Maria Faragò
Maria Faragò

di Maria Faragò

Il 27 luglio 2014 il Premio Letterario Tropea parrebbe aver definitivamente chiuso i battenti nell’indifferenza e ipocrisia generale, tranne la mia. Già perché insieme a Pasqualino Pandullo,il Premio Tropea lo avevamo fatto diventare uno fra i più prestigiosi e accreditati premi letterari italiani. Un caso nazionale. Gli addetti ai lavori lo sanno bene. In soli sei anni, nel mare magnum delle kermesse letterarie del Belpaese, Repubblica ePanorama, lo definirono nel 2011, uno tra i primi dopo Strega,Campiello e Bagutta. Allora piansi di orgoglio e di gioia, come quando vidi il “piedone” – che mi sembrò immenso tra le lacrime- che parlava della vittoria di Mattia Signorini su Gad Lerner, nelle pagine culturali del Corriere della Sera, l’Olimpo, per una che fa il mio mestiere. Quello spazio lo avevano tolto al “Bancarella”, mi dissero poi, per darlo al “Tropea”. Pasqualino Pandullo allora mi ringraziò commosso, perché ero io ad occuparmi della“comunicazione”, dicendomi che avevo realizzato il suo sogno “il Premio Tropea sul Corriere”. Quell’articolo lo incorniciò e lo mise nel suo ufficio alla RAI. Credo sia ancora lì.

Pensavo, sbagliandomi evidentemente, alla luce dei fatti e di quello che accaduto dopo e che è ancora in corso, che da lì si poteva ripartire per andare oltre. Non eravamo arrivati, per le mie ambizioni e i miei obiettivi, ma eravamo finalmente partiti. Avevo dimostrato a me stessa e alla mia terra, che dalla Calabria, mia patria d’adozione – io sono milanese, figlia di emigranti – si poteva realmente esportare qualità vera, oltre le chiacchiere, il provincialismo, l’autocelebrazione e la ‘ndrangheta. Nel 2009 ho redatto il progetto che ha partecipato e ha vinto il primo bandoEuropeo della Regione Calabria – l’assessore alla cultura allora era Mimmo Cersosimo – in ambito culturale. Questo ha garantito, pur tra mille difficoltà, al Premio Tropea di vivere fino al 2011. Un triennio di successi, incontri meravigliosi, fatica e sudore e infine l’abbraccio di Marino Sinibaldi (direttore di Radio 3 e storico autore di Fahrenheit) che sulla terrazza della club house del Porto di Tropea, alla fine della cena, davanti a un magnifico tartufo diPizzo, omaggiato dall’azienda Callipo, che avevo contattato, come molte altre aziende, per far conoscere i meravigliosi prodotti diCalabria, mi abbracciava e mi diceva: “Grazie!” esortandomi a non mollare. “Tieni duro Maria”. Parole che non ho scordato, come quelle sempre affettuose e incoraggianti della presidente IsabellaBossi Fedrigotti – che comunque dopo la mia esclusione ha di fatto lasciato la presidenza del premio come pure il professore Giuliano Vigini altro “storico” giurato -, un esempio e un’amica per me.Nei primi due anni della sua presidenza del Premio Tropea l’ho chiamata “signora Isabella”, una signora appunto, che con sobrietà, rigore e un’infinita umanità dietro il suo aspetto austero ed elegante, mi ha guidata emotivamente nelle scelte di contenuti e di stile. Una delle nostre battaglie, perché in Calabria anche queste diventano paradossalmente battaglie epocali, è stata riuscire a gestire il “parterre”. Avremmo voluto che la “gente”comune che veniva a seguire le tre serate, quella veramente interessata ai libri, potesse sedersi e godersi la serata, evitando il pessimo costume dei “posti riservati”. Una lotta che mi costava ogni anno nottate insonni (mi sembrava di giocare a Risiko,spostando e rispostando le pedine per trovare la quadra) per trovare il modo di sistemare tutti, per accontentare tutti, gente“importante” e persone comuni, perché di gente ne veniva veramente tanta e le sedie non bastavano mai. Un anno lasciai Mimmo Cersosimo in quarta o quinta fila, era arrivato un po’ in ritardo, mi sorrise e mi disse che avevo fatto bene. Un “gran signore” anche lui e un assessore bravo e competente, per la mia esperienza, che apprezzò, mi disse allora, anche quella mia scelta controcorrente.Con altri non andò così: sfuriate, occhiatacce e lamentele che ingoiavo con il sorriso per il bene del progetto e della sfida in cui credevo e che portavo avanti con fede e dedizione assolute. Un lavoro massacrante che anno dopo anno però sembrava ricompensarmi, non ancora economicamente certo, ma come professionista e libera cittadina calabrese che contribuisce fattivamente a rendere la propria terra un “luogo più bello in cui vivere”, lo ha detto George Gissing della Calabria cent’anni fa. Una sogno, un’idea utopica. Nei giorni davvero “bui”, nei quali tutto è cambiato,quando sono stata messa da parte arbitrariamente nell’organizzazione e gestione del TropeaFestival Leggere&Scrivere che assorbe anche il premio, un progetto scritto da me e da Massimiliano Ferraina che vinse nel 2012 il nuovo bando Europeo gestito dall’Assessorato alla cultura della Regione Calabria diretto da Mario Caligiuri, i responsabili “legali e amministrativi” mi dissero, tra le altre cose, che non potevo certo cambiare il mondo con un festival di letteratura. Non sto mai con i piedi per terra pare, e quindi gli ho risposto: “Si, voglio provarci. Vi sembra così strano? I libri, le parole, la cultura possono cambiare il mondo, non è questo che andate dicendo anche voi?”.

Nelle prime cinque edizioni, di soldi ce n’erano pochi per fare il “premio”che volevo, bello, civile, democratico, autonomo e autorevole e quindi ho sempre chiamato i miei amici, tanti giovani bravi e onesti,e la mia famiglia ad aiutarmi. Loro lo hanno fatto con entusiasmo e per pochi spiccioli di rimborso spese, qualcuno anche gratis, mi hanno sostenuta con un amore e una passione che resterà per sempre patrimonio della mia vita di donna e di professionista.

