Copertina Libro Don Mottola.jpgFelice Palamara è un giovane amante di Dio e di suo figlio Gesù Cristo; un giovane diacono, presto presbitero, della Tropea più bella e più nobile, della Tropea da amare con il cuore e per la quale ancora oggi vale la pena spendersi. Presto, come suddetto, il 13 Maggio 2011, sarà ordinato sacerdote della Chiesa di Nostro Signore e sarà, ne sono convinto, uno di quei rami vivi e vegeti del Corpo Mistico di Cristo, qual’è la chiesa da 2000 anni a questa parte.

Ieri, vedendomi per le strade di via Libertà dove stazionavo conversando con alcuni amici, mi offre un dono meraviglioso: il suo saggio sul Venerabile Don Francesco Mottola.

E’ un saggio da lui scritto e pubblicato per i tipi della Giuseppe Meligrana Edizioni. Un’altra piccola conquista di questa casa editrice tropeana; un altro granellino di sabbia nella costruzione di un’importante casa editrice tropeana.

Del Venerabile Don Francesco Mottola su queste pagine ho scritto; di Felice Palamara anche. A lui ho dedicato anche un videoclip quando è stato ordinato diacono nella Cattedrale di Mileto. A lui dedicherò un videoclip quando il 13 Maggio sarà ordinato Sacerdote di Dio. Per il suo tramite spero di potermi comunicare con il Signore, giorno 15 Maggio nella chiesa Annunziata di Tropea dove celebrerà la sua prima messa.

Ma oggi sono felice, non di nome come lui, ma di fatto, nel pubblicare questa piccola e modesta recensione al suo saggio, invitando i Tropeani e i lettori di queste pagine a comprare il libro di Don Felice per iniziare a conoscere meglio (sia per chi non sa chi è stato Don Mottola, sia per coloro i quali, conoscendolo, sono curiosi di trovare altri punti d’osservazione e di contatto con il Venerabile) e più da vicino, filtrata da un autentico seguace del pensiero e della spiritualità di Don Mottola, la figura carismatica ed unica di questo straordinario testimone del ‘900 tropeano, di questo straordinario figlio della Calabria, di questo straordinario presule che ha dato dignità e amore ad una Tropea martoriata ed affamata, che ha dato speranza e fede ad una Calabria povera ed afflitta.

Nel presentare il saggio di Felice Palamara, inizio come si suol fare dalla sua biografia, tratta dalle pagine di questo saggio:

Don Felice Palamara è nato a Tropea il 2 Aprile 1985. Dopo aver frequentato il Seminario Minore Liceale di Catanzaro, è entrato presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore dove presso la Pontificia Univarsità Lateranense ha conseguito il baccalaureato in Filosofia e in Sacra Teologia. È stato ordinato diacono il 20 Novembre 2010. Don Francesco Mottola: un’esperienza sacerdotale alla luce della Carità è la sua prima pubblicazione.

Un bel saggio su Don Mottola introdotto dalle belle parole dedicate a Felice Palamara dal Vescovo della Diocesi Mons. Luigi Renzo, riportate di seguito, a cui segue una breve e personale introduzione dell’autore incentrata sulle ragioni e sui motivi di questa pubblicazione. Seguono le pagine su Don Mottola, sull’analisi del suo impegno sacerdotale e sociale insieme, curate con premura e con attenzione da parte di Don Felice. Un’analisi, la sua, sul percorso integrale del Santo tropeano, condotta da capo a fondo con scrupolosa e meticolosa osservanza dei fatti che hanno caratterizzato la vita e le opere del Servo di Dio, oggi Venerabile e presto, ci auguriamo, anche Santo. Per il resto, la bella introduzione del Vescovo Luigi Renzo offrirà di certo una chiave di lettura maggiormente consona e di certo più approfondita della presente.

Un estratto del libro è quello che sarà presente alla fine del post in formato Pdf, insieme al link che rimanda alle pagine della GME edizioni sulle quali poter effettuare l’acquisto online.

A Don Felice i miei più sentiti ringraziamenti per il dono che mi ha elargito e le mie più sentite congratulazioni.

È da ammirare D. Felice Palamara per il coraggio e la passione  che ha avuto, lui giovanissimo, nell’accostarsi alla spiritualità del  Servo di Dio don Francesco Mottola in un tempo come il nostro in  cui  la  spiritualità  e  le  “ali  di  aquila”  sembrano  soccombere  a  vantaggio  di  un quietismo  ed  appiattimento  di  idealità  gravi  e  preoccupanti. Come lui stesso annota nella Introduzione, la sua  scelta è stata determinata proprio dal fatto che ancora oggi don Mottola può rappresentare «una risposta d’amore a tutti coloro  che racchiudono la terra calabrese in una cornice nera, dove regnano solo violenza, mafia ed altri mali simili. La sua figura oggi più  di  ieri  è  una  risposta  concreta,  in  quanto  nella  nostra  terra non vi è solo buio ma anche luce, non solo odio ma anche amore, non solo violenza ma anche pace, non vi è solo divisione ma anche unità; tutto ciò è presente nella vita del venerabile in quanto  lui stesso si è fatto promotore di questi valori».

