Godano da più di trentanni non si sottrae, contribuirà di certo alla conservazione di quel vernacolo da lui sovente usato nei suoi lavori  e con il quale il suo rapporto è di perfetta simbiosi. La finalità non certo nascosta di tale passione, è quella di registrare e proteggere le peculiarità e le specificità linguistiche e glottologiche  di quel dialetto,  da lui stesso definito “ricchezza incancellabile della mia e della nostra storia” .

“La mamma” ci porta lontano negli anni, quando i primi nuclei di Tropeani si insediarono carichi d’angoscia e di speranza nel nord Italia in cerca di fortuna. Quelle famiglie catapultate in un contesto differente dal loro, per svariati motivi uno dall’altro ma con lo stesso denominatore comune, ovvero la ricerca di un lavoro e di una prospettiva di futuro, si coalizzarono mantenendo intatta ogni forma culturale e sociale radicata nel loro DNA.

La donna de “La Mamma” di nome Clotilde (Cutirdi)  è figura emblematica d’altri tempi, nemica delle polente e dei risotti, dei minestroni ed anche di  sua cognata Romana Calcaterra, vero capo clan del quartiere popolare di Canegrate, cittadina alle porte di Legnano. Clotilde, per la cronaca, è stata anche la  protagonista di un’altra commedia brillante scritta da Enzo Godano: NATRU JORNU SENZA SULI.

Cutirdi è nemica di tutti e di tutto; una grande amante ed esperta di tutti i tipi di ‘vrascioli’ e di ‘murmurizzu’, severa ma ducca, sorridente ma scaltra, stravagante ma dolce, amabile ma non cretina (paeca).

Il clima generale della commedia da cui è tratto questo spezzone, vede come protagonisti oltre a Clotilde, padrona assoluta delle mura domestiche o consapevole e amorosa schiava a secondo da quale prospettiva la si osservi, un marito sottozero carbonella, che passa le sue giornate alternandosi senza soluzione di continuità fra la fonderia dove lavora e la bottiglia di barbera, succube assoluto della moglie; il figlio, patella morbosa e disincantata, peggio di quelle di “scogghi a Razia” o “du passu Cavalieri”, il quale pur di non lavorare, complice sempre lei, la mamma, continua ad andare a scuola incoraggiato dal suo paesano u mbuju, quasi in età di pensione, finché un giorno non li cacceranno entrambi dalla scuola per raggiunti limiti d’età;  una serie di personaggi che orbitano intorno alla loro casa, mangiasbafo a tradimento, come lo stesso autore li descrive, circolanti come fantasmi in un ambiente ostile ma solidale.

La lettera-monologo “La Mamma” ha indubbie movenze e trae ispirazione dal grande teatro d’autore e dalla famosa lettera del cinema italiano, quella che il grande Totò fa scrivere a Peppino De Filippo nel famoso film “Totò, Peppino e la malafemmina”,  ripresa successivamente anche da Roberto Benigni e Massimo Troisi nel film “Non ci resta che piangere” come citazione ed omaggio al grande Totò. Ma è nel testo in essa contenuto che Enzo Godano è stato bravissimo, anche se, come del resto è risaputo, un testo scritto per il teatro difficilmente può rendere  lo stesso effetto senza l’attore che lo recita e lo interpreta.  Lo propongo comunque, certo che ne sapremo apprezzare i contenuti e convinto che all’interno dello stesso molti termini dialettali presenti, ci faranno capire come pian piano, il lessico del nostro dialetto, se non coltivato e riscoperto, perderà nel tempo quella forza magica ed intrinseca che ogni dialetto porta in se.