Un esempio su tutti. Una sera, dietro le quinte del premio, mi raggiunseIsabella Bossi Fedrigotti chiedendomi se potevo cambiarle il biglietto aereo del suo ritorno, anticipandolo perché un problema di famiglia la richiamava a casa. Dissi ovviamente di si, senza sapere come avrei potuto alle dieci di sera e senza un quattrino contante a trovare una soluzione per il mattino seguente. Pensavo e camminavo.Mio fratello, si avvicinò per chiedermi se era tutto a posto. Gli spiegai le circostanze e con la sua personale carta di credito acquistò il biglietto che dopo circa sei mesi l’Accademia degliAffaticati gli rimborsò.

Di questi episodi, negli anni, ce ne sono stati molti. Il Premio Tropea mi pareva tirasse fuori il meglio della calabresità di cui tanto si parla, quasi sempre a sproposito a mio avviso. Tutti i fornitori del progetto: albergatori, ristoratori, service audio-video, ufficiostampa, agenzia di viaggi, fiorista, tipografi, etc, sono stati sempre meravigliosi. Dopo un’iniziale diffidenza, fisiologica e comprensibile per chi vive alle nostre latitudini, si sono sentiti parte del progetto e hanno sempre atteso con fiducia, investendo quindi con le proprie aziende, i tempi dell’erogazione dei finanziamenti regionali, davvero lunghissimi. Una telefonata ricordo tra le tante, che chiusa la conversazione mi fece piangere di commozione e gratitudine. Un giovane operatore turistico tropeano, mi chiamò per salutarmi, disse. Erano passati sei mesi dal PremioTropea e ancora doveva essere pagato. Io mi scusai subito e lo ringraziai per la pazienza e la fiducia. Lui mi disse: “TranquillaMaria, avevo chiamato solo per salutarti. Lo so che con te siamo in una botte di ferro”. Una responsabilità non mia evidentemente, ioero “solo” la coordinatrice del progetto, ma che mi sono assunta in pieno e fino in fondo, chiudendo tutte le rendicontazioni di legge e portando a buon fine i finanziamenti del triennio 2009-2011.

Ricordo ancora l’ultima serata del Premio Tropea della gestione Pandullo-Faragò, al Porto di Tropea contammo circa 1.000 spettatori,documentato con video e fotografie. La sera del 24 luglio 2011,mentre Gian Antonio Stella conversava di bellezza, paesaggio e territorio calabrese scempiato dalla malapolitica, dal malaffare e dall’indifferenza dei calabresi, i ragazzi dello staff ed io correvamo da una parte all’altra del porto per cercare sedie. Altre sedie, ancora sedie, oltre gli spalti già gremitissimi. Rastrellammo qualunque cosa anche vecchi sgabelli dimenticati e impolverati in magazzini in cui ci facevamo largo con il “machete”. Ce le prestò anche il ristoratore davanti all’ingresso dell’anfiteatro.

Memorie che mi rimbombano dentro mentre attendo giustizia – sono stata costretta a ricorrere alle vie legali per far valere i miei diritti,quelli messi per iscritto in un contratto ancora in essere -osservando lo spettacolo patetico, penoso e desolante di un progetto sincero e dallo sguardo grande che voleva vedere lontano e che oggi sembra sempre più disperso, sciatto e smarrito aldilà della ridondanza dei comunicati stampa e dei post sui social. Quel rimbombo che non mi fa comunque gioire quando guardo le immagini, i video e le comunicazione dei “nuovi” organizzatori e organizzatrici e che mi pare di poter dire, siano lo specchio di un evidente declino delPremio e di un mancato decollo del festival che doveva chiudere le estati calabresi.

Già,perché c’è anche il festival. Quest’anno infatti si terrà ancora una volta in autunno, dal 21 al 26 di ottobre (perché dunque ilPremio a luglio?), nell’ultima annualità finanziata dalla RegioneCalabria attraverso il progetto dal nome pretenzioso di “CalabriaTerra di Festival” (triennio 2012-2014) che doveva cambiare le estati calabresi trasformando le nostre contrade in novelle Spoleto, Sarzana, Perugia, Edimburgo o Mantova. Non mi pare sia successo, ma questa è una mia opinione, lascio a chi preposto, di valutare con obiettività i costi-benefici di questa iniziativa – come fanno tuttiquelli che devono svolgere bene le proprie attività di “valutazione e monitoraggio” a conclusione di ogni iniziativa e che sanno amministrare come si deve il pubblico e il privato – voluta da Mario Caligiuri e dalla giunta guidata da Peppe Scopelliti. Ho grande stimadi alcuni (uno su tutti) funzionari dell’Assessorato alla Cultura, ho imparato molto da loro. Ci lavoravo come in un vero team, prendendomi anche sonore bacchettate quando sbagliavo qualcosa aggirandomi nei meandri delle carte e delle burocrazie inflessibili e a volte farraginose delle normative europee. Ho sempre trovato risposte,consulenze e stimoli attenti e competenti. Ringrazio per questo.Peccato siano mosche bianche nell’ambito ambiguo e confuso che è, a mio avviso, l’apparato di governo regionale.

Edimburgo si diceva o Mantova. Già Mantova. Il bando “Calabria Terra diFestival” richiedeva, “condicio sine qua non” che i progetti si presentassero con almeno un partenariato di livello internazionale.In questi anni di lavoro la mia professionalità mi ha portato a incontrare e conoscere gli organizzatori di Festivaletteratura di Mantova, il più importante festival di letteratura europeo e forse del mondo, sono diventati nel tempo anche dei buoni amici. Chiesi loro la disponibilità, ma con estrema gentilezza s’intende mi dissero praticamente di no, gliela chiedevano in molti mi dissero, da tutto il mondo e quindi loro, per non scontentare nessuno avevo assunto unapolitica unitaria. Dicevano no a tutti. Non potevo mollare, il progetto non sarebbe passato, quindi tornai alla carica. Gli inviai un estratto del progetto, così senza impegno per leggerlo e avere una loro opinione, e dopo circa un’ora dall’invio una importante componente del Comitato Organizzativo mi scrisse: “Tra un’ora ti invio la scheda di adesione firmata dal presidente”. Quella volta non piansi di gioia come mi capita spesso, ma inizia a saltellare come una matta, non riuscivo a fermarmi.

