Riprendo la pubblicazione dei proverbi e dei detti proverbiali calabresi interrotta da qualche mese, proponendone alcuni in ordine sparso e senza un filo logico che li lega tra loro, tanto per non perdere la mano e l’abitudine alla riproposizione di questo enorme patrimonio culturale costituito da questa ‘particolare’ forma letteraria. Come al solito, al proverbio riportato in neretto, seguirà la traduzione più o meno letterale dello stesso, e, ove non fosse sufficiente per capirne il senso, anche un breve commento esplicativo.

Chiju era u tempu di canonici i lignu, quandu i vecchi cacavunu stagnu e i formiculi caminavinu chi zocculi.
Quello era il tempo dei canonici di legno, quando i vecchi defecavano stagno e le formiche camminavano con gli zoccoli.

Il detto proverbiale si usava e ancora oggi più raramente si usa per dire che una cosa o un fatto è talmente remoto che non è più ricordabile. Da notare i termini paradossali del confronto per rimarcare il concetto, ovvero cose assolutamente non possibili come la defecazione dello stagno da parte degli anziani e il camminare con gli zoccoli da parte delle formiche.

U cani prima u si mangia l’ossu si misura u culu.
Il cane prima di mangiare l’osso si misura il culo.
Non dire o non tentare di  fare mai quello che poi non puoi sostenere con le tue forze.

Cu nd’havi ammuccia e cu non nd’havi ammostra.
Chi possiede averi li nasconde e chi non possiede li mette in mostra.

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