La mamma

Lettera-monologo del figlio alla mamma Clotilde tratta da ‘Luci su un carnevale alla ribalta’

di Enzo Godano

Cara mamma in questo giorno di festa festoso (virgola) io medesimo me stesso personale (secondesima virgola) ti ho scritto ora adesso questa poesia, che senti e che vedi per farti sentirti per sapendo che, a scuola questa mattina alle ore 10 e ncuna cosa (mi pare ca va’ natra virgola) mi hanno arrivato le mie cose (tre punti) e cioe’ le guardie vigili mi sono portati ad io e ad antonio il mbujo la cartolina del militaro, ma io li ho imbloccati subito a mano a mano e nci ho dicuto no! mia matra non vuole! cosi’ si hanno spagnato e mi sono disonorato dall’ esercito, e pozzo rimanere nta la casa a cuntari i mattuni, comu mi dici sempri il nanno (natra virgola) poi devo ancora finiri la scuola, mannaja…a mea mi piaci studiari e ca eppi sempri na spurtuna nighira si no’ a sta’ura……. (te lavuru te) difatti adesso chi fazzo la quarta……..la quarta volta la prima (chiudu) e picchi’ sono troppu intelligenti! a maestra prandoni mi dissi ca mi passa nta quinta…. la quinta volta la prima, e pi questo lavoro mi ha messo dieci, qui tu vedi solo il uno perche’ aveva finuto l’inchiostro, domani mi mettera’ il zero. vorrei quindi cara mamma, visto ca sono un bravissimo scolario, che alla mattina per colazioni, mbece da suppa di latti cu l’orgiu, chi mi faci veniri u torcimentu di gudej e certi colichi o pedi chi non ti dicu, a mu mi fai na bella jancunata di pani i casa, cu d’intra ( na virgola cu dui punti) pipirei arrustuti, mortatella, provuluni, milingiani, pumadora sicchi, ogghiu, agghiu, sali, pipireu pistatu, alivi mpurnati senza ossa ca mi piacinu assai assai e ncuna sarda salata (parenti) tu per me sei sempre una grande mammona, puro se qualche volta, mi hai intappato ncunu paccaruni nta li naschi (virgola) primu a festa du carrocciu a legnanu, quandu ti ho diciuto che a mu ti cacciassi i quazetti, ca erano chine di contri e di buca e ti facevano le piaghi…….mbece eranu proprio i gambi toi!!!!!!! secondesima, una sera a canegrate, quando eravassimo andammo da melu u gaju per un riconsulu, nc’eranu u tizzu u micciu u sciallu u cucuzzu u zuccu u scugnizzu u dduccu u bongu u cardiu u brigaderi e pisciamonaca, e io ti ho diciuto cosa stessessimo mangiando (controvirgola) e tu mi hai diciuto chiano chiano, che era carne di porcu e frittole con il golio, perche’ era moruto il vecchio tatone e io ti ho risponduto, ca doveva schiattare un tatone al giorno (menza virgola) accossi’ mangeressimo sempre carni buona e saporita. pero’ non face niente puro se mi libberi ca scupa nta testa (virgola con menzo punto) perche’ tu sei sempre la mia mamma del mio cuore di me stesso medesimo personale. poi oggi e’ il tuo compleesimo degli anni che fai, e’ come una grande festa festosa. quindi se non ci fossi tu cosa mi resta (ombrello col punto) sembra che il tempo non passi mai, sei sempre in cucina piena di guai, suchi vrusciati, ogghiu per terra, pari un duello…. anzi na guerra, sono gia’ grande mi piace studiare (chi cagghi) sono un po’ ducco che c’e’ di male, tornando a casa la mia mammina, mi faci sempri la pasta china, chi mindi fricu si sugnu turduni, tantu la mamma mi fa i maccarruni, se la maestra mi pista ogni ora, ja mi pripara surjaca e scalora, alla mattina per colazione, mi mette tutto puro un melone (chiu di pani) cio’ gia’ la barba e pure i baffoni……ma faccio la cacca nei pantaloni….embe’? ti prego allora cara mammina nommu t’arraggi ca pigghi n’angina… (mancu li cani) per finendo come vedi e come senti in questa poesia, non c’e’ ne rima e manco armonia (bastone col punto) ma stai sicurissima di io, che per sempre tu resterai…………….. nel mio cuorazzo mammazza mia.

Dello stesso autore le poesie

Un tempo

U malocchiu

Tropea