Quando mi impedirono, di fatto, di svolgere il mio lavoro, dovetti informare per correttezza Festivaletteratura di Mantova di quanto stava accadendo. Fuggirono. Provai vergogna, anche se non ero io a dovermi vergognare. La Calabria, una volta di più provinciale e inadeguata.Loro mi dissero che la garanzia sulla qualità del progetto era rappresentata da me e quindi, andata via io, non potevano mettere ar epentaglio la loro reputazione con gente che neppure conoscevano e che mi aveva per giunta allontanata dal festival che io stessa avevo progettato. Mandarono una lettera ufficiale agli uffici regionali per comunicare il proprio ritiro dalla manifestazione. Un’altra sconfitta e l’ennesima brutta figura. Oggi non vi è traccia di nessun partner di livello internazionale nella comunicazione del TropeaFestival,dunque mi chiedo se la Regione Calabria abbia contezza che è decaduto uno dei pre-requisiti di accesso al finanziamento. Sono certa che abbiano avviato i dovuti accertamenti del caso per verificare tale circostanza.

Era il 28 luglio del 2013. L’evento era l’Anteprima della SecondaEdizione del TropeaFestival per presentare il programma completo che portava anche la mia firma, davanti all’Antico Sedile e a centinaia di cittadini e turisti di Tropea. Parlavo dunque anche io quella sera, una delle mie rare apparizioni pubbliche. Non amo parlare in pubblico. Non è tra le mie doti migliori dico sempre. Mi piace stare dietro le quinte e lì sono stata praticamente per tutti gli anni in cui ho seguito il progetto, cioè dalla fine del 2006 e successivamente, nel marzo 2008 prima della seconda edizione, milicenziai pure da general manager di una società di comunicazione diCosenza nella quale ero assunta a tempo indeterminato, per inseguireil mio sogno e fare solo il Premio Tropea. Ci credevo davvero.Incondizionatamente. Ho quasi sempre disertato i palchi e i tavoli dei relatori nelle conferenze stampa, lasciando questo compito ad altri anche se sarebbe stato un mio diritto esserci. Avevamo deciso con Pandullo e Floriani di suddividere il programma in tre sezioni distinte, quella diretta da me si intitolava “Parabolé_Narrazioni in corso”, le altre due erano dirette da Floriani e Pandullo,anch’esse però organizzate da me affiancata dalla segreteria organizzativa, in qualità di event manager come da contratto. Event manager, mi preme precisarlo, non è un titolo di merito che mi attribuisco, ma una figura professionale definita e parametrata nelle“Linee Guida della Regione Calabria”, un documento allegato al bando “Calabria Terra di Festival” che descrive bene questa figura e le competenze che deve dimostrare e documentare per dirsi tale, che posso qui sintetizzare in: direttore artistico e organizzativo, ma ancora meglio, una sorta di direttore generale responsabile praticamente di tutti i molteplici aspetti di un evento culturale e nella fattispecie letterario. Chi vuole può andare a verificare sono documenti pubblici.

Bene,quella sera parlava anche l’assessore Mario Caligiuri. Un uomo delle istituzioni che affermava in sintesi quanto segue e, per gli scettici, ci sono anche le riprese audio-video che lo confermano: laRegione Calabria e la giunta Scopelliti hanno voluto ilTropeaFestival (ma non era un bando europeo mi chiesi? E non era una commissione qualificata di esperti a valutare i progetti?), ci aspettiamo molto (molti turisti, molta qualità, risonanza mediatica? Ci sono i funzionari della Regione e persone qualificate preposte a valutare questi risultati. Insomma molto cosa?) quindi ilTropeaFestival e il Premio Tropea devono rispondere in maniera“adeguata”. Più o meno questo era il senso e non era la prima,ma l’ennesima volta, in cui Caligiuri faceva tali, ritengo quantomeno inopportune affermazioni, e nel tempo intercorso prima del mio turno di parola, riflettevo. Dire quanto mi ero appuntata e raccontare in dettaglio il programma solo dopo aver ribattuto a Mario Caligiuri oppure limitarmi alla prima parte? Pensando, ricordai l’ultima volta che l’Assessore mi aveva rivolto la parola. Era stato alla fine di uno degli eventi della prima edizione del Festival. L’Assessore presentava il “Libro Verde della Lettura”, ce n’era persino qualche copia, le uniche che abbia mai visto. Arrivò come sempre con un fortissimo ritardo e il festival non poteva aspettarlo quella volta, il tempo, dati gli innumerevoli eventi, era contingentato al minuto e poi Gian Arturo Ferrari (l’attuale presidente della giuria del Premio Tropea) anch’egli relatore dell’incontro, aveva un aereo che partiva di lì a poco. La decisione spettava a me. Oneri e onori.Decisi e feci partire l’incontro senza Mario Caligiuri. Stavo infondo alla sala presso il Complesso Santa Chiara sede del SistemaBibliotecario Vibonese e mi curavo come sempre e nel mio ruolo che tutto procedesse bene. Sentì come uno spostamento d’aria e un brusio alla mia destra. Caligiuri stava arrivando trafelato con un codazzo al seguito e con una faccia seria che mi fece preoccupare. Lo salutai. Non mi rispose e mi fissò con uno sguardo che a me parve assai contrariato. L’incontro si fece. Gian Arturo Ferrari prese in mano il libretto verde. Quando fu il suo turno lesse un brano dell’introduzione di Caligiuri e gli fece delle osservazioni molto severe e assai poco benevole. Un organizzatrice sembra che non ascolti gli interventi, ma in realtà ascolta quello che serve.Seguiva un incontro con le figlie di Enzo Biagi e quindi i precedenti relatori si alzarono per lasciare posto. Io mi occupai di Gian ArturoF errari. Mi preoccupai di accompagnarlo fuori per il suo transfer perché era in forte ritardo. Feci gli onori di casa. Lo ringraziai e salutai. Rientrando sentivo che qualcuno gridava e correvo come sempre, per riportare ordine e silenzio. Con mia grande sorpresa però a gridare era l’assessore Caligiuri. Si lamentava dell’incontro,della sala e delle poche persone, che in realtà erano circa 150.Gremivano una sala non troppo grande, in un pomeriggio infrasettimanale di novembre, per me un grande successo per un incontro “tecnico” di quel tipo. Mi avvicinai in quanto event manager per raccogliere le rimostranze del “mio” assessore di riferimento. Conosco Mario da più di vent’anni e quindi, dandogli del “tu”, gli chiesi cosa succedeva e se potevamo allontanarci per non disturbare, ero a sua disposizione per capire e risolvere ogni problema. Mi rispose che non sapeva chi fossi e che non mi riconosceva alcun ruolo. Si girò andandosene e lasciandomi lì,seguito da Floriani e altri che lo pregavano di calmarsi. Tutto questo è accaduto anche davanti a cronisti e giornalisti di quotidiani e televisioni. Non lessi nemmeno un rigo sull’accaduto, ma forse me lo sono perso.

