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Non so pensarti diversamente caro Guglielmo, se non nel modo che apre il titolo di questo post, ossia di scena nel blu, la scena che credo ti appartenga di diritto e nella quale sarai di certo, oggi più di ieri, protagonista assoluto.

E’ passato un anno dalla tua prematura scomparsa, in quello che ho definito lo scippo più grande che abbiamo dovuto subire, noi tutti, che ci eravamo affezionati a te, alla tua grande generosità, alla tua grandissima umanità. E su tutti le tue meravigliose sorelle che ti amavano in modo assoluto e profondo, in modo unico, contagioso direi, per chi come me era alla ricerca e lo è sempre dell’amore, quello vero e puro che riempie il cuore e la mente.

Una di esse, la tua amata Gasperina, mi manda la sua ‘faragula’ in tuo ricordo, quella che pubblico di seguito e che son certo ti piacerà moltissimo così com’ è piaciuta a me.  Avremmo voluto ricordarti con una giornata dedicata interamente a te, alla lettura dei tuoi libri, delle tue faragule, all’ascolto dei tuoi brani musicali preferiti; ne avevo parlato anche con tuo figlio Giovanni, con tuo nipote Alfredo, con Caterina e con altri tuoi amici tropeani. Non si è potuta fare oggi per le ragioni che di certo saprai, ma la faremo tra qualche mese, magari nel periodo più bello dell’anno: il santo Natale.

L’anno scorso, più o meno a quest’ora del giorno, ero con il nodo alla gola più difficile da mandar giù dalla morte di mio padre e ti avevo dedicato l’intera home page, come era giusto che fosse, nella speranza di riempiere con il tuo gravatar in primo piano, almeno otticamente, il grande vuoto che si era generato in me. Oggi, nella tua Tropea c’è un cielo favoloso e puro, da contemplare in silenzio; una colomba si è poggiata sulla finestra del mio ufficio al Comune dove mi trovo adesso e mi fa compagnia; oggi, in tua memoria voglio raddoppiare la dose con la ‘faragula’ di Gasperina,  e il tuo gravatar ancora in primo piano nel tentativo di riempire almeno simbolicamente il grande vuoto non solo del web ma dei nostri cuori.

Ciao Guglielmo, ciao, ciao amico mio carissimo; pensaci da lassù, dove il cielo è sempre più blu perché è il cielo della purezza dei santi, dove  tu sei di scena insieme a loro…..buona lettura!

 

La parrucca è sul comodino: una ‘faragula’ di Gasperina Lento

Caro fratellone, ti voglio raccontare una delle tante “faraguli” che mi inventavo durante la mia lotta contro il cancro: me le raccontavo per farmi coraggio… Non te ne ho mai letto alcuna.. per pudore.

Oggi ti racconterò quella che mai ho mostrato, perché mi faceva troppo male la nuova inaspettata ‘botta’ che mi aveva colpita. Avevo subìto la seconda seduta di chemioterapia, i capelli se ne erano andati, ero momentaneamente tornata a casa. Due nipotini avrebbero ricevuto la prima Comunione ed io mi ero fatta preparare una parrucca per l’occasione. Mi sentivo Archimede Pitagorico, ma almeno avevo sul cranio nudo una specie di cappello… Ridicola!!! Tutto andò bene fino a un certo punto, presi insieme a loro la Comunione, festeggiai con loro; ero stanca e tornai un po’ prima degli altri a casa. Qui mi successe qualcosa che mi sconvolse, il braccio destro era fuori uso e non riuscivo a parlare: farfugliavo. La disperazione, che non mi aveva mai sfiorata per il cancro, si impadronì di me. Fui subito trasportata a Cosenza e sottoposta alle cure del caso, avevo un’ischemia… Non l’attaccai, ma poi mi armai come so fare io. Tu venisti in ospedale per consolarmi ed esorcizzare il male. Erano passati pochissimi giorni, e le mie condizioni divenivano buone. Per esercitare la mano, scrivevo brevi frasi. T

u eri seduto vicino al mio letto e raccontavi le tue “faraguli” sulla nostra prima età, cercavi di farmi sorridere….una smorfia….

Ad un certo punto gli occhi ti andarono sul quaderno che era sul comodino. Lo apristi e cominciasti a leggere la prima frase: “La parrucca è sul comodino”.

Con la coda dell’occhio vidi una grossa lacrima rotolare dalle tue palpebre, subito inghiottita dal tuo superbo barbone. La parrucca era davvero lì e tu subito avevi captato la sintesi della mia angoscia. Tutto passò, anche quella volta il Padre Eterno mi aveva preso in braccio e sono ancora qui, ma tu te ne sei andato. Sapessi quanto mi mancano le tue telefonate….

Gasperina

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