Molto si è detto e si è scritto su don Mottola, come varie sono  state le qualifiche a lui riconosciute: “l’uomo della contemplazione”, “il certosino della strada”, “il servo della Carità”, “il testimone delle sofferenze di Cristo”, “un asceta trascinatore”, “un prete universale”, e via dicendo.

Ma il nostro va ricordato anche e soprattutto per la sua “calabritudine”, cioè per il grande amore alla gente di Calabria, “sofferente ed ingiustamente umiliata per secoli”. Nel fondare, per esempio, il Circolo della Cultura Calabrese nel 1924 volle che avesse lo scopo «Di alimentare nei nostri giovani cuori di calabresi la Carità del natio loco, di tenere sempre accesa la fiaccola della verità, di richiamare alla mente le antiche glorie e prepararci alle nuove. Noi non indaghiamo il passato per piagnucolarci sopra, né per gonfiarci con inutili necrologie, a base di bolsa retorica. Non siamo gnomi, né pigmei raspatori di tombe mefiliche, in cerca di supposti tesori; ma siamo uomini nel senso più nobile della parola».

Da  calabrese  autentico,  don  Mottola  ha  voluto  dare  senso  e 8 contenuti eroici alla sua vita di uomo religioso e di uomo sociale in una realtà storica spesso fatta di sofferenza, ma anche di esaltante  misticismo.  Ne  sono  prova  e  testimonianza  il  suo  grande amore a Dio che spazia nella Carità e che lo spinge a fondare generosamente  diverse  “Case  di  Carità”  a  servizio  dei  diseredati  e dei bisognosi di ogni tipo. L’amore a Dio si autentica nell’amore al prossimo: lui ne è testimone.

La ricerca di D. Palamara, anche se nata come elaborato accademico, si rivela come lo sforzo di un giovane che ha voglia di apprendere l’itinerario umano e ascetico di un uomo forte come don  Mottola,  che  nella  sua  vita  ha  voluto  percorrere  i  “gradi dell’amore” e della perfezione cristiana ponendosi come prospettiva e misura l’amore totale del Crocifisso.

Dall’amore alla Trinità, attraverso l’amore all’Eucaristia, giungecall’amore  al  Crocifisso  vivendolo  fino  in  fondo  nella  sua  stessaccarne. Il Crocifisso è per tutti il segno visibile della Trinità checama e costituisce il luogo teologico della comunione che uniscecl’umanità a Dio e Dio all’umanità.Da parte sua don Mottola, con la sua vita di Carità e di sofferenza,  diventa  egli  stesso  simbolo  vivente  dell’amore  crocifissocperché non solo esperimenta dentro di sé l’amore infinito di Dio,cma fa esperienza fisica della croce portata per 27 anni (1942-69) sulle sue spalle con grande dignità ed abnegazione.

Un  prete-prete  don  Mottola,  che  speriamo  di  vedere  presto agli  onori  degli  altari  come  esempio  e  modello  del  “viandante della storia” alla ricerca di Dio, pronto egli stesso a farsi trovare con umiltà e docilità da Dio per tessere insieme a Lui una storia infinita di amore e di speranza nuova.

Complimenti a D. Felice Palamara per la ricerca accurata ed appassionata ed auguri sentiti perché il suo sacerdozio, fresco di sacro Crisma, possa essere riflesso fecondo di quell’insigne e santo maestro che è don Francesco Mottola. Auguri e “Ad maiora semper”!

+ LUIGI RENZO
Vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea

INTRODUZIONE al saggio di Felice Palamara

Durante l’anno sacerdotale appena concluso la Chiesa tutta è stata chiamata a soffermarsi in modo particolare e contemplare la grandezza di Dio per il dono del sacerdozio. È un anno di grazia, nel quale il papa Benedetto XVI invita ogni sacerdote a guardare al Curato d’Ars, patrono di tutti i sacerdoti. Ma questo non significa non guardare, non ammirare i tanti sacerdoti che, come San Giovanni Maria Vianney, hanno vissuto il loro sacerdozio secondo il cuore di Cristo. Non posso non guardare, non contemplare una delle figure luminose della Calabria, don Francesco Mottola.

Sono tre i motivi che mi spingono a soffermarmi sulla sua figura. Il primo motivo è legato proprio all’anno sacerdotale; non potevo  ignorare  questa  figura  di  sacerdote,  a  distanza  di  quarant’anni dalla sua morte, il suo ricordo, il suo insegnamento che rimane vivo: oggi ancor più di ieri la sua figura sacerdotale è luce per  la  terra  Calabra.  Il  secondo  motivo  che  mi  ha  spinto  è l’enciclica del sommo Pontefice Deus Caritas est , dove si afferma: «Il termine amore è oggi diventato una delle parole più usate ed anche abusate, alla quale annettiamo accezioni del tutto differenti».