Decisi di replicare alle affermazioni di Mario Caligiuri il 28 luglio del2013 davanti all’Antico Sedile e a centinaia di persone. Dissi che ilPremio Tropea si era guadagnato il rispetto con anni di duro lavoro a testa bassa, aggiunsi che chi aveva valutato il progetto,probabilmente, aveva solo riconosciuto dei meriti e che eravamo noi ad “aspettarci” sostegno dalla “nostra” Regione e soprattutto affiancamento per progredire ancora e meglio nel tempo e nel prossimo futuro. Questo dissi. Non mi domandai certo se fosse “conveniente”per me, valutai solo fosse la cosa giusta da fare e la feci.

Si parlava della stampa dunque e dei giornalisti calabresi. Anche su questo vorrei finalmente dire qualcosa dopo un anno di silenzio,interrotto solo da qualche breve post su Facebook. Per anni ho collaborato con i corrispondenti di Tropea dei tre principali quotidiani Calabresi. Anche se nel frattempo uno è stato chiuso.Dicevo che quando è stato ufficializzato da Gilberto Floriani in una conferenza stampa a Palazzo Alemanni, a “casa” di Caligiuri insomma, che io me ne ero andata (non me ne sono mai andata, non c’è nessun documento che lo attesti), solo due dei tre corrispondenti mi hanno contattata informalmente per chiedermi cosa fosse successo. Non mi dissero di voler scrivere un pezzo e documentarlo con una mia dichiarazione a riscontro di quanto detto in conferenza stampa da Floriani (come ha fatto solo Corriere della Calabria), ma semplicemente mi chiedevano che facessi delle spontanee dichiarazioni di cui loro avrebbero preso atto ed eventualmente fatto pubblicare,qui o lì. Non saprei dove, non me lo dissero. Uno azzardò un’intervista. Non mi sembrò molto chiara la loro posizione professionale e non lo feci. Per istinto non mi sembrava la cosa più giusta. Ero comunque molto confusa e frastornata dalla situazione“surreale” nella quale mi stavo trovando.

Ho letto tempo dopo il nome di quella giornalista inserito nel programma del TropeaFestival del 2013 come moderatrice di un incontro (forse due, non ricordo) e l’altro invece ne è diventato l’ufficio stampa regionale. Guarda gli istinti alle volte.

Il territorio, gli attrattori turistici e culturali, i “volani”(sempre sti volani… e dateci tregua) , le “eccellenze” (quali?)e i numeri. Bisogna fare i numeri, i numeri. Attrarre pubblico.Migliaia, ma che dico, milioni di turisti. Costi-benefici. Bisogna passare dall’essere “importatori di cultura a produttori ed esportatori di cultura”. Un mantra ripetuto ossessivamente fino alla scadenza. Poi arrivano nuove comunicazioni. Nuovi mantra con coni quali imbonire i calabresi. Quando poi, nei corridoi della RegioneCalabria tra una chiacchiera e l’altra dissi che non ero d’accordo che la cultura dovesse essere necessariamente collegata a risultati economici a breve termine e all’aumento dei flussi turistici, ma chele buone prassi della cultura sono innanzitutto lo specchio del livello di civiltà di una popolo, che rappresentano la possibilità di evolvere e progredire, che favoriscono la costruzione di una nuova coscienza civile e una più consapevole cittadinanza attiva e che queste sono le pre-condizioni per la creazione di un reale benessere diffuso e per il superamento dei fenomeni mafiosi, mi è stato risposto: “E che vuoi fare, nel POR Calabria è scritto così, non possiamo farci niente”. Non si può fare niente.

Nel progetto del TropeaFestival Leggere&Scrivere avevo inserito anche un format che chiamai “Itinerari Culturali Vibonesi”. Questi dovevano servire a spostare i flussi turistici dalle coste all’entroterra, come richiesto dal bando pena esclusione, per creare quell’integrazione territoriale e culturale, condizione imprescindibile per la creazione di una rete coordinata, efficace ed efficiente in grado di sostenere le richieste del mercato turistico per come si è evoluto negli ultimi anni. Nella prima edizione del festival del 2012, seppure slittata a novembre a causa dei ritardi della Regione Calabria, organizzai dei pullman che da Tropea,gratuitamente, portavano gli ospiti e i turisti verso Vibo Valentia,Soriano Calabro e Serra San Bruno per godere di quei territori ancora poco conosciuti e degli eventi lì organizzati dal festival. Nel viaggio, definito appunto audio-viaggio, letture e musica calabresi,letterature perdute e sonorità etnofolk, oltre a degustazione di prodotti locali. C’era tutto per un approfondimento sui nostri territori. Nella seconda edizione, nella comunicazione e nei programmi del festival non ce n’è traccia. Vedremo nella terza del prossimo ottobre. Dove sono finiti gli itinerari, i viaggi, etc? Mi chiedo se la Regione Calabria stia monitorando le cose perché si parla di soldi pubblici. La Regione Calabria non è un mecenate privato che non deve rendere conto a nessuno del proprio operato, magestisce appunto risorse pubbliche, di tutti i cittadini calabresi edè dunque tenuta a controllare che tutto sia curato e gestito secondo le regole che lei stessa ha definito nel bando. Ancora e per il momento, non ho motivo di credere che non sarà così. Vedremo nell’immediato futuro.

