Gaetano Vallone sindaco di Tropea

Tropea Il sindaco nei prossimi giorni rimetterà il mandato. Appello agli scissionisti

Vallone conferma «Ora mi dimetto»

di NICOLA COSTANZO
TROPEA – La comunicazione giunge direttamente da Gaetano Vallone: «Nei prossimi giorni formalizzerò le mie dimissioni da primo cittadino. Non mi farò disarcionare in consiglio comunale da chi ha tradito il mandato degli elettori per assecondare chi sacrifica l’interesse della città per appagare le proprie ambizioni personali». Confermate, quindi, le indiscrezione pubblicate su queste colonne nell’edizione di martedì.
A questo punto, la speranza è che tutti i componenti del civico consesso possano convergere su un programma unitario in modo da salvare almeno «i finanziamenti dei Pisl che, contrariamente a quanto sostiene qualcuno, se cadesse l’amministrazione saranno definitivamente perduti».
Il professore, così lo chiamano affettuosamente i suoi più fidati collaboratori, ha ricondotto l’origine della crisi della maggioranza al disegno politico messo in piedi dal coordinatore cittadino di Forza Italia, Nino Macrì, che tra le altre cose è anche suo nipote: «Secondo me, ha ricevuto una delusione dalla sentenza della giustizia amministrativa che invece di decretare l’annullamento delle elezioni e l’immediato ritorno alle urne ha, sì, annullato il risultato che aveva visto prevalere Adolfo Repice per una manciata di voti, ma ha anche disposto che fossi io ad essere dichiarato sindaco e a concludere la consiliatura fino alla sua naturale conclusione. Forse voleva bruciare le tappe. Guardi, che fosse il mio successore era fuori di dubbio, tant’è che alla mia veneranda età ho accettato la sfida elettorale per, diciamocelo pure, aprirgli la strada. Macrì, non contento di ciò, ha voluto tutto e subito. E’, ormai non è un segreto, da un anno che sta lavorando per affossare questa amministrazione».
Da qui, dunque, la decisione di rompere con lo “scomodo” alleato: «L’ho attaccato scientemente in consiglio comunale, calcolando la portata politica del mio gesto. Tuttavia, non potevo fare altrimenti. Il mio obiettivo era ed è stroncare le deleterie trame di Macrì. In politica bisogna cogliere il momento, ma questo improvvisato funambolo non l’ha mai saputo cogliere, ha voluto sempre scalare precipitosamente le tappe della carriera politica e, per far questo, ha più volte cambiato casacca con estrema disinvoltura». C’è da dire, però, che da parte di Macrì c’era stata una tiepida apertura: i quattro consiglieri di Forza Italia passeranno all’opposizione al primo Consiglio utile. Al contrario, se il sindaco azzerasse la Giunta si aprirebbe uno spiraglio per una ricucitura dell’ultimo minuto.
La risposta di Vallone è perentoria: «Non se ne parla nemmeno. Lui ha chiesto e ottenuto la revoca dell’assessore Lucio Ruffa. Non contento di questo “sacrificio” si è spinto oltre e sulla stampa ha avanzato la richiesta di una rimodulazione radicale dell’esecutivo facendo intendere che il prossimo a dover “cadere in disgrazia” sarebbe stato il vicesindaco Massimo L’Andolina. E lui cosa c’entra con la composizione dell’organo di governo locale? Questa è una prerogativa esclusiva del sindaco, anche perché agli atti esiste un documento politico sottoscritto da tutti i consiglieri un mese e mezzo fa nel quale veniva ribadita la natura civica della lista. Quindi, i fatti politici dovevano essere discussi al di fuori del gruppo di maggioranza. Ho accettato di “silurare” Ruffa, il resto sono ricatti disgustosi a cui non intendo sottostare. Oggi Ruffa, domani L’Andolina e poi chi o cos’altro?».
Insomma, il commissariamento dell’ente si fa sempre più concreto con il conseguente voto in primavera: «Sicuramente sarò in prima linea – aggiunge l’amministratore – Allo stato, però, non so dire con quale ruolo. In ogni caso, non me ne starò sicuramente a guardare. Probabilmente non vincerò ma, quantomeno, avrò contribuito a non far vincere Nino Macrì. Per me sarà lui l’avversario da battere».