Leggendo questa semplice frase, non potevo non soffermarmi sulla figura del venerabile don Francesco Mottola, in quanto non solo parlava della Carità, ma prima di tutto viveva la Carità.  Don Mottola diventa una guida, un esempio da imitare, non per aver fondato delle Case della Carità, ma in quanto la sua figura insegna che Carità  è  chinarsi davanti al fratello bisognoso. In lui la Carità non era abusata ma vissuta, trasmessa agli altri.

Un terzo motivo è che don Mottola oggi rappresenta una risposta d’amore a tutti coloro che racchiudono la terra calabrese in una cornice nera, dove regnano solo violenza, mafia e altri mali simili.  La  sua  figura  oggi  più  di  ieri  è  una  risposta  concreta,  in quanto nella nostra terra non vi è solo buio ma anche luce, non solo odio ma anche amore, non solo violenza ma anche pace, non vi è solo divisione ma anche unità; tutto ciò è presente nella vita del venerabile, in quanto lui stesso si è fatto promotore di questi valori.

In queste poche righe, mi soffermerò a puntualizzare alcuni aspetti della spiritualità di don Mottola. Il  presente  lavoro  è  diviso  in  cinque  capitoli,  ma  il  tema  di fondo, il filo che unisce il lavoro, è la Carità, quell’amore che fin da  giovane  lo  distingueva  dagli  altri  suoi  amici,  che  lo  rendeva sensibile alle sofferenze non solo di chi gli stava accanto, ma anche  alle  sofferenze  umane  causate  dalla  guerra  che  giungevano nelle varie notizie. Ma la Carità per don Mottola ha come punto di partenza la Trinità, perché essa, prima di tutto, non è una virtù,  ma  designa  l’essenza  di  Dio;  così  Francesco  d’Assisi  cantava nelle lodi all’Altissimo “Tu sei Carità”.

Quindi l’incontro con Dio, l’Eucaristia, la croce diventano nella spiritualità del prete calabrese la forza per poter vivere e trasmettere l’amore fondato e radicato in Dio. Quindi la Carità non solo è essenza viva di Dio, non solo  costituisce  uno  stimolo  per  l’uomo  per  incontrare,  per  incamminarsi verso Dio, ma soprattutto apice che spiega il mistero Eucaristico e Trinitario.

Don Mottola descrive la preghiera come un atto caritativo, in quanto essa diventa strada e via per incontrare Dio. La preghiera diventava per il prete calabrese non solo stimolo per incontrare e dialogare con Dio e attingere da esso la forza interiore, ma si concretizzava amando con la sua vita i poveri, gli ultimi, spogliando se stesso per comunicare loro che Dio è Amore. Questo amore per l’uomo sofferente si è attualizzato nella fondazione delle case della Carità, dove il dolore, la sofferenza dell’uomo offerto a Dio fanno della Casa della Carità una casa d’oro, un santuario, in cui attraverso  i  loro  corpi  crocifissi  è  reso  presente  il  Crocifisso,  il volto di Dio. Il  suo  prossimo  non  era  solamente  il  povero,  l’ultimo,  o l’orfano, ma tutti coloro che lo circondavano, in primis i sacerdoti, affascinati da come don Mottola viveva in pieno il suo sacerdozio.  Quindi  anche  nel  suo  pregare,  nel  suo  sostare  ai  piedi dell’Eucaristia,  nel  confessionale,  o  nel  vivere  la  sofferenza  mascherando  il  dolore  con  il  sorriso,  diventa  Padre  e  guida  dei  sacerdoti,  conquistati  dal  suo  ideale  e  dal  suo  vivere  con  entusiasmo il dono ricevuto della vocazione.

Don Mottola può essere definito un teologo; egli, infatti, sofferma la sua attenzione non solo sulla Carità, a livello antropologico,  richiamando  i  mezzi  per  raggiungere  l’Amore,  ma  anche sulle cinque vie universali dell’Amore a partire dalla Trinità fino ad arrivare alla Trinità stessa, quindi dalla Trinità studiata e contemplata  con  gli  occhi  della  fede,  con  la  legge  naturale,  con l’essere umano, con l’insegnamento di Cristo, fino alla Trinità visibile con il nostro sguardo, in quanto tutto sarà svelato. La figura di don Mottola splende come un astro luminoso non solo per la fama  della  sua  santità  sacerdotale  ma,  come  teologo,  in  quanto nei suoi scritti emerge la teologia della Carità, che esprime saggezza e profonda spiritualità radicata in Dio, Uno e Trino.

Il saggio sul Venerabile Don Francesco Mottola è disponibile in tutte le edicole di Tropea e dintorni e per chi volesse acquistarlo online premendo qui

Estratto del saggio su Don Mottola di Felice Palamara.pdf