E ancora nel bando, pena esclusione, si diceva che il festival doveva svolgersi nel suo nucleo centrale, in un borgo antico di valore culturale e artistico riconosciuto dalla Regione Calabria in un elenco preciso da lei diffuso e stabilito. Noi abbiamo scelto Tropea.Nella seconda edizione mi sembra di poter dire che il baricentro fosse stato spostato a Vibo Valentia, chi vuole può consultare il programma e verificare sul sito del TropeaFestival e farsi la propria idea, anche i funzionari della Regione. Ho letto in tal senso le esternazioni sui social network dell’ex assessore alla cultura delComune di Tropea, Lucio Ruffa, unica voce fuori dal coro che chiese conto all’organizzazione della mia esclusione e delle variazioni logistiche decise arbitrariamente e non condivise con i partner del progetto. Credo sia rimasta lettera morta. L’Assessore Ruffa, dopo poco da quelle dichiarazioni comunque si dimise. Leggo inoltre in questi giorni, forse a conferma della mutata logistica dell’evento,nel profilo di Maria La Gamba, che è un’operatrice della segreteria organizzativa, un commento di Paola Bottero (giornalista, scrittrice,editrice) ad un suo post del 26 luglio scorso, nella prima serata delpremio quindi. Mi preme qui però ricordare che Paola Bottero scrisse pezzi assai duri e polemici sulla gestione “Floriani” del Salone del Libro di Torino sul giornale on web “Scirocconews” nel maggio del 2013 per poi, evidentemente cambiando idea rispetto alle competenze di Gilberto Floriani sull’organizzazione di eventi culturali, partecipare alla Seconda Edizione del TropeaFestival delnovembre 2013 in maniera molto attiva, scrivendo sempre su“Scirocconews” complimenti sperticati agli “organizzatori”. È legittimo cambiare idea, no? E comunque sono manifestazioni diverse.Logico no?

Diseguito il botta e risposta su Facebook:

ML:#Tropea(sole che ride) vi aspettiamo!!!…— con NinaLiotti.

PB:Buona Tropea. Mi manca assai, sto giro

ML:Anche qui si sente la tua mancanza e quella di AlessandroRusso

PB:Amore bello… Tropea manca sempre. E per quanto ci riguarda, abbiamo destini autunnali. E vibonesi, mi comunicarono dalla regia?

Che vorranno dire? Si riferiscono alla cittadina, alle vacanze o alTropeaFestival? Bisognerebbe chiederlo a loro ovviamente.

(*) Inoltre sul sito www.tropeafestival.it è comparso il programma della terza edizione che prevede lo svolgimento di tutti gli eventi a Vibo Valentia, in barba al progetto presentato alla Regione. E Tropea che fine ha fatto? E Soriano Calabro e Serra San Bruno? Forse nel rispetto del pubblico e dei luoghi, dovrebbero pensare alla variazione del nome del festival, oltre che del logo che riporta la cartina di Tropea stilizzata.

(*) Questo è l’unico dato aggiunto in data 7 ottobre 2014 dopo la stesura di questa scritto in agosto.

Questo bando chiedeva e definiva proprio un sacco di cose. Per esempio si poteva acquisire maggiore o minore punteggio a partire dai curriculum dei componenti lo staff in un organigramma preciso e organizzato che si doveva fornire insieme a nomi e curriculum appunto, di ogni componente del gruppo di lavoro. Oltre a me molti altri colleghi non sono stati confermati in quell’organigramma – anche loro procedono per vie legali che io sappia – che aveva avuto la meglio su altri concorrenti al bando europeo e che non lo hanno vinto. Certo possono esserci delle variazioni, ma di pari valore e comunicate alla RegioneCalabria per tempo e soprattutto ragionevolmente motivate. E’ stato fatto? Non ne ho notizia. Il mio ruolo oggi chi lo ricopre? Parrebbe la signora Maria Teresa Marzano che non conosco né personalmente, né professionalmente. Qualcuno mi dice essere una promoter musicale e la preponderanza del tema musicale a sfavore di quello letterario presente nel festival parrebbero confermarlo. A ridosso del mio forzato allontanamento dall’organizzazione, nel mese di settembre2013, dopo una animata e dolorosa (per me) discussione con Gilberto Floriani nella sede del Sistema Bibliotecario Vibonese, in merito alla gestione del TropeaFestival in cui di fatto mi si voleva impedire di compiere le scelte che ritenevo opportune e ampiamente definite nel contratto sottoscritto con il Sistema BibliotecarioVibonese dallo stesso Floriani, quando ancora era tutto da chiarire e decidere, tornata a casa lessi sulla bacheca del profilo Facebook della signora Marzano questo post:“Dal5 al 10 novembre si terrà il Premio Letterario Tropea, insieme aGilberto Floriani mi occuperò dell’organizzazione e della direzione artistica, a breve renderemo noto il programma. Credo proprio che sarà una cosa molto bella”.Ho fatto un balzo sulla sedia e ho stampato il post per documentare quanto stava accadendo. Ho scritto privatamente a questa signora intimandole di cancellare il post e di dare pubblica smentita dicendole che il mio contratto era ancora in essere fino alla fine del 2014. È ancora così. Io sono ad oggi l’unico event manager. Nessuna smentita però ad oggi è stata data. Leggo nelle ultime comunicazioni delPremio Tropea che la signora Marzano è ancora l’organizzatrice.Anche Mimmo Gangemi, vincitore della sesta edizione è stato definito dagli organizzatori nel 2013 (conservo anche di questo la documentazione) il nuovo direttore artistico. Ma quanti ce ne sono?Adesso, il sig. Gangemi invece, insieme a Vito Teti, vincitore della settima edizione con un ponderoso saggio anche se il premio da regolamento riguarda solo opere di narrativa, sono diventati i giurati del premio, manca all’appello solo Carmine Abate, vincitore della terza edizione e , mi si perdoni l’ironia, fanno l’en plein,così possono giocarsi il jolly. Anche per questo, lascio ad ognuno libera facoltà di valutare l’opportunità di tali scelte, mentre agli uffici dell’Assessorato alla cultura della Regione, sempre il compito di verificare i regolamenti, perché anche i nomi e i curriculum dei membri della giuria facevano punteggio nel bando in questione e ogni variazione deve essere comunicata e motivata. E’ stato fatto? Non lo so. Leggo nella nuova giuria nomi completamente sconosciuti al grande pubblico. Di chi avranno preso il posto? Forse di Giuliano Vigini o di Corrado Calabrò oppure dei Rettori delleUniversità Calabresi? A questa domanda non sono in grado di rispondere, ma gli organizzatori e gli uffici regionali probabilmente si.

Ma torniamo ai numeri che tanto premono, giustamente, alla RegioneCalabria e immagino anche all’Assessore Caligiuri che non mi pare essere stato presente nelle serate del Premio Tropea del 26 e 27luglio scorsi, come pure Gian Arturo Ferrari, il nuovo presidente della giuria che immagino avrà avuto altri impegni. Anche in questo caso, per dovere di cronaca, mi sembra doveroso ricordare cheIsabella Bossi Fedrigotti non ha mai mancato un appuntamento. Mai.Solo nella scorsa edizione è stata assente, nelle serate finali di novembre 2013, quando ha vinto il saggio di Vito Teti e dopo il mio allontanamento. Problemi di salute o di famiglia, non saprei.

