matteo-cosenza-il-quotidiano-draft.jpgdi MATTEO COSENZA, il Quotidiano della Calabria

Quando hanno gridato cantando le parole che erano scritte sulle loro magliette gialle una contagiosa ventata di felicità ha soffiato nella grande sala del liceo scientifico di Rosarno. “Io non ho paura”.

Chissà se l’eco sarà arrivata a Giuseppina Pesce, che aspetta di andare davanti ai giudici per raccontare quello che hanno fatto i suoi più stretti parenti, e chissà se questo grido e i sentimenti profondi di tanti calabresi è giunto nella località segreta dove la giovane Denise vive dopo aver testimoniato contro il padre dopo la morte atroce della madre Lea. Sicuramente la giornata della donna, che è durata più di un giorno, almeno tutto il mese di discussione e di mobilitazione che l’ha preparata, non sarà archiviabile come una data di routine.

L’8 marzo 2012 è già per la Calabria un giorno da ricordare, e lo sarà ancora di più se il suo spirito si diffonderà come un messaggio di fiducia nella possibilità del cambiamento e nella speranza di creare un futuro diverso che non sia più deturpato da violenza e sopraffazione. I ragazzi e le ragazze di Rosarno e tutti i ragazzi e ragazze calabresi ne hanno diritto. In quella sala c’erano studenti con cognomi impegnativi per quei territori, volti puliti e radiosi come possono essere quelli di chi vive l’età dell’innocenza. Una scuola ospitale e vitale, che da sola certamente non può cambiare il contesto ambientale esterno, offre quotidianamente a tutti loro occasioni straordinarie di confronto, di socializzazione, di impegno. Le ragazze con le magliette ma anche le altre che con altri giovanissimi studenti formano un’orchestra di musica classica che ha deliziato anche gli orecchi più fini, e poi quelli che hanno raccontato la loro idea di legalità leggendo testi non formali: sì, è stata davvero una giornata importante che non cambierà certo la vita di una comunità ma che è dentro un percorso di legalità che dà senso alla scuola e alla sua missione. Il giorno dopo a liceo Fermi di Catanzaro Lido non c’era l’aria festosa di Rosarno, bensì un clima di severo impegno. I ragazzi hanno concluso un lungo lavoro sul libro di Anna Maria Scarfò, “Malanova”, la ragazza che ha denunciato i suoi violentatori sfidando un intero paese, parroco compreso, che invece di proteggerla l’ha messa all’indice. Tre ore di discussione, di interventi, con centinaia di ragazze e ragazzi in religioso silenzio. L’avvocato di Anna Maria Scarfò, Rosalba Sciarrone, era venuta carica dei faldoni del processo, se ne è andata alla fine con un pacco corposo di lettere, poesie, testi individuali e collettivi, che le studentesse hanno scritto per manifestare solidarietà, comprensione, amicizia e ammirazione ad Anna Maria. Talvolta prende lo sconforto, ma il coraggio di Lea Garofalo, Giuseppina Pesce, Maria Concetta Cacciola, Anna Maria Scafò, Paola Emmolo e tutte le altre donne, che hanno infranto il codice dell’omertà mafiosa, e i volti dei ragazzi e delle ragazze incontrati in questi giorni ci dicono che qualcosa di profondo sta avvenendo.

La Calabria può cambiare, la felicità di vivere liberi non è un sogno irrealizzabile.