Ho seguito l’evento solo attraverso tv e web perché in questi giorni mi trovo in un luogo isolato, fuori dal mondo, in cui i giornali nemmeno arrivano. Solitamente gli organizzatori pubblicano la rassegna stampa sui social network. A distanza di molti giorni dall’evento tutto tace. Ho visto solo due minuscoli trafiletti su La Stampa e IlGiornale con il nome del vincitore, con i dati e le percentuali di voto dei tre libri finalisti. Un pezzo su Il Quotidiano dellaCalabria, qualche altra cosa sul web e un paio di cose al TG3regionale. Ho seguito l’intervista di Karen Sarlo a Gilberto Florianiospite in studio nell’edizione delle 14.00, qualche giorno prima dell’evento, non ricordo la data precisa. Curiosamente alla domanda della giornalista su chi fossero i finalisti dell’ottava edizione, Floriani ha risposto: Antonio Moresco, Sandra Petrignani e Chiara Giordano. Ma chi è Chiara Giordano? mi sono chiesta. Chiara Giordano è il direttore artistico di Armonie Festival di Roccelletta di Borgia, me lo sono ricordata poi. Una svista certamente. La finalista in realtà è la giovane scrittrice Chiara Valerio.

Matorniamo a noi. I numeri dicevamo.

Poi c’è stato un servizio, sempre su TG3 Calabria, il giorno dopo la finalissima. Le inquadrature erano strette strette sul pubblico e per una che fa il mio mestiere e che si occupa di comunicazione salta subito all’occhio cosa “potrebbe” significare. Forse c’era poco pubblico? Così ho riguardato le foto che alcuni amici mi avevano inviato – che allego a corredo di queste “cronache” – e che direi siano abbastanza eloquenti delle due serate a Tropea e per cui mi sono tanto addolorata pensando al destino di quella che considero, a torto o a ragione, una mia creatura, il mio orgoglio, quello che credevo sarebbe stato il mio futuro professionale, per cui tanto ho lavorato e investito negli anni e anche il futuro per tanti altri bravi ragazzi calabresi, anch’essi non riconfermati nell’organigramma, che pure ci avevano creduto e investito che ancora aspettano di essere pagati per l’annualità 2013 come me. Suglispalti pochi spettatori, mentre il resto stava seduto nel “mitico parterre dei riservati” – ho visto anche le foto con i segnaposti pubblicate sui Social del backstage che li immortala – con i posti occupati, in passato e credo anche ora, dai relatori che man mano si avvicendano sul palco, i membri dell’Accademia degli Affaticati,politici locali, qualche istituzione, qualche addetto ai lavori,ovviamente accompagnatori e parenti. Mi hanno detto, sempre degli amici che hanno assistito alle serate, che c’erano anche un paio di funzionari regionali. Non so se sia vero, ma forse erano andati a“monitorare”. Ottimo. Sapranno valutare con correttezza ed equilibrio. Poi ho guardato sul profilo FB del Sistema BibliotecarioVibonese, un post collegato a Twitter diceva: “Grande partecipazione di pubblico!” Corredato da foto con un’inquadraturastretta del parterre dei riservati. Ho sentito qualche “chiacchiera”sul cosiddetto “Sistema FOTOGRAFICO Vibonese” che parrebbe valereanche per il Salone del Libro di Torino, ma appunto sono solochiacchiere.

Mi piace chiudere quella che voleva essere una “nota” e che nei giorni, scrivendo e ricordando, si è trasformata in una sorta di pamphlet che ricapitola gli ultimi tre anni della mia vita e quella del TropeaFestival e del Premio Tropea, che ancora dolorosamente mi fanno problema e per cui ancora pago con disoccupazione e isolamento,spese per avvocati, ipertensione, mancati legittimi compensi, che mi sono guadagnata onestamente per contribuire alla mia vita familiare che ha subìto per questo pesanti ripercussioni, con alcune precise e dirette osservazioni finali. Vorrei dunque rispondere a qualcuno che ha scritto il 16 ottobre 2013 questo post di cui ho copia, a sostegno di un Comunicato Stampa di Floriani, in risposta all’onorevole DalilaNesci che chiedeva pubblicamente spiegazioni – che non credo siano mai arrivate peraltro – non a lui, ma a Mario Caligiuri su quanto stava accadendo in merito al TropeaFestival:

“Io sto con Gilberto Floriani, un galantuomo. E mi viene in mente unvecchio articolo del rimpianto prof. Pasquino Crupi a cui ero molto legato – e ora lo sono alla sua memoria – e mi accorgo che ci ha azzeccato sempre quando metteva a nudo, con la illuminata schiettezza che lo distingueva, la sfacciataggine di certuni di sentirsi grandi intellettuali e/o grandi scrittori (senza avere il minimo talento) o gli unici possessori della verità. E li ha sbugiardati, colpendo sempre nel segno. Vi chiederete cosa c’entri con il necessario distinguo del mio amico Gilberto. Non lo so. Mi è venuto discriverlo e l’ho scritto. Mi è anche venuta su una reminiscenza dei miei studi classici: “pecunia non olet”. Non sono tanto d’accordo, “olet” invece, in tanti atteggiamenti si sente proprio la puzza del denaro, l’ingordigia di realizzarne. Ancora una volta vi chiederete cosa c’entri con la questione. Non lo so. Mi è venuto di scriverlo e l’ho scritto. Oppure lo so e non l’ho messo a fuoco? Mah. Decidete voi”

L’autore del post e il sig. Mimmo Gangemi e quando parla di “certuni” si riferisce senza ombra di dubbio all’antropologo e scrittore Mauro Francesco Minervino, che però è anche mio marito. A quello che è stato definito dai media “Caso Minervino-Crupi”. Attiene, e Gangemi mi smentisca pubblicamente se mi sbaglio, ad un articolo uscito intorno a ferragosto del 2009 sulle pagine di Calabria Ora. In quell’articolo di Pasquino Crupi, il libro di Minervino “La Calabria brucia”, recensito tra gli altri da Gian Antonio Stella sulla prima pagina del Corriere della Sera, che racconta il malaffare, la malapolitica, la ‘ndrangheta, San Luca e la strage di Duisburg, le speculazioni edilizie, i roghi estivi, e il peggio di questa nostra regione, ne definiva “nauseante” la scrittura e l’autore “un sicofante”, colui il quale nell’antica Grecia, prezzolato sosteneva le denunce anche false. Opinioni certo, oinsulti se preferite. Ma la cosa più grave stava nel titolo che nulla pareva c’entrare con il pezzo giornalistico: “Condoglianze da San Luca”. Non un giornalista o un intellettuale calabrese di quelli che pontificano impegno civile e legalità senza mai scontentare chi conta e senza scalfirsi un’unghia, si scomodò per intervenire. In pochi difesero Minervino allora, come pochi sono stati quelli che dopo si sono occupati del caso “Tropea”, a parte l’onorevole Nesci e Lucio Ruffa. Allora uno dei pochi a prendere posizione contro quell’attacco fu il filosofo Gianni Vattimo, deputato europeo, che spese il suo impegno autorevole per difendere pubblicamente l’onorabilità (e la vita visto che si davano delle condoglianze) di Minervino, insieme a lui Angela Napoli, allora componente della Commissione Parlamentare Antimafia, e i giornalisti Emiliano Morrone e Massimo Celani, responsabile quest’ultimo della pagina di “Ora esatta” di quel quotidiano. Passammo un’estate davvero molto tormentata. Il nostro avvocato scrisse al giornale per fermare la diffamazione e notificare un’ipotesi di “minaccia” a mezzo stampa in quel titolo a dir poco inopportuno e semanticamente pericoloso. Nessuna scusa. Nessun passo indietro del giornale che sostenne Crupi.

Gangemi, in quel post insulta Minervino per colpire me? E quando parla di “pecunia” a chi si riferisce a me o a Minervino? A me? A entrambi? Posso dire solo che queste modalità di comunicazione ambigue e infamanti, si possono definire in unico modo “macchina del fango”, è uno stile che conosciamo bene Minervino ed io, ci siamo già passati e siamo più che sopravvissuti. Insieme. Stesse pure tranquillo Gangemi.

Dunque siamo arrivati alla “pecunia” e parliamone anche di questi “soldi”.

Il budget complessivo approvato dalla Regione Calabria nel triennio2012-2014 per il TropeaFestival Leggere&Scrivere nel quale è contenuto anche il Premio Letterario Tropea è di 1.750.000 euro di cui co-finanzia poco meno del 60% questo significa che il restante, evidentemente, è a carico del soggetto capofila e del partenariato, di eventuali sponsor ed incassi, ovvero la Regione erogherà al Sistema Bibliotecario Vibonese un totale di 989.500 euro. Sono dati pubblici, nessun segreto.

Non voglio fare qui analisi ad ampio raggio, ma mi permetterò solo qualche piccola osservazione, magari un po’ ironica, condividendo alcuni personali interrogativi sull’argomento.

Nelle foto dell’ultima edizione del Premio Tropea del 26 e 27 luglio scorsi mi pare di poter affermare, senza tema di smentita che le poltroncine degli ospiti e il tavolo in plexiglas della scenografia che si distinguono molto bene, siano quelli acquisiti da me, per conto dell’Accademia degli Affaticati s’intende, nel 2009. Il finanziamento regionale di quell’anno era di circa 50.000 euro. Le fodere erano di un bel bordeaux acceso originariamente, adesso sono un po’ sbiadite e si sono ristrette perché nel 2011 le portai perfino in una lavanderia di Tropea dove volevano linciarmi perché erano rimaste in un magazzino sporco e polveroso per un anno intero ed erano inguardabili. Da allora non sono state fatte valutazioni in merito a possibili rinnovamenti in tal senso viste le nuove e più ampie disponibilità economiche? È solo una domanda la mia, naturalmente. Ma che dire delle cartelline con la scaletta della serata dei conduttori Livia Blasi e Pasqualino Pandullo? Entrambe portano gli adesivi che risalgono a due delle precedenti edizioni quella del 2009 e del 2010. Le riconosco perché le grafiche che sono differenti tra loro, le ho progettate io e pure gli adesivi ho attaccato. Non c’erano risorse per farne di nuove ed è stato necessario riciclare le vecchie? Che sciocchezze, vero? Piccoli particolari irrilevanti evidentemente. E di contro perché lasciare il pubblico a sedere sui marmi duri degli spalti quando, nel 2011, con un budget decisamente molto inferiore e anche grazie ad uno sponsor che avevo trovato, eravamo riusciti ad acquistare dei morbidi cuscini per agevolare chi aveva deciso di seguirci, dimostrando per loro cura e accoglienza? I cuscini sono stati conservati allora presso la club house del Porto. Troppa fatica metterli o sono stati magari smarriti?

Nelle immagini diffuse sui Social Network poi, sembra (e sottolineo sembra) che il megaschermo non rimandi immagini riprese in tempo reale da videocamere sul posto, ma solo un cartello fisso con il logo proiettato. Ma c’erano le videocamere come in tutte le altre edizioni organizzate da me e da Pandullo? Nella Quarta Edizione del Premio noleggiamo anche un dolly, le immagini erano meravigliose e nella Prima Edizione del TropeaFestival del 2012, ancora diretta da me, c’era persino una steadycam per le riprese degli Itinerari Culturali Vibonesi dove tutto era in movimento e quindi valutai, nel mio ruolo, che avessimo bisogno, per avere immagini di qualità, di supporti tecnologici adeguati ai tempi e al valore del finanziamento e del progetto.

Ancora ricevo, purtroppo, molte telefonate che attengono al “Tropea”, persone che devono essere ancora retribuite per l’edizione 2012 e 2013, credendo possa essere io il giusto interlocutore sull’argomento. Mi spiace dover dire loro che non sono in grado di dare alcuna risposta nel merito e mi chiedo però come sia possibile questo stato di cose, dando per buono ciò che affermano e non avendo motivo io di dubitarne. Come noto e regolamentato a chiusura delle rendicontazioni annuali nelle quali è necessario, oltre a molti altri adempimenti, documentare con grande perizia e precisione il saldo di tutti i fornitori, al netto delle lungaggini burocratiche, i soggetti beneficiari del co-finanziamento dovrebbero ricevere saldo delle loro spettanze, che comunque dovrebbero essere già state anticipate dagli stessi attraverso risorse proprie, sponsor e/o, all’occorrenza, sostegno di qualche istituto di credito. Che succede? E ancora, come possono chiudere le rendicontazioni se ci sono conteziosi legali aperti con alcuni fornitori? Non capisco e attenderò con pazienza le risposte da chi è preposto a darle.

Ci sono altri numeri di cui parlare, sui quali mi interrogo e di cui rispondere alla Regione Calabria e all’Europa. Riguardano il pubblico. Al netto degli studenti calabresi reclutati dalla sig.ra Rita Macrì, di cui gli organizzatori hanno dato ampia diffusione sui media, alla quale io stessa avevo dato mandato per quell’incarico per l’edizione 2013 che si doveva svolgere in settembre e non in novembre come poi è avvenuto, quanti sono i“turisti e fruitori” attratti dal festival? Certamente gli organizzatori saranno in possesso di questi dati che avranno già fornito e documentato agli uffici regionali, mentre per il 2014 per il momento, l’unico documento al quale posso fare riferimento per rispondermi sono le foto del pubblico dell’Ottava Edizione del PremioTropea che ho allegato. Ognuno ha chiaramente facoltà, guardandole, di farsi due conti e la propria opinione al riguardo.

Resto con le mie domande e i miei rimpianti. I rimpianti non sono legati alle mie scelte, fatte tenendo la schiena ben dritta, non sottomettendomi a quelle che ho valutato essere, quando mi sono state sottoposte, volontà e imposizioni illegittime; scelte che rifarei ancora tali e quali, ma all’ennesima occasione perduta da tutti noi, dai calabresi e dalla Calabria. Buoni e cattivi, onesti e disonesti, semplici e intellettuali. Per tutti gli autori e gli artisti che forse non vedremo più, per le parole che non ascolteremo, per il lavoro che non avremo saputo creare per i giovani, per la cultura “volano di sviluppo” (sic!) che non saremo stati capaci di produrre ed esportare, per i sogni e le speranze di molti che si saranno infrante una volta di più. Per le curiosità che avremo smarrite. Per il peso di un’altra sconfitta senza vincitori però. Solo perdenti.

Qualche problema, al netto delle mie personali opinioni che possono essere valutate come “di parte”, deve esserci stato e lo desumo da questo dimesso o forse polemico post, lascio a chi mi legge libera interpretazione, pubblicato sul profilo ufficiale del TropeaFestivale che non porta firma, quindi presumo che l’autore sia chi gestisce l’account FB. Il Sistema Bibliotecario Vibonese? Gilberto Floriani ha comunque “condiviso” il post sulla propria di bacheca. Quindi, per la logica del social, lo “condivide” appunto. Di seguito il testo integrale:

“Il Premio Tropea si è concluso; come Sistema Bibliotecario Vibonese a bilancio, nella partita degli attivi, possiamo mettere di aver onorato l’impegno con l’Accademia degli Affaticati che ci siamo assunti riguardo alla realizzazione di questa iniziativa. Secondo punto all’attivo aver coinvolto in una discussione di carattere letterario un gran numero di persone; terzo punto di avere selezionato una grande terna finale, tre bellissimi libri e tre autori eccezionali; quarto, l’assoluto valore degli inserti musicali di Monica Demuru, De Sossi Quartet e di Francesca Prestia; quinto,una organizzazione logistica impeccabile; infine avere premiato uno scrittore straordinario come Moresco, il cui valore è molto più grande di quello del libro con cui è stato premiato. Nella partita dei passivi dobbiamo elencare una qualche dose di provincialismo di cui il Premio non è riuscito a liberarsi del tutto, vedi alcuni toni della discussione su ‘ndrangheta e madonne; il limitato spazio dato ai tre autori finalisti; non aver adeguatamente valorizzato la presenza degli altri scrittori presenti, in particolare il premio Campiello Carmine Abate, Mimmo Gangemi, Vito Teti e sopratutto Nicola Fiorita di cui si è addirittura taciuta questa qualifica; infine le approssimazioni linguistiche di qualche ospite. In conclusione sommaria un bilancio di tante luci e qualche ombra, come di solito nelle cose che facciamo in Calabria. Ombre dalle quali si devono trarre le necessarie indicazioni per proseguire con rigore, per fare in modo che il Premio Tropea si confermi sempre più come quel grandissimo evento culturale e di promozione della lettura che è e che è necessario che sia.”

Lucie ombre dunque.

Voglio chiudere citando qualche nome dal programma che avevo preparato e che non è potuto essere. Molte donne come me. Forse troppe? Mi chiedo anche se siano proprio i nomi, pur avendoli ampiamente condivisi con il capofila che alla fine di tutto non siano piaciuti?

Comunquesia eccoli alcuni dei nomi della sezione del TropeaFestival che avevopreparato, scrittori, musicisti, performer, artisti,pittori, antropologi, etc:

Salvatore Settis, Ramin Bahrami, Lirio Abbate, Marina Terragni, Gino Roncaglia,Ginevra Bompiani, Laura Lepetit, Tiziana Ferrario, Mauro Francesco Minervino, Marc Augé, Ferdinando Scianna, Tullio Barni, Monica Demuru e Natalio Mangalavite, Teatro dell’Acquario, Compagnia teatrale Confine Incerto, Federico Cimini,Fausta Squatriti, Gianfranco Angelucci, Roberto De Gaetano, Christian Stocchi, Carlo Fanelli, Tommaso Cerno, Emanuele Ferragina, Emiliano Morrone, Pietro Pollichieni, LaMasnada, GianMario Villalta (PordenoneLegge), Annarosa Buttarelli (Festivaletteratura di Mantova), Antonietta Potente, Tenera Valse,Benedetta Novello (Circolo dei Lettori di Torino), Paola Gaglianone e Alessandro Salas (Laboratorio di scrittura creativa della Rai), Gaetano Gianzi, Carlo Ottaviano.

Non credo riparlerò più pubblicamente di questo argomento, lo farò solo nelle sedi preposte a dare giustizia ai cittadini di questa Regione, una terra che ancora dovrebbe far parte di una nazione civile, l’Italia e la Calabria, oggi purtroppo entrambe in piena deriva economica, sociale e morale.

Desidero fare un ringraziamento conclusivo a chiosa di queste “cronache”ed è al Maestro Sergio Coniglio, compagno di lavoro prezioso per sei edizioni del Premio Tropea. Lui sa perché.

Lì, agosto 2014